Negli ultimi venti anni la provincia di Foggia non solo ha perso buona parte della sua popolazione, il 14,4% del totale, circa 100 mila abitanti (due città come Cerignola e Manfredonia scomparse), ma è cambiata, anche, in maniera radicale la struttura demografica. L’approccio demografico è fondamentale per ripensare al nostro futuro, poiché lo studio della demografia attuale ci indica il futuro; il domani per la demografia è oggi. La popolazione cresce ed è sostenibile per l’economia e i servizi alla persona se i nati più gli immigrati sono superiori ai decessi e agli emigrati, altrimenti decresce e inizia una fase di declino e decadimento come è successo drammaticamente in Capitanata, e invertire la rotta richiede un insieme di misure che vedranno i loro effetti almeno dopo venti anni. Inoltre, la demografia è la risultante di politiche pubbliche prese in passato e di decisioni errate sul piano economico, che nei fatti hanno desertificato la nostra terra. La perdita di popolazione e il cambiamento strutturale della composizione demografica sono l’effetto di una bassa natalità, di un incremento dell’indice di mortalità e di una emigrazione di massa di giovani per lo più istruiti in altre aree del Paese e all’estero. Per dare un’idea di come questa comunità sia fortemente cambiata nel 2002 i bambini nati sono stati 7.302 (10,6 nati per mille abitanti), nel 2023 si sono ridotti a 4.229 (7,1 nati per mille abitanti), con una riduzione del 48%. Di contro i decessi nel 2002 sono stati 5.511 (8 per mille abitanti) a fronte di 6.553 del 2023 (11 per mille abitanti), con un incremento del 18,8%. Il risultato combinato tra riduzione di natalità e aumento dell’indice di mortalità ha fatto ridurre la popolazione di Capitanata di oltre 70 mila abitanti nel corso dell’ultimo ventennio, a cui va aggiunta l’emigrazione di giovani e non per altre 53 mila unità, compensati almeno in parte con l’immigrazione di circa 25 mila persone. Le previsioni per il futuro saranno ancora più nefaste poiché padroneggia in maniera inverosimile la famiglia unipersonale e senza figli. I dati al 2023 mostrano che nella fascia di età tra 20-24 anni le persone sposate costituiscono solo l’1,10% a fronte del 98,90 % dei non sposati, la fascia di età tra 25-29 anni vede il 90,08% di non sposati e il 9,92% di sposati, in quella tra 30-34 anni padroneggia ancora la parte dei non sposati per il 67,35% contro il 32,65% dei sposati, e solo nella fascia di età tra i 35-39 anni gli sposati superano (53,19%) i non (46,81%). In sintesi, in Capitanata abbiamo che l’intera popolazione che va da 20-44 anni solo il 33,34% è sposato mentre il 66,76% non lo è. Ci troviamo di fronte ad un’area di gioventù maggioritaria che non ha nessuna voglia di impegnarsi (114.925 persone).
Siamo passati da una società che vedeva nel matrimonio l’obiettivo prioritario della vita a una nella quale si è rovesciato totalmente la priorità di fare una famiglia in modo legale. Come siamo arrivati a tutto questo?
Io posso solo azzardare a dare una risposta sul piano economico, occupazionale e del valore del lavoro in questo territorio, però non riesco a dare il peso che questi elementi hanno sulla decisione dei giovani a non impegnarsi in maniera stabile e duratura attraverso il matrimonio. L’economia di Capitanata negli anni tra il 2013 e il 2021 presenta la peggiore performance del Paese in termini di crescita del PIL, in termini reali (al netto dell’inflazione) nel corso degli anni presi a riferimento decresce dello 0,95%, di fronte ad una crescita nazionale del 6,93%, del centro nord dell’8,08%, del mezzogiorno del 3,11% e della regione Puglia del 6,94%.
La ricchezza prodotta nella provincia di Foggia negli ultimi nove anni non mostra alcuna variazione positiva, mentre sul piano occupazionale si passa da 190,8 occupati del 2013 a 195 occupati del 2021 (+2,27%), in un territorio in cui il tasso di occupazione è del 50,3%, e quello femminile del 30,1% (pari a quello della Siria), e dove il 54,89% delle famiglie vive con un reddito medio lordo mensile di 574 euro.
L’occupazione cresce nell’agricoltura (+7,27%) e nei servizi (+4,53%) ovvero nei settori a più basso valore aggiunto e scarsa produttività, mentre decresce in maniera importante nel settore industriale (-13,75%) e nelle costruzioni (-9,49%), ovvero in quelli a più alto valore aggiunto e produttività. Questi dati hanno sostituito in Capitanata la speranza e la fiducia in paura, e l’aspettativa che nulla cambierà anzi si continuerà a peggiorare, porta i giovani a non assumere nessun impegno importante tra cui il matrimonio.
Per dare un’idea di come la demografia condizioni le aspettative, e quindi l’ottimismo o il pessimismo di ciascuno, riporto ciò che diceva Alfred Sauvy, il più grande studioso di demografia del secolo scorso, sulla regressione demografica, facendo l’esempio dell’orologio.
La lancetta corta rappresenta la demografia, poiché è quella che per muoversi a bisogno di più tempo, mentre quella dei minuti è la politica che si muove più velocemente ma molto meno di quella dei secondi che è l’economia. In altre parole, per cambiare lo scenario demografico (lancetta delle ore), bisogna far camminare nella giusta direzione quella dei minuti e dei secondi, politica ed economia, e ciò richiede molto, molto tempo.
Nel caso della Capitanata, lo stato della politica e dell’economia sono ai minimi termini, come abbiamo più volte e ossessivamente detto, se non agiamo da subito a cambiare le istituzioni politiche ed economiche sul piano della qualità, della responsabilità e dell’inclusione, rispetto a quelle attuali estrattive, esclusive, incompetenti e dove una ristretta èlite decide per tutti, e che continuamente si autorigenera, allora si che il mio pessimismo in una cambiamento di traiettoria diventa una certezza.
Allo stato le lancette della politica e dell’economia non solo sono ferme ma continuano a indebolire la struttura demografica in maniera irreversibile, è necessaria una cura pesante e di medio e lungo termine, e a curare la grave malattia ci vogliono i medici migliori, altrimenti si pensa di curare il malato terminale con l’aspirina, come si è fatto fino ad ora, e la conseguenza è tutta negli indici demografici regressivi.
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