Manfredonia, un altro mese di tempo e poi chiude l’Asp Smar Anna Rizzi: 17 dipendenti vanno a casa

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Come se non bastava la delicata vertenza lavorativa che sta interessando 67 dipendenti della Dopla Manfredonia, sta maturando una nuova beffa che porterà altri 17 lavoratori a doversi forzatamente fermare. Con una lettera a mezzo pec, il commissario straordinario dell’Asp Smar Anna Rizzi Giacomo Forte ha informato che entro fine maggio tutti gli anziani ospiti dovranno trovare una nuova collocazione e, di riflesso, le figure professionali che prestano servizio resteranno senza lavoro. Una doppia tegola, quindi, che investe tanto una ventina di anziani della ‘Casa della vita. Fondata nel 1904’ – così è scritto sulla targhetta all’ingresso della struttura –, quanto 14 persone tra operatori sanitari e infermieri. Per arrivare al computo totale di 17, bisogna aggiungere ulteriori tre lavoratori che sono dipendenti dell’Asp Smar.

Se ne era parlato anche nel corso di un Consiglio comunale del febbraio scorso, quando il consigliere di Molo 21 Michele Iacoviello - dopo aver appreso che ad alcuni famigliari degli ospiti era stata annunciata una prossima sospensione del servizio per i loro congiunti - interrogò l’assessora al Welfare Grazia Pennella. Nella risposta scritta, l’assessora precisò i limiti d’azione del Comune sipontino - la struttura fa capo alla Regione Puglia - e che lo stesso “si preoccuperà di vigilare, in conformità alla vigente normativa, sull’adeguatezza dell’attività socio-assistenziale svolta dall’Asp”.

Nessuno potrebbe eccepire mai sulla necessità e sull’urgenza di intervenire sulla storica struttura in via Tribuna, dal momento che versa in pessime condizioni. L’elenco di quello che non va è davvero lungo. Ci sono tubi che perdono acqua, soffitti che portano tutto il segno del tempo che scorre inesorabile anche per loro, impianti di riscaldamento che spesso non funzionano e, ciliegina sulla torta – forse l’ultima ‘calamità’ che ha fatto rompere definitivamente gli indugi di Forte -, i sigilli che sono stati apposti all’ascensore presente all’interno dello stabile. Secondo un sopralluogo effettuato da un non meglio precisato ente ispettivo, è stato riscontrato un preoccupante logoramento dei cavi in acciaio che muovono la cabina.

L’intento dichiarato del commissario Forte è di preparare un bando pubblico per una durata anche maggiore rispetto al solito, purché il vincitore del servizio di gestione provveda a rimettere in sicurezza l’intero immobile ristrutturandolo (profondamente). Ci vorrà tempo, quello che invece manca ai 14 lavoratori della San Giovanni di Dio. Per loro, si profila la percezione dell'indennità mensile per la disoccupazione NASpI. Un sostegno economico, che tra l’altro va a diminuire man mano che passano i mesi, che non lenisce le preoccupazioni di chi invece vuole lavorare.

Stando ad alcune voci raccolte da l’Attacco, si sta organizzando un tavolo congiunto a cui dovranno prendere parte, oltre a Forte, il Comune di Manfredonia, l’Arcidiocesi, le rappresentanze sindacali Cgil e Cisl. Non è ancora stata convenuta una data certa, tuttavia non passerà molto tempo.

I margini d’azione per scongiurare una nuova emorragia occupazionale appaiono in questo momento molto risicati. A ciò, si aggiunga anche la preoccupazione circa gli anziani ospiti che potrebbero non avere parenti che si preoccupino per loro o, comunque, non trovano collocazione né in strutture simili e né nelle case dei propri parenti. A quel punto, dovrebbe essere anche il Comune di Manfredonia a trovare una soluzione perché, a norma di legge, deve comunque garantire il benessere psico-fisico degli anziani.

La Chiesa locale potrebbe altresì valutare di riproporre l’idea di usare la Casa della Carità.

Poco più di un anno fa – marzo 2022 - era stato anche siglato un accordo di impegno reciproco al fine di accogliere la casa di riposo Anna Rizzi nei locali della Casa della Carità diretta da don Luciano Vergura.

Fu firmato da padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Giacomo Forte e Raffaele De Nittis, presidente della coop. San Giovanni di Dio.

Sarebbe stato a costo zero per l’Asp Smar Anna Rizzi, visto che i locali erano offerti in comodato gratuito dall’Arcidiocesi e il costo dei servizi avrebbe fatto capo alla San Giovanni di Dio. Invece non se ne è saputo più nulla.

Conoscendo la sensibilità e l’attenzione che padre Moscone ha fin qui mostrato e se nella precedente circostanza non sono emerse ragioni tali da non permetterlo più, potrebbe essere il caso di riproporre l’ospitalità offerta agli anziani. Questa volta dovrebbero esserne anche meno, rispetto all’intera platea che era stata prospettata e accettata un anno fa.

Almeno loro, non meritano di diventare come scomodi e ingombranti pacchi postali. Non più ora, ché dovrebbero invece vivere felicemente la propria terza età.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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