Abbiamo ipotecato parte del PIL prodotto dal lavoro a favore della politica e dell’economia della truffa

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In un mio precedente articolo avevo evidenziato un dato sorprendente per la città di Manfredonia, ma vale anche per tutto il territorio di Capitanata, ovvero l’enorme differenza tra redditi dichiarati dalle persone fisiche anno 2021 pari a Euro 532 mln e consumi registrati pari a Euro 772 mln. Quali le cause di questo maggior consumo di Euro 240 mln (+45%)? La stima fatta su evasione fiscale e lavoro nero ammonta a Euro 67 mln, il 12,59% dei redditi dichiarati e il 28,13% del surplus dei consumi, mentre l’effetto della rendita eredita e finanziaria è pari a Euro 64 mln pari al 26,78% del surplus dei consumi, i debiti al consumo sono pari a Euro 26 mln (10,72%), il reddito di cittadinanza ha inciso per Euro 28 mln (11,83%), l’assistenza per Euro 32 mln (13,71%), corruzione e criminalità per Euro 21 mln (8,69%). La domanda che molti mi fanno quando pubblico dati economici e sociali apocalittici è: come mai questa povertà estrema evidenziata dai dati non è ancora sfociata in ribellione sociale? La risposta è in questo surplus di consumi fatto di illegalità (36,82%), rendita ed erosione di risparmi (26,78%), indebitamento da consumi (10,72%) e trasferimenti pubblici (25,68%).

La composizione del delta consumi rispetto ai redditi dichiarati è la risultante di una città e di un territorio in progressivo stato di decadenza vicino ad una situazione di irreversibilità. Questa mia affermazione che può sembrare esagerata non lo è affatto, in un successivo articolo sullo stato e sulla struttura dell’economia di Capitanata si “certifica” che la probabilità di trovare lavoro dignitoso e adeguato alla propria formazione nel nostro territorio è pari a zero per un laureato e inesistente per un diplomato.

A questo punto bisogna porsi la madre di tutte le domande: perché ci sono tanti territori che diventano ricchi e territori che restano poveri? Per quale ragione convivono anche in distanze geografiche non eccessive prosperità e indigenza? Economisti di fama mondiale (Dacon Acemoglu - James A. Robinson – Perchè le nazioni falliscono) hanno studiato Paesi, territori, città in tutte le latitudini e epoche e hanno dimostrato con molta convinzione che la differenza tra prosperità diffusa e povertà dilagante tra aree diverse non è dovuta né al clima, né alla geografia, né alle diverse culture ma le origini di prosperità e povertà risiedono nelle istituzioni politiche ed economiche che ci diamo. I territori che crescono e sì sviluppano hanno istituzioni inclusive, mentre quelli che decadono e si impoveriscono hanno istituzioni esclusive costituite da élite dominanti che preferiscono difendere i propri privilegi ed estrarre risorse dalla società più che avviare un percorso di benessere per tutti.  Per comprendere a fondo ciò che sto dicendo pensiamo all’enorme speculazione edilizia avvenuta negli anni 2000-2007 nella nostra provincia con prezzi degli alloggi esagerati rispetto ai costi di produzione.

Tale fenomeno ha estratto enormi risorse (soldi e risparmi) alle famiglie e ha arricchito politici, costruttori e consulenti vari (per lo più improvvisati ed evasori fiscali). In altre parole, vi è stata una vera è propria espropriazione di risparmi e di reddito da parte di una classe politica e imprenditoriale della filiera edilizia a danno delle famiglie con prezzi degli alloggi dichiarati per la metà del loro valore effettivo che contenevano extra profitti da monopolio.

Un altro fenomeno che ha creato istituzioni politiche esclusive ed estrattive a danno della popolazione espropriando risparmi e redditi è l’enorme spesa pubblica che allo stato ammonta a oltre il 50% del PIL prodotto, che ha arricchito politici e lobby economiche innalzando continuamente la pressione fiscale senza avere i servizi adeguati. I bilanci pubblici sono diventati strumenti di estrazione di una quota rilevante del PIL tutta a favore di una classe politica e imprenditoriale spregiudicata e infame.

Difatti, gran parte della ricchezza è posseduta da imprenditori lobbysti e professionisti, protetti e corruttori, da burocrati per lo più discussi e da politici chiacchieroni senza costrutto.

In altre parole le lobby economiche si sono comprate il potere politico a danno della popolazione estraendole ricchezza e reddito con politiche pubbliche scellerate, di fatto impoverendole. Il dominio del principio di esclusione degli ultimi decenni ha fatto crollare e impoverito le città del nostro territorio.  Il grafico riportato evidenzia come la classe politica, i burocrati e gli imprenditori hanno aumentato le loro ricchezze. Nel 1976 l’1% della popolazione possedeva l’8% della ricchezza totale, nel 2021 l’1% della popolazione possedeva il 35% della ricchezza totale. In altre parole abbiamo ipotecato buona parte del PIL prodotto dal lavoro a favore del ceto politico e dell’economia della truffa, escludendo intere generazioni e ceti dalla vita economica e sociale. 

I dati più drammatici si registrano nell’emigrazione di massa di giovani, nei livelli di povertà raggiunti, nei tassi di occupazione da terzo mondo e nelle disuguaglianze soprattutto di opportunità. Quell’1% che possiede il 35% della ricchezza continua a far studiare i propri figli nelle migliori università del Paese e all’estero, il restante quando può manda a studiare i propri figli negli atenei di Foggia e Bari. Il danno peggiore che hanno fatto le nostre istituzioni politiche ed economiche esclusive ed estrattive è la mancanza di fiducia che è cresciuta in modo preoccupante, si stima che solo 2 persone su 10 si fidano degli altri e, ciò ha provocato una mancanza assoluta di pensiero (Paolo IV) che progressivamente ci sta avviando tutti verso una povertà culturale, politica e sociale senza precedenti. 

E’ dimostrato da sempre che la crescita economica sovverte lo status quo e, per questo, è temuta da chi detiene il potere politico ed economico. Ciò vale anche per il nostro territorio, politici senza alcuna morale e mestiere ed imprenditori della truffa e del prendere impediscono la nascita di istituzioni inclusive e di nuovi protagonisti della cosa pubblica.

Che cosa si può fare per stimolare, o anche solo per facilitare la nascita di istituzioni politiche ed economiche inclusive?

La strada più importante da percorrere è ritrovare il senso di comunità e di fiducia reciproca associandosi per diventare più forti. I media hanno anch’essi un ruolo determinante nel denunciare abusi, malaffare, incompetenze e corruzione, quando queste denunce determinano mobilitazione e organizzazione tali da portare a trasformazioni politiche radicali. I media possono farlo coinvolgendo il miglior capitale sociale della società, devono dimostrare di essere indipendenti e non di parte.

E’, il momento che le persone più credibili e di valore del nostro territorio dimostrino di avere a cuore il futuro della nostra terra con azioni concrete, guardare dalla finestra è altrettanto colpevole di chi continua a estrarre e derubare redditi e ricchezza dei più. Io sto facendo una battaglia per la sopravvivenza anche se il mio grido è isolato, insufficiente e disperato.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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