Chi rischia al ballottaggio, roulette disgiunto ed eventuale secondo turno potrebbero riservare sorprese

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Nonostante l’atmosfera di cauto entusiasmo - quando non di intima fiducia nella concreta possibilità di vittoria alle comunali ormai alle porte - che trapela tra le file del campo largo progressista schierato con Marida Episcopo candidata Sindaca (con un centrodestra, dall’altra parte, apparso in difficoltà, tra i fantasmi del passato e una campagna elettorale sin troppo in sordina), la provveditora agli studi dovrà però guardarsi bene dal terzo incomodo, il civico Giuseppe Mainiero. Se almeno non vuol correre il rischio di schiantarsi contro le incognite del voto disgiunto prima e dal ballottaggio poi, così come accadde al candidato sindaco del centrodestra Enrico Santaniello nel 2009.

Nella sfida elettorale con Gianni Mongelli (l’allora candidato Sindaco del centrosinistra) Santaniello partì in netto vantaggio a seguito dei risultati consegnati dal primo turno, per poi soccombere clamorosamente alle urne del turno successivo, consegnando così la vittoria all’ingegnere sponsorizzato dai dem. Nella tornata iniziale si recarono alle urne 95.088 elettori, ovvero il 75,23% dei 126.395 residenti allora aventi diritto. Santaniello incassò 36.712 voti pari al 41,92% (mentre le liste a lui collegate ottennero in totale 41.365 preferenze pari al 48,42% dei consensi), davanti ad un Mongelli che si fermò ad un riduttivo 26,43% con 23.142 voti (al cospetto del bottino che invece riuscì a raggiungere la sua coalizione con 33.149 voti rispondenti al 38,80%).

La partita del ballottaggio, però, consegnò un esito totalmente stravolto. Al secondo turno (che vide al voto 65.416 foggiani pari al 51,76% degli aventi diritto) trionfò, com’è noto, Mongelli, il quale con 33.855 preferenze raggiunse quota 53,37%. Al contrario, il povero Santaniello si fermò al 46,63%, con 29.580 voti. Un vero e proprio ribaltone insomma, in cui Mongelli riuscì a risalire la china di quel differenziale negativo (di oltre 12 punti percentuali) che lo separava dalla dote di voti portata dalla sua coalizione, mentre, sempre nella sfida del consenso “ad personam”, Santaniello riuscì nell’improvvida impresa di bruciare circa il 7% di voti in più che le sue liste avevano realizzato rispetto al consenso da egli stesso acquisito al primo turno.

Nella storia delle comunali del capoluogo dauno, il voto disgiunto e il ballottaggio non hanno mai fatto scherzi tanto grossi. Il differenziale tra le preferenze acquisite dal candidato Sindaco e quelle della sua stessa coalizione si è infatti mantenuto il più delle volte intorno al 3%, sia a destra che a sinistra. Con un ballottaggio, che, quando c’è stato, ha restituito quasi sempre un esito in linea con i valori di partenza.

Resta memorabile, d’altro canto, pure lo sfondamento al secondo turno che riuscì a compiere proprio nel 1995 (anno in cui entrò in vigore il voto disgiunto) il primo Paolo Agostinacchio, inizialmente al 30,91% (ben 28 punti sotto al voto di coalizione) e di poco sopra (cioè di 1,5 punti soltanto) al competitor di fazione opposta, Vittorio Gentile; per poi surclassare l’avversario di quasi 10 punti, ottenendo il 54,9% al secondo turno. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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