Ha fatto discutere un precedente articolo scritto dall’economista Nicola di Bari che evidenziava per tutto il territorio di Capitanata una enorme differenza tra redditi dichiarati dalle persone fisiche – secondo lo studio per l’anno 2021 pari a euro 532 mln – e consumi registrati, circa 772 mln di euro. Il seguito cerca di individuare le cause di questa discrasia, affidandosi alla fotografia generata dai numeri. Il quotidiano l’Attacco ha perciò girato per i grandi centri commerciali cittadini di Foggia e finanche nei classici e comodi negozietti sotto casa proprio per capire, secondo quanto riferito dalla gente, qual è la reale situazione. Le interviste rilasciate dalla gente ascoltata da l’Attacco hanno lasciato tre punti di riferimento cardini, tre comuni denominatori: erosione del Tfr, dunque di quella porzione di pensione che di questi tempi spesso e volentieri viene prelevata periodicamente per “tirare a campare”. Indebitamento: molte persone scelgono oggi di indebitarsi per acquistare beni anche di non prima necessità accendendo finanziamenti che prevedono decine di rate e spesso anche interessi salati. Come terzo ed ultimo elemento la continua e spasmodica caccia ai saldi e agli sconti. Che si tratti di indumenti, elettrodomestici o, meglio ancora, di beni di prima necessità come gli alimenti, aumentano a Foggia le ricerche per il negozio o il Centro commerciale con i prezzi più convenienti.
“La spesa oggi costa circa il 30% in più rispetto a prima su tutti i prodotti - chiarisce a l’Attacco la signora Pia accompagnata dal marito a fare compere – se prima spendevamo 70 euro oggi ne spendiamo 100. Latte, uova, farina: anche con le offerte non si riesce a risparmiare. Oggi è una continua caccia agli sconti, ai prezzi più bassi e convenienti: spesso e volentieri la grande distribuzione ha una maggiore offerta ma propone una qualità più scadente rispetto al negozio sotto casa. Al momento il Centro commerciale resta però sempre più conveniente nonostante ad oggi arriviamo a spendere circa 500 euro di spesa alimentare mensile”.
Dello stesso avviso il signor Nicola che ha poi aggiunto: “Arrivo a spendere circa 70 euro ogni due giorni – dice -. Sono un pensionato, prendo poco più di mille euro al mese. Ogni volta devo prelevare una somma dalla mia liquidazione o non arrivo al 31 anche perché i costi non si esauriscono ai soli alimentari. Dove ci sono gli sconti andiamo. Centri commerciali, supermercati, negozietti: andiamo dove conviene. Per il latte, ad esempio, giro tutta Foggia. Per vivere tranquillamente, senza particolari vizi, bisognerebbe guadagnare almeno 1500 euro mensili. Anche al Sud, purtroppo, il caro vita si sta facendo sentire ma con stipendi decisamente più bassi”.
Spostandosi a Manfredonia, in uno dei numerosi supermarket del popoloso quartiere Monticchio, la situazione è pressoché identica. “Vengo tutti i giorni, così spendo un poco alla volta e riesco a gestire meglio i soldi della pensione – dice la signora Antonietta vicino agli scaffali della pasta -. Sono vedova e vivo da sola; se compro di più, poi va a finire che devo buttare qualcosa”. C’è chi è di tutt’altro avviso perché in condizioni economiche e sociali opposte, come Francesco e Cinzia che hanno il carrello pieno per buona parte.
“Lavoriamo entrambi – spiegano marito e moglie poco più che trentenni –, perciò non abbiamo molto tempo per venire a fare la spesa. Così abbiamo deciso che veniamo insieme una volta alla settimana e facciamo provviste per noi e per i due bambini che abbiamo. Proviamo a risparmiare sulle altre uscite famigliari – spiegano ancora – ma sui generi alimentari possiamo poco. Tra gli aumenti del costo dei prodotti e le necessità dei bambini che stanno crescendo, gran parte del nostro bilancio lo lasciamo qua”, e vanno via sorridendo.
A&G Vitulano era una ‘semplice’ attività’ commerciale a Manfredonia, mezzo secolo dopo è un marchio big nel panorama nazionale - nel commercio di prodotti per la casa, bellezza e cura della persona, oltre che per animali domestici – come testimoniano gli oltre 100 punti vendita Vitulano Drugstore e più di 500 collaboratori che prestano servizio.
“Da trent’anni a questa via, il numero degli scontrini che emettiamo è rimasto praticamente invariato. È altrettanto vero – specifica Antonio Vitulano, general manager di Vitulano Drugstore, marchio A&G Vitulano appunto – che è aumentato leggermente l’importo medio dello scontrino, ma questo è dovuto all’inflazione. Tanto è vero che quando i miei dirigenti, per esempio, sono soddisfatti di una nostra crescita del 10% rispondo che è farlocca, dal momento che negli ultimi tre mesi dell’anno abbiamo la deflazione e cambia il quadro”. Nel caso di specie, non c’è una ciclicità programmata di sconti perché “noi abbiamo tutto in offerta per 365 giorni all’anno.”
Però ci sono variabili che concorrono – seppure in misura minore – ai volumi di acquisti nelle attività commerciali. Come è facile prevedere il fattore meteo incide sull’afflusso nei negozi, poi si aggiungono alcuni volantini che suscitano particolare interesse e, fine, ci sono fattori forse meno prevedibili. “Può succedere che qualche dipendente debba assentarsi per un periodo più lungo, come nei casi dei congedi di maternità – uno dei casi che cita in conclusione il giovane ma navigato manager –, ed è successo che di rimando sia calato anche l’afflusso dei clienti in quel determinato punto vendita”.
(ha collaborato Mauro Pitullo)
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