I primissimi giorni a Palazzo di città della neosindaca di Foggia Marida Episcopo (o Maria Aida Tatiana, come ha preteso di essere chiamata da tutti i funzionari nelle comunicazioni via mail) stanno sollevando un interrogativo rispetto alla maniera in cui le decisioni saranno assunte. “Vedrete che vi sorprenderà, non sarà succube dei partiti e men che meno del Pd. Ha una grande determinazione, si farà valere”, diceva nei mesi scorsi il suo mentore politico Mario Furore, europarlamentare e coordinatore provinciale M5S, ovvero colui cui si deve la scelta di puntare su Episcopo per le comunali foggiane. Ebbene, come l’Attacco ha rivelato giorni fa, si stanno cominciando a notare posizioni differenti all’interno del campo largo progressista e prime divergenze tra Episcopo e chi, finora, riteneva di poterla consigliare e guidare in questa esperienza da prima cittadina.
Lo si è visto rispetto all’intenzione, che la sindaca ha manifestato, di mantenere sia la segretaria generale Maria Giuseppina D’Ambrosio che il dirigente capo di gabinetto Giuseppe Marchitelli. Nel campo largo i big Raffaele Piemontese (vicepresidente della Regione e dominus Pd) e Furore stando ai beninformati non avrebbero mai avuto dubbi rispetto alla scelta di non avvalersi più di nessuna delle due figure. Episcopo, invece, nel giro di poche ore, ovvero dalla sera alla mattina, avrebbe cambiato idea al riguardo. D’Ambrosio, che non è molto amata da vari pezzi della tecnostruttura, fu scelta nel 2021 dall’allora commissaria straordinaria Marilisa Magno e non si è mai occupata di città capoluoghi di provincia, o comunque di realtà simili a Foggia, comune da circa 150mila abitanti.
Ancor più forti i dissensi, nel campo largo e negli uffici dell’ente, per l’ipotesi che possa restare Marchitelli, il quale fu assunto ex articolo 110 Tuel, dunque a tempo determinato, e che deve andare via a dicembre, al pari della sipontina Silvana Salvemini. Ma il funzionario giunto dal Comune di Sant’Agata di Puglia, si oppone tramite il proprio legale, che rivendica per lui un incarico che abbia la durata di almeno tre anni. Ma Marchitelli fu scelto dopo le dimissioni della cerignolana Maria Concetta Valentino, tra gli idonei di quella stessa procedura pubblica. Insomma, non si procedette con una nuova procedura, ma chiamando direttamente Marchitelli a sostituire Valentino fino al 30 novembre 2023. A selezionarlo fu, peraltro, la segretaria generale D’Ambrosio, che ora starebbe spingendo affinché sia confermato quale capo di gabinetto.
Nessun colloquio, dunque, con la commissione straordinaria competente per la decisione finale sugli assunti. E’ quanto si evince dalla determina del 29 dicembre 2022: “Per l’effetto delle dimissioni volontarie (di Valentino, ndr), l’amministrazione comunale ha ritenuto, tra gli ulteriori candidati appartenente alla rosa degli idonei, contattare il dottor Marchitelli, comunicando la vacanza della posizione dirigenziale, conformemente a quanto previsto dall’avviso pubblico, nonché nella determinazione dirigenziale di conferimento di incarico, chiedendo, contestualmente, la disponibilità ad accettare l’incarico per la durata corrispondente al residuo periodo oggetto della procedura selettiva, ovvero 30 novembre 2023. In data 23/12/2022 il dottor Marchitelli ha comunicato, mezzo pec, la disponibilità ad assumere l’incarico per il periodo residuo”.
La volontà di Episcopo di assumere decisioni autonome, senza sottostare a diktat partitici, se da un lato ne conferma la verve e il piglio (insieme al convincimento di essere enormemente titolata), dall’altro si scontra però con un dato di fatto legato ai numeri della vittoria al primo turno.
Episcopo ha ottenuto 36.801 preferenze, pari al 52,78%, facendo peggio delle sue dieci liste, che hanno conquistato 36.998 voti, ovvero il 55,22%. Non si tratta di una grossa distanza, anzi: appena 197 preferenze, un nulla. Quello che piuttosto viene sottolineato dagli addetti ai lavori della politica nostrana è come, in un caso più unico che raro, la vincitrice delle amministrative sia stata l’artefice della lista civica del sindaco più debole di tutte le cinque in campo.
La sua lista Nessuno escluso si è infatti fermata ad uno sconfortante 2,05% con 1.373 voti e 1.419 preferenze, priva di eletti e ultima nella speciale classifica delle liste omologhe degli sfidanti: quella di Raffaele di Mauro, candidato sindaco del centrodestra, ha ottenuto 2.654 voti, pari al 3,96%, e 2.567 preferenze, eleggendo Marco Pellegrino; Nunzio Angiola è riuscito a far eleggere anche una propria candidata, Stefania Rignanese (277), prima nella lista Angiola sindaco, che ha ottenuto 3.239 voti, ovvero il 4,83%, e 2.953 preferenze; meglio di Nessuno escluso ha fatto anche la civica Giuseppe Mainiero sindaco, con 3.855 voti pari al 5,75%, 3.642 le preferenze; ma anche l’ultimo candidato sindaco, Antonio de Sabato, ha costruito la civica principale meglio di Episcopo, portando a casa 1.756 voti pari al 2,62%, 1.679 le preferenze. “Non era mai accaduto che la civica del sindaco eletto non esprimesse nemmeno un consigliere”, analizza un ex assessore comunale. Ma questa singolarità è rimarcata, dietro le quinte, anche all’interno del campo largo progressista, dove alcuni si chiedono come possa Episcopo fare a meno dei consigli di partiti e civiche quando sono stati loro a trascinarla alla vittoria.
Il pensiero corre, com’è ovvio, alla presidenza del consiglio, alla giunta in via di costruzione e alle attese nomine nei cda.
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