“Il Governo nazionale è con me”: il candidato Sindaco del centrodestra non crede ai pronostici sfavorevoli

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“Il collegamento diretto col Governo nazionale rappresenta il mio vantaggio competitivo”. Raffaele di Mauro, candidato sindaco del centrodestra, lancia un messaggio chiaro agli elettori, nel corso dell’intervista nella redazione de l’Attacco. Il 41enne avvocato - segretario provinciale di Forza Italia e dipendente del Consorzio per la bonifica della Capitanata, figlio dell’ex potente segretario generale di Camera di commercio Matteo di Mauro – parla di “centrodestra rigenerato” e non crede ai pronostici che danno favorito il campo largo progressista a guida Pd-M5S della sfidante Marida Episcopo. L’Attacco lo ha intervistato ieri in redazione.

Teme che la campagna possa risultare schiacciata sul dibattito relativo all’ex sindaco Franco Landella? Cosa replica a chi parla di una delandellizzazione di facciata, come Giuseppe Mainiero?

Il passato e i suoi fantasmi non possono rappresentare il tema di questa campagna elettorale. Il centro-destra ha voluto dare un messaggio chiaro: ha scelto un uomo giovane e di partito per far capire che è in atto una rigenerazione a livello anagrafico ma, soprattutto, a livello generazionale. Ciò al fine di dare una nuova classe dirigente a questa città. E’ stata scelta una persona coerente perché io sono sempre rimasto alla stessa parte, organico alle organizzazioni di partito. Conosco bene il sistema politico di centrodestra e i suoi attori. Ho interpretato questa candidatura quasi come una missione. Mi stavo preparando ad un’altra competizione, le regionali. Ma quando mi è stata chiesta la disponibilità ho detto di sì, convinto di dover fare un investimento sul mio territorio.

Cosa risponde a chi, dal 2021, dà il centrodestra soccombente? Sente la zavorra dello stigma per scioglimento del consiglio comunale, arresti, procedimenti giudiziari in corso?

I pronostici non hanno alcuna valenza. Cercheremo di far capire che la mia candidatura non è personalistica e che c'è un ponte fortissimo col Governo nazionale. E’ importante che i cittadini capiscano che sono stato scelto da chi oggi guida il Paese.  Non sento alcuna zavorra, lanciamo il messaggio del rinnovamento del centrodestra.

Come la mette con la crisi e la profonda debolezza dei partiti?

Credo che tale debolezza riguardi l'organizzazione dei partiti. Ma dal punto di vista politico il partito ha ancora un senso. Avere la forza degli uomini di partito vuol dire garantirsi un diretto e veloce con Roma. Detto questo, al contempo bisogna aprire il nostro sguardo a quelle realtà che non sono nei partiti. E’ stato il mio sforzo negli ultimi due anni, col dialogo incessante con i mondi delle professioni, dell’associazionismo, del cattolicesimo, etc. La mia lista civica sarà incentrata proprio su queste realtà e saranno tutti, o quasi tutti, alla prima esperienza.

Il sistema dei partiti quanto sposterà complessivamente secondo lei? Teme a suo danno voto d’opinione e voto disgiunto, magari in favore di Mainiero?

A livello amministrativo esiste la forza del candidato, ovvero i consensi che è in grado di muovere, e poi esiste il voto di opinione, che per me va sul partito e non su una lista civica. Il candidato che può arrivare al ministro in poche ore è sicuramente più forte e più credibile. Non temo il voto disgiunto ai miei danni.

Che affluenza prevede alle urne?

La mia sensazione è che rispetto alla precedente competizione elettorale del 2019, quando ci furono circa 81mila votanti, adesso possano recarsi alle urne meno persone, che si possa restare al di sotto del 70%. Percepisco ancora tanta sfiducia nella gente. La politica deve sapersi rivolgere al popolo dei rinunciatari. La miglior affluenza avvantaggerebbe i due schieramenti maggiori, dunque me ed Episcopo, ma nonostante questo mio convincimento chiedo a tutti di invitare la gente ad andare a votare.

Le liste sono realmente ripulite e rinnovate? Qualcuno dice che in quelle del centrodestra non ci sono solo coloro che non hanno potuto candidarsi.

La maggior parte dei grandi rappresentanti di consenso ci sarà, ma stavolta ritengo che ci siano più occasioni per i volti nuovi, o almeno è quello che spero. Nella collezione di centrodestra abbiamo fatto un ragionamento molto rigido, dandoci dei paletti chiari. Ad ogni modo, ogni referente di partito si assume la responsabilità politica delle liste presentate.

