Risposta a spopolamento aree interne può arrivare da turismo. Milioni investiti ma settore stenta a decollare

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La tipologia di viaggio è cambiata: i viaggiatori, sempre più digitali e tecnologici, hanno maggior desiderio di conoscere il mondo e di raccontare le proprie emozioni. Chiedono perciò viaggi più ricchi di esperienze, di significato, desiderano sentirsi parte integrante dei territori che visitano, stabilire un contatto più profondo con le realtà locali immergendosi nella cultura e nella scoperta di tutte le tipicità di quei luoghi. Tra le montagne italiane, per esempio, viene riscoperta la voglia di entrare a contatto diretto con la natura per rigenerarsi, non solo per sciare. Il viaggiatore non è più solo alla ricerca del city break o di volo e hotel, ma si aspetta un itinerario con più mete, ben strutturato e con il supporto di guide che diano valore a visite complete. Si calcola che nel giro di pochi anni, il turismo concorrerà a creare, a livello mondiale, non meno del 20% del Pil. Insomma, il turista è pronto a spendere più soldi a condizione di avere un’esperienza su misura. Esperienza che è alla portata della potenziale offerta turistica della Capitanata, in particolare dei Monti Dauni. Del resto, non c’è Sindaco o amministratore o ente territoriale che non si profonda nell’esaltazione dell’area e tutti indistintamente proclamano la necessità di far esplodere in tutto il suo splendore un turismo a 360 gradi, oggi ancora ad un livello poco più che embrionale. E non stupisce che cadano letteralmente a pioggia tutta una serie di risorse e finanziamenti, persino difficilmente censibili, da milioni e milioni di euro, a valere dal Pnrr, regionali, nazionali, europei, dedicati alle aree interne e chi più ne ha più ne metta. Senza contare i riconoscimenti: borghi arancioni, borghi autentici, più belli d’Italia che a ragione certificano il fascino e la suggestione dei centri urbani e della natura che li circondano. Ma tutto questo sforzo a che cosa porta alla fine, in termini di presenze e quindi di economia reale? l’Attacco ha incrociato una serie di dati (fonte: Istat, Puglia Dms, il sistema digitale dedicato alla gestione e alla promozione del turismo e della cultura in Puglia e Pugliapromozione) per una lettura più precisa di ciò che accade sui Monti Dauni.

La cartina al tornasole dei flussi turistici è rappresentata dal numero dei posti letto presenti in una determinata zona, questo perché vi è una abissale differenza, quanto a ricadute economiche sul territorio, tra il visitatore di passaggio che non pernotta e arrivi e presenze: i primi di fatto non muovono economia e lasciano poco o nulla in termini monetari, più importante l’indagine su chi resta a dormire in loco.

Secondo il registro regionale delle strutture recettive extraalberghiere, Accadia dispone di 8 strutture tra b&b, affittacamere e alloggi privati; ad Alberona ci sono 3 affittacamere; ad Anzano di Puglia 1; ad Ascoli Satriano 9; a Biccari sono disponibili 11 strutture; Bovino ne ha 21; Candela 5; Casalnuovo Monterotaro 3; Casalvecchio di Puglia una sola; Castelluccio Valmaggiore 2, Castelluccio dei Sauri 3, così come Castelnuovo della Daunia; 2 per Celenza Valfortore e Celle San Vito; Deliceto ne conta 9; Faeto 7.

Numeri molto più alti per Lucera che dispone di ben 46 strutture recettive. 4 per Monteleone; 7 ad Orsara; 2 a Panni; 9 a Pietramontecorvino; a Rocchetta Sant’Antonio 3; 6 a Roseto Valfortore; 3 a San Marco la Catola; a Sant’Agata ci sono 6 strutture, mentre nella blasonatissima Troia 31. Infine a Volturino ce ne sono 5.

In totale ci sono in tutti i Comuni dei Monti Dauni solo 211 strutture recettive: 64 affittacamere, 45 alloggi privati, 68 b&b, 16 alloggi agrituristici, 7 case appartamenti per vacanze, 1 campeggio e 10 alberghi.

