Attrattori calati dall’alto per far arrivare un turismo nuovo e intercontinentale

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Dal paesaggio all’impresa. Ecco l’approccio più usuale degli architetti paesaggisti. Studiare le caratteristiche del territorio e da quelle partire per innestare un progetto e un’idea di impresa che sia connettore di economia, risorse umane e sviluppo. Qual è l’unicum dell’archistar Pino Brescia.

Ragionare al contrario. Pensare a un’idea che diventi attrattore forte, calarla sul territorio e farla diventare volano di sviluppo per quello che è intorno. Una sperimentazione che ha dato enormi margini di risultati a Borgo Egnazia, già consolidata nel mondo economico-industriale.

Pensare di creare un forte attrattore e di calarlo su un territorio e di portare lì delle persone è quello che a Borgo Egnazia ha determinato il successo di una zona che si chiama Valle d’Itria.

Gli attrattori, oggi, superano di gran lungo concetti di localizzazione.

La dialettica che vede i paesaggisti partire dal territorio e incontrare idee come quelle di Brescia, pone il tema di una dialettica diversa. Calare una realtà autonoma e valorizzare altro, attraverso quello. Il tentativo di Brescia potrebbe essere questo. Mettere due visioni insieme e farle incontrare attraverso la valorizzazione del territorio e del paesaggio e uno studio d’insieme che invece pone un attrattore al centro, di richiamo per spingere tutto il resto.

La Petrolchimica a Taranto, la Fiat a Melfi, sono esperimenti che dimostrano che l’idea funziona: realtà calate dall’alto, pianificate appositamente in luoghi che hanno necessità di posti di lavoro e di economia e che da questo hanno generato ecosistemi vincenti.

Quello che è stato un esperimento vincente nei settori industriali oggi potrebbe portare economia se impiantato nel mondo del turismo.

Come si fa a dire no a un progetto che potrebbe far rinascere l’idroscalo? Difficile commentare in modo diverso l’interesse di Pino Brescia verso il Gargano Nord”.

Federico Massimo Ceschin, profondo conoscitore del territorio ed esperto di turismo, è diretto rispetto ai sopralluoghi dell’architetto autore del luxury-style pugliese a Borgo Egnazia. “Borgo Egnazia non è soltanto un investimento infrastrutturale. E’ stato anche un importante indotto di capitale umano, un innesto di persone che hanno saputo credere e lavorare per un progetto. L’investimento dell’imprenditore Aldo Melpignano ha avuto anche questo grande merito. Se anche gli imprenditori nostri riuscissero a vedere una struttura unica al mondo come l’idroscalo come un’opera collettiva e connessa, non potrebbero far altro che fare a gara a voler investire tutto ciò che hanno lì”. Un’opera connessa. Questo è per Ceschin il punto.

“Piuttosto che fare ancora gallerie, strade a doppia corsia, forare, asfaltare e coprire di cemento questo territorio, mettessero nel Pnnr tutti le risorse. Lì devono convogliare tutto il peso istituzionale ed economico ponendola al centro di un progetto che la vede come opera collettiva, utile a tutti gli imprenditori di quell’area. Solo se fanno questo, l’interesse di Pino Brescia e di altri, potrebbe portare questa a diventare non solo un’intuizione eccellente, ma anche una realtà che cambia il volto e l’economia del territorio”.

Una fascia di turisti alta necessita di servizi adeguati. La scommessa è quella di dotare il territorio di un aeroporto che funzioni, di una serie di attività che si coniughino poi con l’esperienza del visitatore fuori dalla struttura di livello luxury. “Quando ci si interfaccia con direttori e direttrici di realtà come resort 5 stelle lusso, spesso si condivide il pensiero di essere un po’ un’isola. A volte gli stessi direttori sperano che gli ospiti non escano dalla struttura, perché il territorio non è pronto a rispondere agli standard qualitativi assicurati all’interno. Così fu con le passate gestioni, ricordo, di Baia delle Zagare e de I Faraglioni”. 

Carenza di segnaletica, strade non in stato ottimale, raccolta rifiuti non efficiente. Meglio restare isola?

“In passato cercammo di puntare su un’offerta di fornitori adeguata e qualificata da segnalare alle strutture. O di rendere alcune realtà satellite adeguate a una clientela di quel tipo. Per questo sottolineo l’importanza di una organizzazione di destinazione. Necessaria per rassicurare le eccellenze che già sono a lavoro sul territorio e per fornire gli strumenti a quelle che vogliono fare il salto di qualità. Oggi hanno tutti attese elevate. Anche quelli che spendono poco vogliono tanto”. Per partire, secondo Ceschin, è necessario rallentare, a iniziare dall’accoglienza.