Avrebbe candidato gli ex assessori Sergio Cangelli e Anna Paola Giuliani?

Sì.

E’ vero che si è opposto alle candidature dell’ex assessora Erminia Roberto e di Danilo Maffei, coinvolto in procedimento giudiziario per voto di scambio?

(Sorride).

Come sarà la sua campagna elettorale?

Sarà basata sul racconto della nostra visione di città. Ho accettato questa sfida immaginando come potrà essere Foggia tra 10 anni, quando mia figlia sarà ormai un’adolescente. Mi sono chiesto che diventerà più sicura, più bella e più vivibile. Ho intenzione di assumere un impegno concreto con la città ma soprattutto con me stesso. Qualora non riuscissi a mantenerlo tra cinque anni potrei lasciare.

Che giudizio dà dei sette anni di amministrazione Landella?

Diverse cose positive sono state fatte ma io non voglio restare ancorato al passato. E’ stata un'esperienza che i foggiani ricorderanno e che sarà la storia a giudicare.

Foggia è una città mafiosa?

Foggia è il capoluogo di un territorio che ha un gravissimo problema di mafia. Questo rappresenta una realtà ormai assodata. Con lo scioglimento dei consigli comunali lo Stato è partito dai centri limitrofi per arrivare alla città capoluogo. Lo strumento dello scioglimento è sicuramente perfettibile e perfezionabile perché contiene ampi margini di discrezionalità, ma non si può non constatare che il problema della mafia è concreto e va affrontato. Peraltro, va ricordato che non si parla della sola era Landella perché molto deriva dai periodi precedenti. Quello che è avvenuto a Foggia non può essere circoscritto negli ultimi anni. Il mio invito è a non dimenticare cosa è successo ma nemmeno a restare ingabbiati nel passato, senza avere la capacità di ragionare sul futuro e di proporre qualcosa di valido per Foggia.

Il procuratore capo della DDA di Bari Rossi evidenzia ad ogni occasione il tema del negazionismo e del salto di qualità della mafia a Foggia. Vede negazionisti a Foggia?

Non vedo negazionismo. Vedo chi non si vuole arrendere ad un marchio di città mafiosa e registro voglia di reagire, di togliersi di dosso questo marchio. Il fenomeno c'è ed è violento. Che tale mafia sia riuscita a insinuarsi nella cosa pubblica emerge in maniera superficiale dalla relazione sullo scioglimento. Prendiamo, per esempio, l'assegnazione delle case popolari, che mi pare una questione privatistica e non diffusa. C’è poi un interrogativo punto da porsi: è stata colpita la politica, ma tutto il resto che fine fa?

Quali garanzie ci sono che, dopo anni di commissariamento, la bonifica sia riuscita e le cose siano cambiate a Palazzo di città?

La garanzia che dobbiamo dare noi come politica è che le cose cambieranno. Serve un cambio totale di mentalità da parte del foggiano, il quale non può più voltare la testa da un'altra parte. Deve reagire. Foggia deve tornare ad essere una città libera da tale marchio.

Come giudica l'operato della commissione straordinaria?

Specie il lavoro del prefetto Cardellicchio va tenuto in considerazione, pensando anche a una continuità con quanto di buono è stato fatto in questo ultimo periodo.

E’ sempre più trasversale il dibattito, nel Paese, sulla necessità di riformare la normativa antimafia. Che idea si è fatto al riguardo?

Ricordo che quando arrivò la commissione di accesso qualcuno parlò di buona notizia per il Comune. Io intervenni per spiegare che la commissione ci avrebbe analizzato per dire se eravamo infiltrati. Lo strumento è addirittura predittivo, perché si scioglie un consiglio comunale con la sola presunzione del rischio di infiltrazione o condizionamento. Sono convinto che questo strumento dovrebbe diventare più rigido nelle proprie griglie, perché tale tali misure possono segnare a vita un amministratore o un'impresa a seconda che si tratti di scioglimento o interdittiva antimafia.

Che idea si è fatto dell'interdittiva alla coop foggiana Tre fiammelle?

Ho letto su l’Attacco l’approfondimento dedicato a tale atto. Bisognerebbe approfondire la questione. Io non credo che sia stata figlia di un regolamento di conti dentro Universo Salute, la teoria del complotto mi sembra eccessiva. Per me la politica non deve entrarci e ho la massima fiducia nello Stato. Non credo a compromissioni di pezzi di Stato.

Chi sono i conservatori degli attuali assetti dominanti a Foggia? Confindustria, per fare un esempio, è tornata in mano a chi la presiedeva 4 decenni fa.

