Saverio Cassitti (storico campione di preferenze ed ex consigliere comunale con deleghe importanti come al Disagio abitativo nella scorsa amministrazione Landella) è nato, cresciuto e residente a Candelaro. Candidatosi anche a questa volta, i soli 345 voti ottenuti non gli hanno consentito un nuovo ingresso nella massima assise cittadina. l’Attacco lo ha intervistato per commentare l’analisi sull’affluenza alle urne nelle periferie.
Cassitti, si aspettava che nei rioni di Foggia la percentuale di elettori, tutto sommato, tenesse botta?
Ne resto positivamente sorpreso, ma non me l’aspettavo. Anch’io temevo meno affluenza rispetto a quella poi rivelatasi. Perché, stando a quanto avevo ascoltato in questi mesi dalla gente, soprattutto a Candelaro dove trascorro molta parte del mio tempo, avevo percepito delusione e disaffezione nei confronti della politica, soprattutto per ciò che attiene al secondo mandato Landella, che tanti cittadini della mia zona ritengono ‘non essersi comportato bene’.
E allora come spiega la buona affluenza alle urne nei quartieri popolari?
Credo dipenda dal fatto che mai come quest’anno molti candidati in corsa, alcuni anche di ‘peso’, erano espressione delle periferie. Ciò è accaduto, ad esempio, proprio a Candelaro. Dove i candidati originari del rione, essendo in buon numero, sono riusciti a portare molta gente alle urne, tra amici, parenti, conoscenti e persone care. Inoltre, diversi di questi aspiranti consiglieri sono stati bravi nell’effettuare una campagna elettorale in senso tradizionale: sviluppando il porta a porta e dividendosi capillarmente, ognuno per propria area di afferenza e influenza, le strade e gli isolati da battere con la propaganda elettorale. Hanno messo in piedi una campagna elettorale proprio come si faceva un tempo. Come, per esempio, facevo io anni fa, quando insieme all’ex parlamentare (socialista, ndr) Lello Di Gioia passeggiavamo per le strade del quartiere, incontravamo i cittadini per ascoltarli, organizzavamo iniziative e consessi popolari: nel periodo pre-elettorale battevamo il quartiere palmo a palmo. Tornando a queste amministrative, so per certo che alcuni candidati del mio rione, a differenza dalla maggioranza delle liste in corsa, si sono intelligentemente mossi molto in anticipo: alcuni di essi hanno iniziato la propria campagna elettorale tra le vie del quartiere addirittura due anni fa. La gente li ha premiati, almeno in qualche caso, andando alle urne ed eleggendoli: risultati in tal senso meritati.
A cosa imputa invece il suo flop elettorale?
Sono partito probabilmente troppo tardi. La mia campagna ha avuto inizio il 23 settembre, ad un mese soltanto dalla chiamata alle urne. Probabilmente mi sono troppo affidato al mio ultraventennale impegno in politica, quando, nel corso di tutti questi anni, ho sempre cercato, nel mio piccolo, di dar risposte alle persone più bisognose, di aiutarle rispetto alle necessità che di volta in volta mi rappresentavano. Pensavo che questo mio retaggio politico sarebbe bastato. Mi sbagliavo. Detto questo, è stata una campagna elettorale anomala, certamente troppo veloce: la data delle urne fissata ad ottobre ha lasciato molti di noi impreparati. In tanti, nei partiti e nelle liste poi scesi in campo, auspicavano si potesse votare a maggio ‘24, il che ci avrebbe consentito di articolare certamente meglio l’intera sfida elettorale.
Ha ragione chi sostiene che questa campagna elettorale ha per lo più ignorato le periferie facendovi mancare una convinta vicinanza della politica?
Credo proprio di sì. Nelle zone più disagiate della città non ho visto iniziative elettorali che affermassero l’ascolto in presenza de parte dei candidati. Ad eccezione degli eventi, tra passeggiate e comizi, di Giuseppe Conte, che tanto al Cep quanto a Candelaro hanno fatto molta presa sulla gente dei rioni, decretando infine un boom di consensi per i 5 Stelle nelle aree popolari. Anche Mainiero, d’altronde, si è fatto vedere a Candelaro con quella ‘furbata’ di comizio andato in scena il venerdì prima della chiamata al voto.
La predilezione dei quartieri popolari per il 5 Stelle dipende, secondo lei, anche dal reddito di cittadinanza?
Penso di sì, inutile prenderci in giro. Il fatto che i 5 Stelle siano stati promotori di misure sociali come il reddito di cittadinanza ha influito molto sull’orientamento di voto di quartieri in cui c’è tanta fame, povertà e disoccupazione. Non che i foggiani più sfortunati vogliano campare sulle spalle dello Stato, ma misure come il Rdc avevano rappresentato in qualche modo una ventata di fresco nelle vite di queste persone. Questa gente pensa che il MoVimento possa ancora riuscire ad invertire una rotta che però è segnata dal provvedimento di senso opposto del governo Meloni. Mi dispiace per chi ha votato 5 Stelle con la speranza che qualcosa possa cambiare in tal senso: il reddito di cittadinanza purtroppo non ci sarà più. Sarà sostituito con il reddito di inclusione, le cui richieste inizieremo a fare sin da subito per i nostri concittadini ma che purtroppo non riuscirà a sostenere il peso delle tante famiglie foggiane in difficoltà.
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