Dipendenti e anche datori di lavoro di sé stessi. La tentazione è forte, pochi giorni per decidere

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"C’è un retaggio culturale secondo il quale l’operaio, prima di fare il salto verso l’autoimprenditorialità, ci pensa parecchio”. Pensiero e parole dell’assessore al Lavoro della Regione Puglia Leo Caroli. Proprio per aiutare i 67 della Dopla Manfredonia a fare una scelta informata, quindi consapevole, nella mattinata di sabato 22 aprile scorso, l’assessore si è recato personalmente al presidio posto davanti allo stabilimento sipontino. Non ci è andato solo, dal momento che ad accompagnarlo c’erano quelli che ha definiti “i massimi esperti regionali” in tema di cooperative.

Pur di evitare “l’ennesima dismissione e per favorire un processo di reindustrializzazione – come ha aggiunto l’assessore Caroli – va approfondita l’ipotesi di creare una cooperativa tra i lavoratori. Che sentono questa fabbrica già loro e che, forse, anche attraverso questo strumento, possono riconquistarla e rimetterla in produzione”.

Insieme al Sindaco Gianni Rotice – al quale si deve l’input iniziale per approfondire l’ipotesi di una cooperativa con i lavoratori Dopla, oltre che il costante impegno per addivenire ad una soluzione -, al presidio è arrivato anche Carmelo Rollo.

“La cooperativa può essere uno strumento, un’opportunità, un suggerimento per il territorio, soprattutto per i 67 lavoratori della Dopla – ha osservato -. Siamo venuti per incontrarli e dire loro che, dopo esserci informati attraverso le notizie che abbiamo potuto leggere, abbiamo un’idea”.

Rollo, che è presidente Legacoop Puglia e vicepresidente nazionale Legacoop, dopo un suo primo intervento generale, ha ascoltato le domande che gli sono state poste, fornendo risposta direttamente o attraverso lo staff Legacoop con lui.

“Possiamo utilizzare leggi nazionali, come la Marcora – ha anticipato a l’Attacco -, ma ci possono essere ulteriori risorse che abbiamo individuato di concerto con la Regione Puglia. Questo impianto può dare tanto al territorio non soltanto per quello che ha già fatto, ma soprattutto con quello che si potrà ancora fare”.

Con la citata legge Marcora è stato istituito un fondo destinato alla salvaguardia dell’occupazione, quando questa salvaguardia avviene attraverso la formazione di imprese cooperative tra dipendenti di aziende in crisi. Oltre che con interventi diretti sul capitale sociale, le cooperative possono essere finanziate attraverso linee di intervento in capitale di debito.

Questo sarebbe il caso di Manfredonia, dal momento che non verrebbero toccate le tasche dei lavoratori e, invece, l’investimento iniziale di ognuno di loro proverrebbe dall’anticipo della restante CIGS di cui attualmente stanno godendo.

Una spiegazione che è stata sollecitata da tutta la platea di lavoratori presente, la cui domanda principale era: “Come metto il piatto a tavola?”. L’anticipo della CIGS avverrebbe nello stesso momento in cui si viene a creare la cooperativa, quindi da quando inizia lo status di ‘dipendente’ (preservando l’anzianità di servizio). Perciò le entrate proverranno dalla propria busta paga. Presumibilmente, servirà intervenire con nuovi ammortizzatori sociali in quel lasso di tempo necessario – forse 2-3 mesi – per iniziare la produzione a tutti gli effetti.

“Nei pochi documenti che ho letto – ha constatato il presidente di Legacoop Puglia -, mi è dispiaciuto notare che in quella proposta di procedura non si parli mai dei lavoratori e del loro ruolo. Ad ogni buon conto, ci sono le leggi nazionali. E noi proveremo a sfruttarle”.

Le competenze e la voglia di lavorare ci sono tutte, le risorse economiche sembrano non mancare né nell’immediato e né in prospettiva, la vicinanza delle istituzioni è del tutto evidente, l’unica cosa che ancora lasciava qualche dubbio era la distribuzione delle stoviglie che verrebbero realizzate.

Se i lavoratori si unissero in cooperativa entrando in Legacoop, quest’ultimo vuoto sarebbe solo un ricordo dal momento che “nella nostra famiglia ci sono grandi marchi”, ha rasserenato il presidente Rollo citando un paio di big della grande distribuzione organizzata.

Le macchine per lavorare la carta fanno parte del ‘pacchetto’ che verrebbe aggiudicato con lo stabilimento di Casale sul Sile, ma Rollo spera ugualmente “che rimangano qui, perché non si può pensare che si portino via anche quelle”, fermo restando che “si potrebbe fare comunque un bel lavoro anche con le plastiche riciclabili”.

La tentazione è forte tra i lavoratori, molto di più dell’ultima offerta loro da Carlo Levada nella sua visita all’esterno dello stabilimento sipontino. Prima di andare via, infatti, il CEO di Dopla, pur di evitare la malparata del naufragio del concordato liquidatorio semplificato, ha alzato la posta. Fungendo da interlocutore del fondo Muzinich, senza nemmeno averne formale titolo, ha proposto 20.000 euro netti (la precedente era di 20.000 euro lordi, quindi circa 13.000 a testa) a ogni singolo dipendente che avesse accettato di rinunciare al suo diritto di essere trasferito a Casale sul Sile.

I 67 lavoratori Dopla rifletteranno ancora qualche giorno, poi dovranno fare una scelta: diventare imprenditori di sé stessi, oppure attendere e sperare che qualcuno o qualcosa intervenga per cambiare le sorti del loro destino.

Non sarebbe necessaria l’accettazione di tutti, in fin dei conti non pregiudicherebbe il buon esito se fossero comunque in buon numero, però una volta insieme avranno una forza ancora maggiore.

Adesso sono 67 individui, un giorno potrebbero essere un solo soggetto. Con la determinazione dei 67 lavoratori, che sono diventati anche imprenditori.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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