Risultano ‘mangiati’ 158.695 ettari di terra in Puglia, dove sono andati persi altri 500 ettari di campagne nell’ultimo anno per colpa della cementificazione e dell’abbandono che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile, con effetti sulla tenuta idrogeologica del territorio e sul deficit produttivo e la dipendenza agroalimentare dall’estero.
E’ quanto afferma la Coldiretti Puglia, in occasione della giornata mondiale dell’Ambiente celebrata dalle Nazioni Unite il 5 giugno.
Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo, inoltre, si abbattono – aggiunge Coldiretti Puglia – i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti, con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire e la siccità che ogni anno aggrava il rischio desertificazione. La tropicalizzazione del clima con eventi estremi come nubifragi, grandinate e trombe d’aria che si alternano a lunghi periodi siccitosi – insiste Coldiretti Puglia – indeboliscono e impoveriscono un territorio già fragile.
Intanto, sono 230 i comuni pugliesi a rischio frane e alluvioni e a pagarne i costi – segnala Coldiretti Puglia – oltre ai cittadini residenti soprattutto nelle aree rurali, sono proprio le 11.692 imprese che operano su quei territori. Il rischio idrogeologico, con differente pericolosità idraulica e geomorfologica, riguarda – rileva Coldiretti Puglia – il 100 per cento dei comuni della Bat e il 95 per cento dei territori di Foggia.
Il primo passo nella strada del recupero della capacità produttiva è – precisa Coldiretti regionale – lavorare sulle infrastrutture e sull’innovazione a partire dal sistema degli invasi necessari per raccogliere l’acqua e combattere la siccità ma occorre anche investire sulla digitalizzazione.
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