“Mi sembra che la convention del centrodestra di lunedì scorso a Foggia abbia rappresentato una falsa partenza”. A parlare a l’Attacco è l’europarlamentare Lega Massimo Casanova, vicinissimo al ministro e leader del Carroccio Matteo Salvini. Nei giorni scorsi l’assenza del patron del Papeete al primo evento del centrodestra foggiano dopo due anni era stata letta su queste colonne come sintomo del rischio di possibile riproposizione dello schema visto alle elezioni provinciali di gennaio scorso, quando i salviniani insieme agli azzurri Dell’Erba e Potenza, spaccando la coalizione, determinarono la sconfitta del candidato di centrodestra e presidente uscente Nicola Gatta. Peraltro, lunedì mentre tutti erano riuniti presso il Samì in Fiera – dai coordinatori regionali ai parlamentari, ai referenti cittadini – Casanova non era né a Bruxelles né nella sua Romagna, bensì a pochi km di distanza, nel buen retiro di Bosco Isola a Lesina.
“Non c’ero perché faccio anche l’imprenditore e cerco di essere concreto”, fa sapere ora il diretto interessato. “Avevo altri impegni legati alla mia attività imprenditoriale. Comunque mi sembra che sia stata una falsa partenza. Non ho colto una precisa direzione di marcia né una parola d’ordine nuova”. Un’annotazione che fa capire quanti e quali distinguo animino il centrodestra in vista del fatidico appuntamento con le comunali di novembre prossimo, dopo 29 mesi di commissariamento di Palazzo di città. Si scorgono al momento ben quattro distinte strategie all’interno della coalizione. Eccole.
La leadership di Fratelli d’Italia
Per quanto lunedì si sia battuto sul tema dell’unità, a nessuno sfugge che non la presunta compattezza non implica alcuna parità nel centrodestra. La leadership spetta con tutta evidenza ai meloniani, che stanno facendo capire chiaramente di non volersi far suggerire nomi di candidati sindaci né da Lega né da Forza Italia, né da entrambe assieme.
Lo si è visto con la proposta dell’ex assessore regionale Leo di Gioia, che alla cena di lunedì sera si è presentato, chiamato dagli organizzatori, ma disposto a correre come sindaco solo in caso glielo chieda l’intero centrodestra. Ma in casa FdI si vuole avere il pallino della situazione e questo spiega la maniera – anche fin troppo dilagante – con cui la senatrice Annamaria Fallucchi da mesi sta sondando il terreno, con svariate personalità, per capire chi sia disponibile.
Una delle ultime incursioni della parlamentare e imprenditrice è stata, a quanto pare, a Rodi Garganico, dove è vicina di casa di un altro nome di peso di cui si è parlato durante la cena. E’ l’ex procuratore capo di Foggia Vincenzo Russo, che lasciò il Tribunale di Foggia nel 2013. Un’ipotesi circolata già nel 2019. Un mero miraggio anche stavolta, visto che ha declinato (a quanto pare dopo averci riflettuto) l’ormai ottantenne campano, che conserva a Foggia diverse amicizie storiche (l’ex presidente della Provincia Carmine Stallone, l’ex sindaco di Castelluccio dei Sauri Ortensio Campanaro, Antonio Apicella). Indagò sull’amministrazione Ciliberti e sulla partecipata Amica spa. “Russo è un ottimo nome, che stiamo corteggiando”, commentavano fino a ieri fonti di centrodestra a l’Attacco. “Accetterebbe solo se tutti i partiti di centrodestra, a livello locale e a livello regionale, votassero un documento unitario sul suo nome e soltanto a condizione che la squadra assessorile fosse di garanzia e da lui visionata ed approvata. Ad oggi è la sua figura che ci convince di più. Leo di Gioia non sfonda mentre di Tito Salatto non si parla più nel centrodestra”. Ma, come detto, Russo ha detto no, mentre torna insistente il nome del patron di Svicom Fabio Porreca, ex presidente di Camera di commercio, per il quale si starebbe spendendo tra Roma e Foggia la moglie Fallucchi.
La partita di Lega e Forza Italia
Il vicepremier Matteo Salvini sta portando avanti una chiara battaglia con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ad ogni occasione rimarca la propria diversità, come si sta vedendo negli ultimi giorni con le differenti visioni sull’Europa e sulle alleanze. Tramontato il sogno della Lega come vero partito nazionale, con percentuali importanti anche al centro-sud, Salvini ha la necessità di porsi come l’alter ego di Meloni per sopravvivere e arrivare rafforzato alle elezioni europee. E’ in questo scenario che si muove il fidato e fraterno amico Casanova ed è per questa stessa ragione di partita tra Lega e FdI che i meloniani foggiani non si fidano fino in fondo degli alleati e temono un nuovo sgambetto dopo quello che ha permesso al viestano Giuseppe Nobiletti, candidato del fronte giallorosso, di andare a guidare Palazzo Dogana. La strategia salviniana nasce dunque dall’esigenza di essere indispensabile e di non farsi inglobare dalla dilagante FdI, come pure di evitare che sia Meloni a fare incetta dei forzisti in fuga dal partito orfano di Silvio Berlusconi.
Landella
Per quanto la cognata Michaela Di Donna lunedì abbia dribblato le domande sui movimenti della famiglia, è noto agli addetti ai lavori che l’ex sindaco non sta a guardare come un semplice spettatore. Già mesi fa l’Attacco scrisse dei rumors sull’operazione civica cui Franco Landella stava pensando per supportare come candidato sindaco l’ex eletto Giulio Scapato. In campagna elettorale ne avrà per destra e sinistra e sottrarrà qualche punto percentuale al centrodestra.
I cespugli esclusi
C’è infine la strategia delle 11 formazioni minori che si sentono vittime dell’arroganza dei partiti principali. Se costoro corressero per conto proprio, con una proposta alternativa a quella del centrodestra governativo, qualche altro migliaio di voti verrebbe meno per la coalizione a guida FdI.
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