Una volta parlai proprio di giovani e vecchi con Tarquinio, che mi rispose “i giovani vanno veloci ma gli anziani conoscono la strada”. Se esistono ancora degli storici riferimenti forse accade anche perché manca l’alternativa. Io vedo una generazione nuova, che si può affacciare sulla scena. Alcuni esempi ci sono già: penso agli avvocati di AIGA, ai giovani presidenti di Confagricoltura e Coldiretti, alla giovane direttrice di Confartigianato. C'è una platea di protagonismo generazionale. E’ quella che io chiamai anni fa la generazione Mcfly, riferendomi al fatto che chi è nato tra la fine degli anni ‘70 e gli anni ’80 vivendo gli anni del film Ritorno al futuro.

E Unifg? Darebbe spazio a personalità dell’Ateneo in esecutivo?

Anche in Unifg si registra l’avanzata di questa nuova generazione. Penso di dare rappresentanza al mondo universitario in giunta, dove serve grande qualità. Questo non significa scartare a priori chi si impegna in politica ma significa saper dare anche spazio ad energie esterne.

Le postazioni della cultura sono in mano ad una oligarchia di sinistra a Foggia?

Per me Foggia dovrebbe diventare la capitale mondiale giordaniana. Se si riesce a farlo non c'è sinistra o destra che tenga. Lo stesso vale con Federico II. Negli scorsi anni si è investito moltissimo in cultura e i frutti ci sono stati, qualcosa si è mosso.

Ha in mente qualcuno per la delega relativa alle politiche culturali?

Posso assicurare che i profili saranno tutti azzeccati rispetto al proprio settore.

Come pensa che si possa far ripartire le politiche sociali dopo alcuni sciagurati assessorati?

Avranno un rilievo di primo piano e la parola d’ordine sarà condivisione, perché il ragionamento sulle politiche sociali non può non passare da chi tutti i giorni se ne occupa. Tre o quattro assessorati saranno affidati a figure tecniche, vi rientreranno sicuramente le politiche sociali. Ci saranno persone con altissima competenza. Ritengo che ci sia una fortissima concatenazione tra sicurezza, lavoro e politiche sociali: se Foggia diventerà più sicura ci saranno più investimenti dall'esterno e quindi si creerà maggiore occupazione, con ripercussioni in termini di minori devianze e minore decremento demografico.

Altro tema importante è quello del Consorzio ASI, oggi sotto l’egida Pd.

Quando il Comune di Foggia tornerà ad avere in ASI un proprio rappresentante, di centrodestra, saremo in grado di essere il contraltare all'attuale governance.

Teme per la sopravvivenza di Forza Italia dopo la scomparsa di Berlusconi?

FI inizierà la stagione congressuale prima delle europee, come ha promesso il presidente Tajani. Per me il partito ha ancora una lunga vita davanti.

Le piace l’attuale vescovo di Foggia?

Ha una natura dura e decisa, può sembrare distaccato. Io, in realtà, frequento i parroci più che il vescovo. Le parrocchie per me sono fondamentali, soprattutto perché spesso tolgono i ragazzi dalla strada. Penso a figure come don Menichella della parrocchia di San Paolo, don Giulio Dal Maso della chiesa delle colonne, fra Gianluca Capitaneo della parrocchia di Sant'Antonio il quale ha portato a Foggia il format delle 10 parole.

E’ preoccupato per il procedimento penale in corso che coinvolge l’ex assessore forzista Antonio Bove, relativamente all’assegnazione degli alloggi popolari? Che ruolo sta avendo adesso Bove in FI?

No, perché spetta alla magistratura dire cosa è successo. Non sta a me giudicare. Bove al momento è un iscritto di Forza Italia come tanti altri, sta collaborando col senatore Damiani alla composizione della lista.

La sua principale sfidante, Marida Episcopo, lancia il claim “Un’altra storia per Foggia”. Cosa pensa di lei?

E’ sicuramente un’ottima persona ma ritengo che sia legata a un mondo abbastanza estremista, non a caso è stata Vladimir Luxuria a presentarne la candidatura. E poi è legata a doppio filo al M5S. Non la ritengo eterodiretta dal Pd. Episcopo ha, rispetto a me, l’handicap di non avere alcun contatto col Governo nazionale. I foggiani saranno posti davanti a una scelta: o il sindaco più giovane della storia di Foggia oppure una donna. Il mio vantaggio competitivo è il collegamento diretto e rapido con il Governo di Roma. Meloni e Tajani hanno detto sì a me.

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