Ancora più interessante è ciò che emerge dall’incrocio dei dati Istat del 2022 e quelli del Dms del 2023.
Ad Accadia, l’Istat l’anno scorso ha registrato 8 esercizi per 62 posti letto, mentre nel Dsm quest’anno risultano 9 strutture, quindi significa che l’offerta in un anno è cresciuta di una sola unità.
Ad Alberona nessuna variazione, restano le 3 strutture da 35 posti letto. Ascoli Satriano registra un + 2 e passa da 7 esercizi, da 57 posti letto, a 9. + 1 per Biccari, che passa da 10 a 11 strutture. A sorpresa Bovino perde due strutture e dai 23 esercizi da 159 posti letto passa a 21.
I dati di Candela sono invariati, nessuna crescita rispetto alle 5 strutture da 155 posti. Invariata la situazione anche a Casalnuovo e Casalvecchio mentre a Castelluccio Valmaggiore si registra una struttura in più, rispetto all’unica presente da 5 posti. + 1 anche a Castelluccio dei Sauri che passa da 2 strutture da 83 posti letto a 3. Castelnuovo della Daunia (44 posti), Celenza (44 posti) e Celle San Vito (16 posti) non registrano alcuna variazione. Deliceto passa da 6 strutture da 16 posti letto a 9 con un + 3 in un anno. + 1 per Faeto che passa da 6 esercizi da 52 posti a 7. Impennata di Lucera che registra un + 12 e passa dai 34 esercizi da 703 posti letto a 46. + 2 per Monteleone che raddoppia le 2 strutture esistenti da 26 posti letto. Nessuna struttura presente a Motta Montecorvino dove l’anno scorso per l’Istat c’era un esercizio da 9 posti letto, non presente sul Dms, con un bilancio di -1. -1 anche ad Orsara che passa dalle 8 strutture da 77 posti a 7. Situazione a Panni invariata che resta con le 2 strutture da 24 posti letto. + 1 a Pietra che passa da 8 strutture da 48 posti a 9. Stesso dato a Rocchetta in cui i 2 esercizi da 18 posti sono diventati 3. Roseto perde una struttura, passando da 7 (71 posti) a 6. Ne guadagna 1 San Marco la Catola, rispetto ai 2 da 22 posti letto già esistenti. + 2 a Sant’Agata che passa da 4 esercizi da 48 posti a 6. A Troia ci sono 4 strutture in più rispetto al 2022 e alle 27 da 206 posti letto già attive. Infine a Volturino i 4 esercizi da 30 posti letto salgono a 5.

Che la recettività sui Monti Dauni scarseggi lo dimostrano i numeri delle presenze nel 2022, in ordine di gradimento Lucera ha fatto registrare 12.886 arrivi (il numero di clienti, italiani e stranieri, ospitati negli esercizi ricettivi) e 28.499 presenze (numero di notti trascorse in strutture) e una media di arrivi pari a 35,3 persone al giorno. Bovino 1.812 arrivi e 4.034 presenze e in media 4,96 persone in arrivo al giorno. A Candela sono stati 1.121 gli arrivi e 2.712 le presenze con in media 3,07 persone al giorno. Ad Orsara 835 gli arrivi e 2.309 presenze e una media arrivi di 2,28. A Biccari a fronte di 580 arrivi, le presenze sono state 1.398 e una media arrivi di 1,58. Segue Troia con 527 arrivi e 1.237 presenze e una media arrivi di 1,44. Deliceto poi registra376 arrivi e 1.643 presenze e una media arrivi di 1,03. Volturino ha registrato 337 arrivi e 763 presenze con 0,92 persone in media arrivate al giorno. Più in basso Accadia, con 307 arrivi e 762 presenze e una media arrivi di 0,84. A seguire c’è Ascoli Satriano con 275 arrivi e 590 presenze con una media arrivi di 0,75. A Pietra ci sono stati 160 arrivi e 370 presenze e una media arrivi di 0,43 persone. Terzultima Roseto con 120 arrivi e 453 presenze e una media arrivi di 0,32. Segue Faeto con 103 arrivi e 190 presenze e una media arrivi di 0,28. Chiude Casalvecchio con 63 arrivi e 193 presenze ma una media arrivi di 0,17.

Per un totale di arrivi in un anno di 19.502 persone (negli altri Comuni non risultano dati ufficiali). Tanto per dare un termine di paragone, nella sola Altamura l’anno scorso sono arrivate 19.655 persone. Andria, città non propriamente nota per essere turistica, ha contato 21.838 arrivi. In Capitanata l’anno scorso Monte Sant’Angelo ha registrato oltre 20 mila arrivi.

Insomma, è evidente che il settore turistico dei Monti Dauni stenta a decollare, nonostante come detto gli enormi investimenti già stanziati e quelli che arriveranno, la Regione ha annunciato bandi per le aree interne del Subappennino dauno pari a oltre un miliardo e mezzo di euro. E non decolla anche dove ci sono i grifoni e Villa Faragola, o il rione Fossi, o il tipico prosciutto di maiale locale, il rosone tra i più belli del mondo, la culla di “Tu scendi dalle stelle”, la casa di babbo natale, le terme, il lago più alto della Puglia, il castello federiciano, eccellenze enogastronomiche e tutta una serie di unicità identitarie del luogo che tanto amerebbero i turisti. 

I dati sono ancora più sconfortanti se si paragonano a quelli di altre zone della Puglia in cui, secondo gli addetti ai lavori, ci sono molti meno attrattori rispetto a quelli della Capitanata. Ecco perché, nonostante i proclami al suon di “grande partecipazione e grande successo per”, occorrerà molto di più, una strategia e una programmazione mirate (e non solo soldi a pioggia) per lanciare un settore che potrebbe risultare nevralgico per arrestare l’inesorabile spopolamento della zona.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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