Nel confronto sviluppatosi a Monteleone di Puglia sul futuro dell’integrazione nei Monti Dauni, uno degli interventi più ampi è stato quello di Paolo Ponzio, coordinatore del Piano strategico della cultura della Regione Puglia. Il suo contributo ha spostato lo sguardo dal livello locale a quello più generale, leggendo l’esperienza dei piccoli comuni dell’Appennino dauno come un possibile paradigma per l’intera regione. “Quello di Monteleone è un modello che la Puglia deve prendere a esempio”, ha affermato Ponzio nel suo intervento. “Un modello di accoglienza di migranti che trovano spazi, luoghi da abitare e opportunità di lavoro”. Secondo il filosofo e docente barese, l’esperienza maturata nei Monti Dauni non riguarda soltanto politiche sociali o demografiche, ma tocca una dimensione più profonda della storia e dell’identità della regione. “Ci fa riflettere su come la Puglia incarni quella cultura meticcia di cui è portatrice sana”, ha spiegato. “La nostra cultura, in tutti questi secoli, si è alimentata di tutto quello che arrivava sia dall’oriente che dall’occidente, e soprattutto dal Mediterraneo”. Per Ponzio, l’apertura verso l’altro non è quindi un fenomeno recente, ma un tratto strutturale della storia pugliese. “Questa è la terra della Magna Grecia, dei bizantini, dei longobardi, degli arabi, degli spagnoli e dei francesi”, ha ricordato. “Solo per citare alcune delle dominazioni dei secoli recenti”. In questa prospettiva, i percorsi di integrazione sviluppati nei piccoli centri dei Monti Dauni si inseriscono in una tradizione più ampia di contaminazioni culturali che hanno attraversato la regione nei secoli.
“È la terra in cui abbiamo fatto e faremo dell’accoglienza una possibilità di benessere delle nostre comunità”, ha aggiunto Ponzio, indicando nell’inclusione una risorsa non solo sociale ma anche culturale. Nel dibattito, tuttavia, è emerso anche il tema delle resistenze che spesso accompagnano i processi di integrazione. In parte dell’opinione pubblica e della politica locale permangono diffidenze e timori legati alla presenza dei migranti, nonostante in molti territori l’immigrazione rappresenti una delle poche possibilità concrete per contrastare lo spopolamento. A questa domanda Ponzio ha risposto indicando la necessità di un lavoro culturale di lungo periodo. “Sicuramente serve un percorso di formazione, cultura e conoscenza”, ha spiegato. “Noi abbiamo bisogno di nuovi cittadini e questi nuovi cittadini hanno bisogno delle nostre comunità”.
Secondo il coordinatore del Piano strategico della cultura della Regione Puglia, il rapporto tra territori e nuovi residenti non va letto come una semplice relazione di assistenza, ma come un incontro reciproco di esigenze e prospettive. “È un incontro di desideri, diritti e bisogni che va costruito con l’intelligenza di chi sa che guardare l’altro in un certo modo significa innanzitutto guardare sé stessi”, ha concluso. Un passaggio che, nel quadro del dibattito sviluppatosi a Monteleone, ha restituito una chiave di lettura più ampia del tema dell’accoglienza: non solo risposta alle difficoltà demografiche delle aree interne, ma anche occasione per ripensare il rapporto tra identità, comunità e futuro dei territori.
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