Costa Sveva. Non è il nome di una nave da crociera ma quello che in un momento di particolare ingegno creativo la Regione Puglia ha assegnato per sua decisione al territorio della BAT. Il Consiglio regionale in una delle ultime sedute, presa dall’euforia degli auguri di Natale ha deliberato la nuova denominazione stanziando 200mila euro per la sua promozione con l'obiettivo principale di creare una nuova identità per le città che tempo addietro si definivano del nord barese: Barletta, Andria, Trani, Molfetta, Bisceglie, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Canosa di Puglia, Corato, Ruvo, Minervino Murge e Spinazzola. Insomma un nuovo brand con tanto di risorse finanziarie pari a 200mila euro per la promozione. Un brand che si incrocia con il più famoso Puglia Imperiale, rimasto lettera morta dopo una particolare vivacità. Ma stiamo parlando di vent’anni fa quando tra i comuni del nord barese-ofantino quel marchio rappresentava uno dei pilastri dell'economia. La denominazione dette vita ad un'agenzia che fino ai suoi ultimi aneliti di vita impegnò cifre importanti per la sua crescita. In politica, come spesso accade, si cancella tutto ciò che è stato fatto in passato, anche le cose più intelligenti, e si va avanti con iniziative che vengono partorite senza avere ben chiaro un progetto o un’idea di fondo. Al centro c’è sempre Federico II di Svevia il cui passaggio in Puglia non è stato l’unico. Lo rivendicano dalla Sicilia all’Abruzzo. Su Costa Sveva il coinvolgimento di dieci comuni fa discutere, sollevando ironia e commenti salaci sui media, di rimbalzo a tutto ciò che viaggia in rete. Pensare che i sindaci ci possano mettere una pezza e trovare una soluzione condivisa, per effetto del campanilismo sempre in agguato, appare impresa ardua. Ad esprimere perplessità sull’argomento è il prof. Federico Massimo Ceschin uno dei massimi esperti in tema di gestione e valorizzazione dei beni culturali, che conosce la Puglia da cima a fondo.
“Le perplessità sono le stesse che si leggono sui social e sugli organi di informazione – ammette Ceschin- . Credo nella necessità di dotare il territorio di brand territoriali efficaci che si fondano su alcuni criteri, in particolare di omogeneità, di integrazione dei prodotti e di filologia rispetto alla storia e all'identità. Qualsiasi territorio fatica a meno che non ci sia già un brand affermato in grado di conferire un'unica identità. Se pensiamo alla Daunia, questa è Capitanata ma è anche Tavoliere, è anche Gargano. Comunque è lo stesso territorio inquadrato in un certo periodo storico”.
“Per l’esperienza che ho avuto come vice presidente europeo della Via Francigena e come segretario generale dei Cammini d’Europa – sottolinea Ceschin -, è sempre difficile trovare un'identità unica che accontenti tutti. Le polemiche sono sempre all’ordine del giorno. Ritengo però che prendere qualcosa di calato dall'alto rischia di essere poco efficace se non è frutto di partecipazione e di un progetto che lavori sull’identità, che arrivi alla denominazione di un territorio quale effettiva espressione dello stesso, il più condivisa possibile”.
Il brand che ha visto i natali in Consiglio Regionale, come nel caso di Costa Sveva, secondo l’esperto potrebbe valere molto di più se riconosciuto dagli altri. Sull’argomento ci sono degli aspetti positivi: “Sono favorevole nel connettere l’entroterra al mare, altrimenti è inutile che i grandi guru continuano a parlarci di destagionalizzazione. Solo la terra ci da le stagioni, solo i contadini costruiscono una connessione vera con il territorio. L’idea di connettere l’entroterra con i comuni della costa ha dunque un senso”.
“Quanto al nome ci sarebbe da discutere. Qual è quello che più di ogni altro può posizionare il prodotto sui mercati? E’ questo l’elemento da valutare, andrebbe fatta un’analisi che spero la Regione abbia fatto. Se dico Sveva mi viene in mente l’acqua minerale… ma non mi evoca un’emozione. Cosa diversa quando si parla di Puglia Imperiale, non era un nome perfetto avrebbe avuto più senso parlare delle Terre di Federico II”.
“In merito a questo argomento è bene dire che dalla Sicilia alla Germania ognuno può rivendicare un pezzo, anche in Abruzzo e Molise. Forse non è neanche quella l’identità del territorio. La Puglia in sé grazie al lavoro fatto da tempo è un brand molto noto nei mercati. Quello del Gargano, un po' appannato in questi ultimi anni, con una efficace rivitalizzazione potrebbe riprendere vita molto velocemente. Ma tutto deve essere frutto di un processo partecipativo e di un’analisi di posizionamento sui mercati internazionali. Le polemiche sono superficiali e di natura campanilistica, sono la reazione naturale di quando si cala un progetto dall’alto”.
Il lavoro più complicato sta proprio nel provare ad immaginare che ciascun brand territoriale deve avere una declinazione in prodotti turistici: “Quando si pronuncia la parola mare – conclude Ceschin - , diventa difficile capire. Se Bari è cresciuta tanto non si deve certo al turismo balneare ma al turismo business”.
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