Monteleone, i progetti Sai hanno fatto da apripista: ora lo step successivo, che passa da lavoro e servizi

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Il convegno di Monteleone di Puglia non è stato soltanto la presentazione di un progetto. Nel corso dell’incontro si è sviluppato anche un confronto tra amministratori locali dei Monti Dauni su come trasformare le esperienze di accoglienza maturate negli ultimi anni in un modello stabile di sviluppo per le aree interne. Il punto di partenza è rappresentato dai progetti SAI, che in diversi comuni della Capitanata hanno già sperimentato percorsi di integrazione diffusa. Per il Sindaco di Monteleone di Puglia Giovanni Campese, però, è arrivato il momento di compiere un passo ulteriore e rendere questi processi più strutturali. “Bisogna impegnarsi quanto più possibile con i tirocini formativi, per fare in modo che le aziende del territorio possano comprendere le competenze dei nostri ragazzi, dei nostri beneficiari, e quindi inserirli più facilmente nel mondo del lavoro”, ha spiegato Campese nel corso del dibattito. L’inserimento lavorativo rappresenta infatti uno dei nodi centrali per trasformare l’accoglienza in una prospettiva di stabilità. In questa direzione, secondo il primo cittadino, è necessario organizzare meglio le risorse presenti nei borghi. “Dobbiamo censire le abitazioni e le aziende, per favorire un inserimento più semplice e immediato”, ha aggiunto Campese, indicando nella collaborazione tra amministrazioni locali e tessuto produttivo uno degli strumenti principali per rendere concreti i percorsi di integrazione. Accanto al lavoro, però, resta il tema più generale delle condizioni di vita nei piccoli centri dell’Appennino dauno. Campese ha richiamato con forza il problema dei servizi essenziali, spesso ridotti o difficili da mantenere nei comuni delle aree interne. “Assicurare alla popolazione servizi fondamentali, come quelli scolastici e sanitari, ma anche le infrastrutture di rete, serve a fare in modo di non sentirci isolati, ma di essere parte integrante del territorio pugliese”, ha sottolineato. Nel confronto tra gli amministratori è emerso come diversi centri dei Monti Dauni abbiano già maturato esperienze significative in materia di accoglienza.

Tra questi c’è Accadia, il cui Sindaco Agostino De Paolis ha ricordato come i percorsi di integrazione non riguardino soltanto i progetti SAI. “Non penso soltanto a questi progetti, ma a tutte le iniziative dedicate all’accoglienza”, ha osservato De Paolis. “Anche quelle rivolte ai cittadini provenienti dall’Ucraina, che sono presenti in vari nostri comuni”. Secondo il Sindaco di Accadia, proprio le emergenze internazionali hanno dimostrato la capacità dei piccoli centri di offrire risposte concrete. “Quando ci troviamo di fronte a situazioni difficili, spesso ci si rivolge ai nostri paesi. In realtà la disponibilità dei nostri comuni non è episodica, ma stabile”.

Nel suo intervento De Paolis ha anche richiamato il confronto con la realtà urbana del capoluogo provinciale. “Io abito a Foggia e vedo interi quartieri etnici dove queste persone vivono male”, ha raccontato. “Nei nostri paesi esiste invece la possibilità di trovare un lavoro e costruire una stabilità, magari non immediata ma sicuramente più duratura”. Da qui la riflessione sulla necessità di valorizzare queste opportunità attraverso politiche pubbliche più strutturate. “Perché non sfruttare queste potenzialità?”, ha aggiunto. “Tutto questo però passa attraverso progettazioni credibili e durature, che devono essere condivise con gli enti statali, regionali e provinciali”.

Un altro tema emerso durante il dibattito riguarda le resistenze che talvolta accompagnano i percorsi di integrazione, sia a livello politico sia tra una parte della popolazione locale. Un fenomeno che, secondo il Sindaco di Anzano di Puglia, Paolo Lavanga, può essere superato proprio attraverso le esperienze concrete maturate nei territori. “L’integrazione è possibile. I nostri comuni ne sono la dimostrazione”, ha affermato Lavanga, portando l’esempio del proprio paese. “Ad Anzano siamo un’appendice del progetto SAI che vede capofila Monteleone di Puglia”. Il modello adottato nel centro dei Monti Dauni si basa su un’accoglienza diffusa, inserita nel tessuto abitativo del paese. “Abbiamo diverse famiglie ospitate in case di privati con regolare contratto”, ha spiegato il Sindaco. “Da quattro anni portiamo avanti un percorso di accoglienza e integrazione”.

Naturalmente non mancano criticità e difficoltà operative, che richiedono il coinvolgimento delle istituzioni nazionali. “Ci sono situazioni che devono essere segnalate e affrontate dagli organi competenti”, ha concluso Lavanga. “Il governo centrale e i ministeri non devono lasciare soli i nostri comuni”. Dal confronto tra i Sindaci è emersa così un’idea condivisa: nei Monti Dauni l’accoglienza può diventare uno degli strumenti per contrastare lo spopolamento e rafforzare il tessuto sociale dei piccoli centri. Una prospettiva che, come emerso durante il dibattito, richiede però politiche di lungo periodo, servizi adeguati e una collaborazione stabile tra istituzioni e comunità locali.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet