Sistema della creatività pugliese a rischio. “La cultura trovi spazio nel bilancio ordinario regionale”

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Tempi difficili per chi organizza eventi in Puglia. Si è quasi a maggio e gli operatori culturali sono in crisi perché ancora non ci sono certezze in merito ai finanziamenti regionali che permettono la prosecuzione di progetti relativi ad eventi, anche consolidati, la cui realizzazione dipende dal sostegno pubblico per circa il 40 per cento. Alla luce di questa situazione si è animata, in questo periodo, la discussione tra gli operatori del settore.

Appare evidente che andare avanti così non giova a nessuno e che l’organizzazione di eventi, che hanno ricadute positive sul territorio sia sul piano sociale che turistico ed economico, avrebbero bisogno di una programmazione più a lungo a termine e soprattutto di bandi che siano pubblicati in tempi ragionevoli.

Soltanto ieri, ad aprile 2023 dunque, la Regione ha pubblicato la graduatoria provvisoria dei progetti partecipanti all’avviso pubblico per il sostegno delle attività di spettacolo dal vivo, anno 2022. Oggi si sa chi sarà finanziato per lo scorso anno ma non se ne conosce l’importo.

La speranza di chi opera in ambito culturale è che il Governo sblocchi i Fondi di Sviluppo e Coesione, ma ancora più forte è la richiesta all’ente regionale di destinare con maggiore costanza dei fondi per la cultura.

Il Distretto Produttivo Puglia Creativa ha rilanciato, tramite la drammaturga Stefania Marrone della Bottega degli Apocrifi di Manfredonia, coordinatrice del settore performing art, l’appello alla Regione Puglia “affinché la cultura trovi spazio prioritario nel bilancio ordinario regionale e, soprattutto, abbia regole certe, trasparenti e tempestive per far fronte al concreto rischio di fallimento del Sistema regionale dello spettacolo, che sta provocando desertificazione culturale e collasso e indebitamento per tante imprese culturali che solo pochi anni fa, col proprio lavoro rappresentavano il motore di sviluppo di una regione del Sud eletta a modello d’Italia”.

Marrone aggiunge a l’Attacco: “Sicuramente come Distretto sono state richieste interlocuzioni, alcune sono in corso, altre devono avvenire, l’obiettivo è quello di tornare a ragionare sulla cultura insieme, pubblico e privato. C’è una campagna giusta e positiva in relazione al pubblico-privato per lo sviluppo dei territori, però se non funziona come si deve il meccanismo si andrà ad inceppare. Quello che chiediamo è di ricostruire una visione delle politiche culturali in Puglia, la questione non è la battaglia o imprese o eventi, ma è la possibilità di avere certezze e trasparenza di regole e di tempi. C’è una difficoltà progettuale, è aprile e ancora non sappiamo nulla sui fondi di cui disporre. Prima ancora dell’economia, è necessaria la possibilità di una visione più a lungo termine anche sul piano organizzativo, non ci si può ridurre allo spettacolo dal vivo da cartellone perché l’organizzazione di un evento comporta la tenuta di un’impresa, che per operare ha bisogno di una programmazione prolungata e definita”. Se da un lato la Regione dipende dal Ministero per quanto concerne i fondi strutturali provenienti dall’Europa, di cui gli operatori hanno desiderio e urgenza attraverso lo sblocco da parte del Governo, dall’altro lato c’è la denuncia del fatto che la cultura nel bilancio ordinario regionale incide pochissimo.

“La condivisione importante con la Regione è che venga modificato sul bilancio ordinario lo stanziamento, se la cultura ha una visione prioritaria deve essere dimostrato anche sul piano economico”, prosegue Marrone. “E’ in corso ArtLab 2023 in cui è emerso da tavoli di partenariato e welfare che la cultura è centro nevralgico di qualsiasi tipo di sviluppo, ecco, a questa idea è importante che corrisponda una programmazione economica. Non è una guerra tra poveri, le imprese per fare eventi necessitano di essere sane e di tenersi in piedi, ma ci sono festival che tramite altri canali vengono finanziati direttamente dalle Regioni, c’è bisogno quindi di un sistema più organizzato con regole più chiare per tutti e che venga ripristinata la Legge che permetta di progettare un futuro professionale per i propri lavoratori. Ci auguriamo che il dialogo si apra il prima possibile”.  Ad intervenire sull’argomento è anche Vincenzo Bellini, presidente del Distretto Puglia Creativa, a cui aderiscono circa 150 realtà regionali, più università, sindacati, associazioni di categoria e centri di ricerca, il quale ha denunciato in questi giorni che dal 2020 le politiche regionali hanno smesso di essere innovative poiché la continuità della programmazione è venuta meno.

“Il dato è che, secondo la legge regionale, ci dovrebbe essere programmazione triennale che stabilisce priorità di sviluppo e la ripartizione delle risorse tra spettacolo dal vivo (teatro, musica e danza), cinema e attività culturali”, dichiara a l’Attacco Bellini. “Da un certo punto in poi è mancata la programmazione. Dopo il Covid bisognava assicurare stabilità al settore e proiezione verso un nuovo impianto di cultura in base anche alle esigenze del periodo, è come se avessero fino al 2021 svolto un buon lavoro, poi è mancato un secondo atto del piano. Questo settore è strategico dal punto di vista produttivo, negli ultimi anni è saltato il coordinamento dei territori quindi l’azione complessiva è venuta meno e questo ha comportato anche una diminuzione dei lavoratori. Molti soldi europei vengono ben spesi dalla Puglia nel settore della creatività, però sono incastrati in una serie di cavilli, per questo non si riesce a fare impresa al Sud, il sistema si sta praticamente disgregando e occorre intervenire al più presto”, conclude Bellini.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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