Angiola (Azione): “L’unica alternativa è Draghi, centrosinistra sgangherato e Italia nel baratro se vince il centrodestra”

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Il candidato a confronto è Nunzio Angiola, con un passato nel Movimento 5 Stelle ma che dal 2020, dopo una pausa nel Gruppo Misto è approdato in Azione, oggi candidato al Senato. E’ proprio delle ultime ore il commento del Matteo nazionale, sull’unica alternativa possibile a Giorgia Meloni. Senza esitazioni il ritorno di Draghi ed una continuità del programma di governo tracciato. “Di sicuro - sottolinea Angiola - un eventuale governo Meloni con le irresponsabili promesse dei suoi leader, la cui realizzazione costerebbe da sola 175 miliardi, con la temeraria idea di “rinegoziare” il Pnrr unitamente alla legittima diffidenza destata in Europa dal passato di FdI, farebbe precipitare l’Italia in un baratro. Uno scenario che non può certo essere evitato dalla sgangherata e inattendibile coalizione di centrosinistra”.

Gli ultimi sondaggi confermano un trend in favore del centrodestra. Qual è il il polso della situazione per il terzo polo?
C’è una buona atmosfera, attestata anche dal crescente nervosismo dei nostri avversari e dagli attacchi concentrici che ci arrivano da destra e da sinistra. Gli Italiani e i Pugliesi non hanno apprezzato l’irresponsabilità di chi li ha costretti a una campagna elettorale sotto l’ombrellone e ha disarcionato un Governo che stava operando bene, guidato dall’Italiano più autorevole e rispettato al mondo. Esiste, anche da parte di alcuni giornali e alcune emittenti, una conventio ad excludendum che cerca puramente e semplicemente di negare la nostra esistenza, come pretende anche la puerile campagna del Pd o di Berlusconi. Clamorosa la censura di Repubblica sulla grande manifestazione di Milano, con migliaia di persone ad ascoltare Carlo Calenda e Matteo Renzi. Questo deve indurci a moltiplicare gli sforzi; ma ho fiducia in un buon risultato.

La gente vorrebbe capire perché votare Calenda-Renzi e quali sono le differenze sul piano politico rispetto al Pd
Il voto per la nostra lista è un voto a una proposta lineare e chiarissima. Noi abbiamo sostenuto in ogni circostanza il Governo Draghi, ci riconosciamo nell’Agenda Draghi, pensiamo che l’attuale premier debba restare a Palazzo Chigi anche dopo le elezioni, sia perché la gravità della situazione interna e internazionale chiede unità e coesione, sia perché né la sgangherata e rissosa coalizione di destra, né il confusionario Partito Democratico né tanto meno quel che resta del Movimento Cinquestelle sono idonei a guidare l’Italia. La politica oggi è chiamata non a chiedere, ma a dare, con generosità e disinteresse, promuovendo competenza ed equilibrio. Il contrario di quello che fanno gli altri. La differenza è tutta qui: noi ci sentiamo i rappresentanti di queste consapevolezze e di queste posizioni.

Quali sono in termini percentuali le vostre aspettative? Il riferimento non solo nazionale ma di carattere regionale
Non poniamo limiti alla Provvidenza. Realisticamente ritengo che la doppia cifra sia un obiettivo alla nostra portata, sia in Puglia che a livello nazionale. L’importante è però che questa proposta liberale, socialista e popolare riesca a essere il principale punto di aggregazione dei moderati italiani. Per combattere il bipopulismo e ridisegnare il sistema politico italiano.

Nel Foggiano abbiamo visto una grande partecipazione durante le tappe di Conte. Pensa che il M5S in Puglia otterrà un risultato superiore alle previsioni?
Come disse una volta Andreotti di Fanfani, “la sua non è birra, è solo schiuma”. È probabile che il Movimento Cinquestelle al Sud abbia –come è d’uso- percentuali superiori a quelle del resto del Paese; ma non dimentichiamo che da queste parti nel 2018 il Movimento Cinquestelle conquistò percentuali intorno al 50%. Secondo me ne lasceranno per strada i due terzi. E prenderanno comunque più voti di quelli che meriterebbero.

Crede che sia possibile una nuova interlocuzione di Azione col Pd di Enrico Letta?
La politica è l’arte del possibile, ma una previsione oggi appare piuttosto difficile. Personalmente dubito che Enrico Letta resti a lungo alla guida del Pd. In caso di governo di destra, il tentativo sarà quello di ricostruire il campo largo con i Cinquestelle, con il definitivo smarrimento delle ultime tracce di identità riformista e l’allineamento al fallimentare esperimento di Emiliano e Boccia. È evidente che in questo caso non potrebbe essere per noi un interlocutore. Si rinchiuderebbe da solo in una deriva corbyniana e melenchoniana. Noi siamo altro.

Ritiene che sia possibile rivedere la programmazione del PNRR?
È non solo impossibile, ma pericoloso. I Paesi frugali, a cominciare dall’Olanda, non vedono l’ora di scagliarsi contro l’inaffidabilità italiana, e il mancato rispetto del cronoprogramma del Pnrr (che –ricordiamolo- Draghi ha addirittura anticipato) comporta la letale perdita dello scudo anti-Spread della Bce. Non è un caso che questa proposta della destra, insieme al programma-Bengodi (flat tax, quota 41, pensioni minime a mille euro, per un totale di 175 miliardi) ha destato gli appetiti della speculazione finanziaria internazionale, che scommette contro l’Italia. Ragione in più per tenerci stretto Draghi.

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