E’ finito anche lui, purtroppo, nello stolido tritacarne dei social: il poeta Antonio Bux, foggiano classe ‘82 e talento letterario puro, riconosciuto e apprezzato anche da grandi autori del panorama nazionale, e in generale considerato tra i giovani poeti italiani più interessanti e promettenti. Bux, nelle scorse ore, è stato oggetto di “body shaming” su Facebook in ragione della sua ultima pubblicazione “Gemello Falso” (Avagliano Editore), edita ad aprile dell’anno scorso. Un volume che affronta il tema autobiografico - vissuto e tanto sofferto sulla propria pelle - delle patologie alimentari e che era stato selezionato tra le 40 opere pre-finaliste della 1° edizione del Premio Strega della Poesia. Quanto è accaduto lo ha raccontato lui stesso in uno sfogo sul suo profilo fb.
Un episodio che ha definito anche a l’Attacco “la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una situazione di crisi personale più generale, dovuta all’impossibilità di fare della poesia il lavoro della mia vita, come pensavo potesse essere 11 anni fa, quando mollai tutto per dedicarmi unicamente alla composizione in versi”. E’ drastica la scelta che Bux, carico di delusione, ha annunciato dopo le offese ricevute da hater che non conoscono neppure la sua poetica. “Mollerò il mondo dell’editoria – ha ribadito a l’Attacco -. Ma continuerò a scrivere per me stesso e per chi eventualmente vorrà ancora pubblicarmi”.
Tornando al casus belli, di seguito quanto racconta Bux sui social: “Ieri è successa una cosa molto sgradevole. Una signora ha postato un testo dal mio libro ‘Gemello falso’, raccolta autobiografica che ha come tema centrale i disturbi del comportamento alimentare. Mi è dispiaciuto – prosegue il poeta – vedere commenti di sconosciuti che mi invitavano ad andare a Masterchef oppure a mangiare di meno, e altre fesserie del genere. Un altro insinuava che io pubblico e ho proseliti solo perché faccio l'editore. Mi è dispiaciuta la pochezza e la ferocia che può avere l'essere umano senza conoscere il libro, il percorso di un autore e l'autore stesso. E mi dispiace che un libro che mi è costato tanta fatica scrivere e poi licenziare, venga messo alla berlina anziché essere oggetto di discussione o di possibile epifania per chi, come me, soffre o ha sofferto di problemi come obesità, bulimia o anoressia. Da piccolo venivo spesso bullizzato sia dalle ragazze che dai ragazzi e queste cose mi hanno segnato profondamente, sono tuttora problematiche irrisolte”.
“Questo triste accaduto – analizza Bux – è stata la punta di un iceberg che mi ha fatto riflettere, assieme a tanti altri problemi, e giungere alla conclusione che non è questa la strada da percorrere. Ho preso dunque la decisione di volermi ritirare dall'ambiente editoriale. Rispetterò i miei impegni come curatore di collana che vanno fino al 2025 e cercherò di pubblicare ‘Sindrome kamikaze’ - lo devo sia ai miei sostenitori che agli autori che devo ancora pubblicare e con cui sono in parola - dopodiché mi ritirerò da questo tipo di scenario. Circa una dozzina di anni fa feci una scelta, ossia rinunciare alla mia vita (e dunque lavoro normale, farsi una famiglia, crescere dei figli, avete una casa propria, un'autovettura, una autonomia) per dedicarmi esclusivamente alla poesia, mia e altrui. Oggi mi sento di dire che la poesia sì, mi ha dato tanto, ma mi ha tolto quasi tutto. All'epoca ero convinto del mio sogno, oggi ho la certezza di essermi creato un incubo. Devo riprendere in mano la mia vita e la mia salute, perciò spero comprendiate la mia volontà. Piango mentre scrivo questo post, io ho dato tutto quello che potevo, e anche di più”.
Tanta, però, anche la solidarietà ricevuta da colleghi poeti e assidui, appassionati lettori delle sue opere letterarie. “Voglio ringraziarvi tutti, di cuore, per la vicinanza e l'affetto dimostratomi – ha poi scritto Bux in un secondo post a tema -. Ieri ho passato la giornata intera a interagire con molti amici e sodali. Vorrei però chiarire una cosa. Non volevo intendere che ho deciso di ritirarmi dall'ambiente editoriale per colpa di quattro poveretti su Facebook, ma scherziamo? Dovrei avere proprio una bassa stima del mio lavoro. Sicuramente mi ha amareggiato la pochezza di certuni e in questo periodo sono molto debilitato psicofisicamente, dunque diciamo che è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Chi mi conosce sa che era un pensiero che spesso mi ha sfiorato ma ho tentato comunque di andare avanti. Ora però credo che sia una scelta necessaria, il gioco non vale la candela. Quando undici anni fa persi il mio ultimo lavoro con contratto, presi una decisione, quella di intraprendere un percorso come poeta ed editor partendo da zero, sperando che in una decina di anni di gavetta sarei arrivato a lavorare come editor per un grosso editore, dunque stipendiato (senza voler diventare ricco). Era un sogno, ovviamente la realtà è diversa. In questi anni, oltre a lavorare alla mia mastodontica opera, molti di voi sanno bene quante energie ho profuso per le parole degli altri. Ho editato e offerto la mia consulenza a centinaia di autori, a partire dall'ultimo arrivato fino a nomi importanti e autorevoli. Ma capite bene che non si può campare con la media di 100 euro al mese. Ma non è soltanto questo, non ho proprio più le energie né l'entusiasmo di stare dietro a tutte le richieste di pareri che ogni giorno arrivano. In pratica, mi sono completamente esaurito. Vorrei uscire da questo ambiente che tutto ha fuorché la meritocrazia”.
Solo per fare un esempio, grazie allo scoutismo di Bux e alla fiducia da lui riposta su autori che ha scelto di pubblicare nelle collane di poesia che cura per la milanese Marco Saya Editore, di recente il giovane poeta Michele Lionetti è giunto finalista al Premio letterario Camaiore per la sezione “Opera prima”. Mentre di Bux e del suo “Gemello Falso”, il noto critico Vittorino Curci, in una bella recensione sulle pagine di Repubblica, aveva scritto “Il mio auspicio è che i grandi premi letterari si accorgano di questo bellissimo libro”. Ma, paradosso, il Premio Camaiore (lo stesso che ha selezionato il giovane autore sostenuto da Bux) ha invece scartato, dalla cinquina finalista, “Gemello Falso”, in concorso in altra sezione. Un libro che fu molto apprezzato anche dal Premio Strega Mario Desiati. Ma tant’è.
Nonostante i numerosi riconoscimenti (anche di caratura nazionale) e una vita vissuta nella poesia, Bux non è mai riuscito a sfondare nel mainstream della quinta arte, circuito verso cui il poeta foggiano è sempre stato un po’ critico. “Molti importanti premi letterari – aveva già sostenuto in una precedente conversazione con l’Attacco – sono parecchio ‘politicizzati’. Spesso si premia più il personaggio o la casa editrice che non il valore letterario dell’opera in sé”
Un caleidoscopio di delusioni, quelle dell’autore, che lo hanno infine portato ad una progressiva perdita di fiducia nel percorso intrapreso (dove, a tratti, sembrerebbe passare scarsa differenza tra hater analfabeti e organizzatori delle grandi kermesse) fino alla scelta radicale di voler cambiare vita.
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