Cento ettari in soli 5 anni, il cotone piace alla Capitanata, Pilati: “Non siamo solo terra di pomodori”

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“La Capitanata non è solo terra di pomodori”: ha esordito così il direttore di Coldiretti Foggia Marino Pilati aprendo il tavolo di confronto tenutosi mercoledì pomeriggio nella sede della Coldiretti di via Sant’Alfonso de Liguori. Anzi. Con la ricchezza e la varietà che la provincia dauna sa offrire, si fa sempre più insistente l’idea di convertire ettari di terreni per la coltivazione del cotone che trova oggi sempre più spazio nel mercato nazionale e internazionale. “I risultati sono eccellenti, stiamo producendo dai 30 ai 32 quintali per ettaro con un solo raccolto - spiega a l’Attacco Tommaso Luciani, produttore di cotone – come produzione, la fibra sta uscendo molto bene, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. E questo non è altro che l’inizio”.

Dello stesso avviso Roberto Gugliotti, presidente Coldiretti sezione Foggia che ha poi aggiunto: “Insieme ai rappresentanti di questa nuova coltura, abbiamo analizzato le nuove tematiche da affrontare – dice. Si è discusso di come proporre questa nuova produzione all’interno del contesto agricolo e di come valutare insieme le prospettive per il mercato futuro. La priorità è quella di assicurare attraverso la coltura un reddito per i nostri agricoltori, alla luce di una serie di cambiamenti di mercati afflitti da sistemi economici di tipo congiunturale”. Al momento sono circa cento gli ettari di terreno investiti nella produzione di cotone.

“Bisogna oggi assicurare una filiera al 100%, che vada cioè dalla produzione al ritiro del prodotto – rincara Gugliotti – ed i vantaggi, per i produttori, sono molteplici: vi è infatti la possibilità di inserire all’interno del proprio piano una coltura da rinnovo, una che abbia una gestione completamente meccanizzata, il che si traduce in un risparmio di manodopera e non solo”. In Capitanata si è accesa una nuova miccia, quella del cotone che al momento, però, segue una filiera che attraversa anche Paesi esteri. “Dopo appena cinque anni abbiamo raggiunto i cento ettari di coltivazione – aggiunge Michele Steduto, imprenditore del cotone e del marchio GEST – parliamo di un progetto ambizioso capace di dare una forte spinta alla Capitanata e alla regione Puglia che insieme alla Sicilia è l’unica regione capace di fare questa coltivazione.

L’obiettivo è quello di portare risorse e lavoro al territorio, ed una coltura che negli anni ha dato belle aspettative in campo agricolo. Ci auguriamo che col passare del tempo ci si migliori sempre”. In calendario la mission per eccellenza: arrivare alla realizzazione di un’industria di cotone in Capitanata. “In Italia abbiamo grosse aziende che si occupano sì di trasformazione ma di filato e tessuto – commenta Steduto. Purtroppo la prima trasformazione, ovvero la ginnatura, la pettinatura della fibra e la separazione dal seme, avviene attualmente in Grecia con costi importanti che vorremmo tagliare. Nel 2024 dovremmo poter battezzare questa nuova industria in Capitanata”. L’agricoltura sta vivendo un periodo di continua innovazione sia di processi che di prodotti, come specificato da Pietro Piccioni direttore regionale Coldiretti Puglia. “Pare che la Capitanata si presti bene alla coltivazione del cotone. C’è oggi una piccola realtà innovativa che sta emergendo e che sta facendo proposte interessanti. La sperimentazione sta portando oggi a risultati soddisfacenti.

Siamo ancora in una fase di partenza, non certamente embrionale – rincara Piccioni – la riflessione è quella di creare una nicchia di produzione che potrà trovare consenso anche all’interno dei grandi brand della moda che richiedono un prodotto made in Italy per i propri tessuti e creazioni. L’idea è quella di creare una mini realtà industriale che possa creare in loco le necessarie condizioni per produrre e lavorare cotone che al momento viene invece trattato in siti ubicati fuori regione”, conclude.

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