“Mi sorprende che non si riescano a rallentare quei turisti che arrivano a Vieste passando per Manfredonia. C’è un Castello che è uno dei più belli, così come c’è Siponto, dove tanto di unico sarebbe possibile conoscere e visitare. E invece abbiamo una strada che ti fa saltare completamente Manfredonia. Per non parlare di Mattinata. Dove le gallerie sicuramente hanno portato molto agio a chi lì vive e si sposta per lavoro. Ma se un turista arriva dalla galleria avrà una percezione molto diversa rispetto ad arrivarci dalla strada panoramica, passando per Monte Saraceno, ascoltando leggende e vedendo paesaggi e panorami mozzafiato”. Un cartello con la scritta Benvenuti nel Parco Nazionale del Gargano. Un info point in cui prenotare visite ed escursioni e l’idea che spesso l’ultimo tratto per accelerare porta vantaggi solo in parte.

“Quanti agriturismi e quanti ristoranti che erano su quelle strade ora escluse dalle gallerie hanno chiuso? Quasi tutti. Credo che la motivazione di viaggio, anche dei segmenti di fascia alta, non sempre sia legata alla rapidità. Ormai anche chi ha molte risorse vuole un lusso che sia totale. Adeguare l’offerta progressivamente vuol dire avere strutture connesse e organizzate che lavorino in stretta sinergia”.

Si tratta di un lavoro imponente, ma non mancano gli enti preposti per farlo. Come il Parco, i Gal, la Provincia. “Serve che loro ascoltino le esigenze degli operatori di settore e le portino nelle stanze dei bottoni, dove si prendono le decisioni. E che qualcuno si faccia protagonista di questo cambiamento. Poi naturalmente anche gli imprenditori dovranno fare il loro. Da soli non si cresce. Vedo Vieste che si è qualificata regina ma è disperatamente sola. Non troverà altro rispetto al turismo balneare se il territorio non crea intorno una cornice adeguata”.

Durante la visita di Brescia, proficuo è stato l’incontro con architetti del posto. Fra questi Cesare Corfone, che aveva già prodotto un progetto di ricerca per la riqualificazione dei laghi. “Il dialogo è stato interessante – dice Corfone – perché diversi punti di vista sono risorsa culturale e differenza di interessi che a volte vengono calati dall’alto e diventano un approccio che il territorio subisce”. La grande fama di Brescia è materiale da cui assorbire per gli esperti locali, una risorsa: “Entrare in contatto con punti di vista diversi, nuovi rispetto a chi è nato qui, è di certo un’occasione da non sottovalutare. Per me, secondo la mia idea e le mie ricerche – dice Corfone – il lago è una sorta di anfiteatro, una piazza liquida. In passato era una specie di Colosseo su cui si muovevano e volavano gli idrovolanti. Sento tanto parlare di aeroporto. Quello era davvero un aeroporto. Un secolo fa era come un centro spaziale, dove quello che volava era come quelle astronavi che si lanciavano nello spazio”.

Quello che per Corfone era un anfiteatro dei laghi, oggi rappresenta l’dea di mobilità lenta vista da un architetto paesaggista. Il suo è un approccio alla mobilità lenta, una sperimentazione e lettura dei luoghi, dove il paesaggio rivive attraverso ippovie, strade ciclabili e percorsi lenti. La bellezza dell’incontro con Pino Brescia è stata una sorta di corto ciRcuito culturale, un innesto di modi di vedere e di pensare che incrociano. “Provo a interpretare quello che è stato il nostro confronto. E’ stato un bellissimo dialogo fra dialogo fra rete e nodo. Vedo Pino come un turista che in questo momento sta visitando un luogo. La sua è una importante interpretazione.  Lui a me e agli altri 6-7 architetti presenti ha narrato una via di sviluppo che si muove su grandi attrattori che si irraggiano sul territorio. Noi, paesaggisti locali, partiamo da assunti diversi, perché siamo frutto di esperienze differenti”.  La specificità che gli operatori di settore hanno trovato è quell’innesto di pensare al mondo del luxury come grande attrattore intercontinentale, che dagli USA all’India catapulta persone sul territorio.

Tommi Guerrieri

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testatina dillo al direttore WEB

 

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