Non si candida. Ma sarà il vero vincitore (morale) del campo largo progressista e, più in generale, di queste imminenti elezioni comunali (qualunque risultato consegneranno alla città). Una valutazione che alcuni autorevoli opinion leader del territorio formulano in questi giorni su Peppino D’Urso, ex insegnante e dirigente scolastico nonché nome storico del Pd (nonché Ds, Pds e Pci) di Capitanata. D’Urso è impegnato da oltre 40 anni sul versante non solo politico ma, anche, soprattutto, socio-culturale e legalitario della città, probabilmente in misura ancor maggiore di quella che ha investito, in vari ruoli, la sua attività istituzionale.
Tra gli incarichi da lui ricoperti si annoverano: assessore provinciale all’Istruzione nella seconda giunta del compianto Antonio Pellegrino (unanimemente considerato tra i presidenti di Palazzo Dogana più illuminati della storia di Foggia); consigliere comunale d’opposizione nei mandati, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, Petrino, Tavano, Verile, Chirolli e Agostinacchio; consigliere comunale di maggioranza con delega alla Cultura nell’ex giunta Mongelli. Da ultimo, ma non per importanza, D’Urso è stato presidente del Teatro pubblico pugliese durante la difficile fase del Covid: un mandato in cui, nonostante tutto, è riuscito, tra le altre cose, a mettere in piedi l’importante - e affollatissima di scolaresche – rassegna di Teatro civile per la diffusione della legalità tra i giovani nelle province di Foggia e Bat; oltre all’aver ridato lustro agli antichi fasti dell’anfiteatro romano di Lucera (che giaceva dimenticato al suo destino) attraverso operazioni di restyling culturale e rassegne teatrali estive di alto livello (Elio Germano e Nicola Piovani sono solo alcuni dei grandi nomi che ne hanno calcato il palco).
Tornando alla politica, fu proprio D’Urso a caldeggiare l’ingresso di Marida Episcopo (ora pupilla dell’europarlamentare 5 Stelle Furore, perciò candidata sindaca del fronte progressista) nel circuito politico-istituzionale di Foggia quando, dopo il rimpasto di giunta del 2012, l’allora consigliere comunale di maggioranza la propose all’ex primo cittadino Mongelli per ricoprire la carica di assessora tecnica all’Istruzione. L’esponente del Pd, infatti, aveva avuto modo di conoscere e apprezzare Episcopo diversi anni prima, quando quest’ultima (all’epoca collega della moglie di D’Urso) insegnava all’Istituto magistrale Poerio.
E dunque Peppino D’Urso ci aveva visto giusto anche in questo caso, se è vero che Episcopo è stata ora ripescata (a dieci anni dall’unica esperienza di governo cittadino al suo attivo) dal campo largo del centrosinistra per correre allo scranno più alto di Palazzo di Città. Come ci vide giusto quando, dopo l’arresto del sindaco Verile, fu tra i consiglieri comunali che sostenne il governo di larghe intese del democristiano Chirolli, in cui venne nominato assessore all’Urbanistica in quota centrosinistra l’architetto Pietro Fatigato: una mossa attraverso cui si riuscì a sbloccare l’approvazione del Piano regolatore (affidato al rinomato urbanista Benevolo) che portò alla realizzazione del più grande piano di edilizia economico-popolare d’Italia (in cui la contropartita chiesta ai costruttori fu la riqualificazione, per la verità mai avvenuta, del centro storico e dei Quartieri Settecenteschi).
D’Urso, insomma - da qualcuno definito “uomo di lotta e di governo” - ha sempre provato, spesso riuscendoci appieno, ad orientare i processi di cambiamento della città. Contemperando nella sua azione politica - nel perfetto stile di Togliatti “Il Migliore” - gli interessi degli stakeholder territoriali con un più vasto interesse collettivo. Lo ha fatto anche nei momenti in cui si è trovato in posizione minoritaria all’interno del suo stesso partito. Come quando si tirò fuori dal sostegno politico - deciso a tavolino da Sabino Colangelo, l’allora dominus del centrosinistra provinciale – che garantì a Orazio Ciliberti la poltrona da sindaco di Foggia: una corsa elettorale vinta (ma che portò ad un’esperienza di governo cittadino disastrosa) da cui D’Urso si dissociò sin dall’inizio sostenendo invece la candidatura, scartata sul più bello, dell’ex presidente della Provincia Pellegrino. Scelta che costò allo stesso D’Urso la rottura con Colangelo e il conseguente oblio politico per diversi anni.
Erano, infatti, tempi in cui nei dem di allora insisteva un acceso scontro tra l’imprimatur del partito provinciale guidato Colangelo, che si ispirava alle vecchie lotte bracciantili, e l’ascesa di un ceto medio riflessivo della città capoluogo che pretendeva più centralità. Terminale di questa nuova borghesia di sinistra era l’ex senatore Orazio Montinaro (ricercatore universitario alla Ca’ Foscari di Venezia, tra le altre cose vicino al ex parlamentare Paolo De Caro, raffinato intellettuale) con cui D’Urso ha sempre avuto rapporti di profonda amicizia e sinergia politica.
E - nonostante l’avvento di Ciliberti chiuse nel peggiore dei modi quella stagione di conflitti intestini - una spiccata capacità di resilienza e di realpolitik ha portato D’Urso a resistere sulla scena. Merito anche delle sue abilità selettive, che in molti gli riconoscono: ha sempre puntato, cioè, su personalità di spessore etico e culturale, di cui nel tempo si è circondato per avviare percorsi di rinnovamento. Fu fondatore di quell’Arci Foggia che grazie alle Feste dell’Unità riuscì a portare negli anni ’70 e ’80 allo stadio Zaccheria artisti del calibro di Dalla, De Gregori, Inti Illimani, Pino Daniele, Venditti, Vasco Rossi, Ramazzotti. Il nome di Peppino D’Urso è dietro le più importanti operazioni di rigenerazione socio-culturale della storia del capoluogo dauno, quali, solo per citarne alcune: la nascita dell’associazione l’Aquilone, del Teatro del Fuoco e dell’Oda Teatro; la promozione e la crescita delle più importanti compagnie teatrali (e spazi off) del territorio; la Rete Penelope; la Consulta della Legalità; il Buck Festival; il Premio di letteratura per ragazzi “la Magna Capitana”; il bando Tpp “Periferie al Centro”.
Senza contare Parcocittà, presidio strategico di cultura e legalità al Rione Candelaro, tra l’altro costantemente sostenuto dalla Fondazione Monti Uniti, importante ente filantropico con cui D’Urso ha sempre intrattenuto stretti rapporti di collaborazione (riuscendo, in passato, anche ad indicare tra i nomi del cda della Fondazione quello del sociologo Roberto Lavanna, attuale direttore del Csv).
Ora, la carta Episcopo giocata del campo largo progressista mostra una volta di più l’infallibile fiuto di D’Urso, che ha avuto la meglio anche sull’orientamento dell’attuale dominus del Pd locale, Raffaele Piemontese, che pare non fosse molto convinto, invece, della scelta ricaduta sulla provveditora agli studi.
Risultati: Comunali Foggia 2023
Affluenza totale: 60,40% - Sezioni scrutinate: 147 / 147 - Aggiornato al: 24/10/2023 - 05:59
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