La fine del PNRR, Mauro: “Solo chi avrà costruito la casa di mattoni resisterà al vento impetuoso in arrivo”

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E’ originario di San Giovanni Rotondo il professor Mario Mauro, ex ministro della Difesa ed ex vicepresidente del Parlamento europeo, presidente del Centro Studi Meseuro e coordinatore Ue per il Corridoio del Mar Nero). L’Attacco lo ha intervistato.

Qual è il suo giudizio rispetto allo stato di attuazione del PNRR in Italia?

Gli sforzi che sono stati fatti devono coniugarsi con la capacità realizzativa, specie nei territori difficili o che hanno avuto carenza di gestione amministrativa. E’ questo il succo del problema, che va sviscerato con azioni che possano usare gli ultimi scampoli di tempo disponibili per cercare di completare gli intendimenti dei territori e i progetti di lungo termine del governo. Di sicuro quello che va rimarcato è che l’attuazione del PNRR è all’interno della strategia UE volta a dare chance ai Paesi membri che hanno a lungo sofferto per eventi destabilizzanti, come ad esempio la pandemia da Covid, e che oggi potrebbero essere ancora oggetto di un risentimento di carattere internazionale dovuto alla difficile situazione geopolitica. Tutte queste risorse sono l’arma che i Paesi membri hanno per favorire maggiore ricchezza e dare maggiori opportunità al ceto imprenditoriale.

Alcune misure sono state un totale flop, a cominciare da quella dedicata alla cancellazione dell’immane vergogna dei ghetti. Interventi che non sono nemmeno partiti in Capitanata (salvo un paio di casi, per piccoli progetti a Carpino e Carapelle) a fronte di 114 milioni di euro sui 200 totali dell’Italia.

Queste valutazioni sono di competenza della filiera, che da piano locale deve fare riferimento alle somme stanziate e alle competenze dei livelli superiori, regionali e nazionali. Quello che però conta è che la strategia del PNRR è stata nel complesso positiva per il nostro Paese, perché ci ha consentito di affrontare alcuni nodi strutturali rispetto all’esigenza di una rinnovata visione sia della logistica che delle infrastrutture. Questo è il punto dirimente. Poi ci sarà modo di entrare nel dettaglio degli errori fatti, cercando di correggerli, tenendo presente che il PNRR, anche se scade nel 2026, continuerà a riverberare i propri effetti anche successivamente.

Le tensioni internazionali, la crisi energetica e la fine del PNRR che danni causeranno all’economia e alle imprese italiane?

E’ come nella favola dei tre porcellini: solo chi avrà costruito la casa di mattoni resisterà al vento impetuoso che sta arrivando. Chi, diversamente, avrà sprecato l’occasione si troverà nelle condizioni dei due altri porcellini, ovvero in maggiore disagio, costretti a cercare rifugio presso il terzo. E chi avrà ben gestito opere, progetti e visione del PNRR saprà essere di sponda per aiutare chi sarà più in difficoltà ad emendare i propri errori.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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