Nell’edizione di ieri, l’Attacco ha riportato il contenuto di un messaggio che il signor Pietro Ciuffreda, padre della ex consigliera comunale forzista Angelica Ciuffreda, aveva mandato all’allora Sindaco Gianni Rotice. Lei non è la sua unica figlia, ne ha altre due. Una lavora nel campo medico e sanitario, mentre l’altra è impegnata con gli studi universitari. Nel 2000, Pietro era uno dei due proprietari dell’hotel ristorante Riviera, sul lungomare di Siponto. Aveva due cuochi in servizio, però gli piaceva andarsene in cucina e imparò sul campo ad affinare quella sua passione dei fornelli. Nel 2008, termina quell’esperienza e ne inizia un’altra. A Foggia, stavolta, sul binario 1 della stazione ferroviaria. Lì c’era il tabacchi che ha gestito per buoni due anni, prima di tornare a Manfredonia ingrassato di 24 chili per lo stress e l’impossibilità di allontanarsi dalla sua attività, altrimenti avrebbe dovuto chiuderla. Prova di nuovo con la ristorazione e gestisce un’attività che chiama Nuova Riviera, ma dopo due anni sceglie di tirare giù la serranda. Si rimette in discussione e si propone per le cucine della ristorazione locale, preferendo la dignità dei lavori che, man mano, svolge. C’è di mezzo il desiderio di un uomo che cerca un posto di lavoro a tempo indeterminato e, nei momenti di maggiore crisi dell’Amministrazione, sembra voler tenere due piedi in una scarpa pur di raggiungere il suo obiettivo. Quel messaggio lascia intendere che è corteggiato da ambo i fronti in campo, e le dimissioni di sua figlia dipenderebbero solo dal soddisfacimento o meno della sua richiesta. Il signor Ciuffreda ha recuperato la memoria, dopo i “non ricordo” di ieri e, a seguito del clamore del precedente articolo “che ha messo in cattiva luce anche mia figlia, mentre lei non sapeva proprio niente”, ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti e mostrare i messaggi scambiati con il cellulare per supportare le sue parole.
Il 12 ottobre scorso, Rotice manda il seguente messaggio WhatsApp a Pietro Ciuffreda: “Questa mattina sono al comune se passi per le ore 15”. Pietro risponde: “Ok 15 - 15,15”, ricevendo un “ok” di assenso dall’allora Sindaco. Si incontrano e, secondo la versione di Pietro, Rotice gli chiede di intervenire per far spostare la figlia Angelica nella sua maggioranza. “Gianni ho parlato con Angelica – scrive Pietro la mattina seguente – e ti facciamo sapere quando dobbiamo incontrarci. Nel frattempo vedi come sistemare la faccenda così aggiustiamo la situazione, mi raccomando alla documentazione che ti portai può essere importante”. La risposta che riceve da Rotice è: “Certamente ne riparliamo quando ci incontriamo”, seguito a stretto giro dalla richiesta: “Riesci a riportarmela la documentazione” e il subitaneo riscontro di Pietro: “Penso di sì”.
Il messaggio che invia a Rotice il 17 ottobre scorso è più esplicito. “Buonasera Gianni ho parlato con Angelica ed è disposta a fare come dici tu Però quando ci dobbiamo incontrare – scrive quando sono passate da poco le 21 – vuole vedere il contratto di lavoro che dovrei firmare. Questo è perché c’è stato un precedente dove non si sono rispettati determinati accordi presi prima. Fammi sapere quando ci dobbiamo incontrare”.
Rotice risponde la mattina del 18 ottobre: “Buongiorno Pietro non conosco i precedenti, ci vediamo anche con Angelica e ne riparliamo”. Fissa un appuntamento per il pomeriggio del 23 ottobre, poi lo sposta al giorno dopo e, infine, lo rinvia a sabato 28 ottobre scorso.
La mattina del 27 ottobre, però, Pietro manda a Rotice il messaggio che abbiamo reso noto ieri su queste colonne, del quale oggi fornisce un’altra verità.
“Mi è stato consegnato un foglio sul quale stava scritto quel messaggio che ho inviato il giorno dopo. Pensavo che era una cosa a favore mio... ve lo consegnerò” (poi dice che non lo trova più)
Innanzitutto, spieghi che rapporti ha con l’ex Sindaco Gianni Rotice. Da quanto tempo lo conosce?
Lo conoscevo come imprenditore e quando doveva iniziare la campagna elettorale dissi ad Angelica che avremmo dovuto portare 100 voti a Rotice, come mi aveva chiesto, così mi avrebbe trovato un posto di lavoro nella sua azienda. Mia figlia ha preso molti voti ed è stata eletta, ma lei non aveva tutta questa voglia Ultimamente, era stata pure bersagliata di chiamate da Gianni e da suo cognato, tanto è vero che era andata via da Manfredonia.
Pensava che Rotice avrebbe potuto aiutarla per trovare occupazione stabile?
Faccio parte di una categoria protetta, dal momento che sono orfano di servizio. Mio padre era ferroviere ed ebbe un incidente sul lavoro. Rotice mi aveva promesso un posto di lavoro duraturo. In precedenza, avevo lavorato qualche mese nel ristorante pizzeria Reginella, sul porto turistico Marina del Gargano, che è di suo cognato. Lavoravo lì perché lui mi aveva detto ‘lavora qui per ora e poi vediamo’. Ci sono rimasto per quasi un anno, poi hanno chiuso a settembre scorso.
Veniamo ai giorni della caduta del governo cittadino. Ha visto l’allora Sindaco, nell’immediatezza della presentazione delle 13 dimissioni che lo hanno sfiduciato?
L’ho incontrato nel pomeriggio di giovedì 26 ottobre scorso nella zona industriale di Manfredonia, dove ha sede la sua azienda, dal momento che mi aveva chiamato quella mattina. Era per il posto di lavoro che cercavo, e lui aveva i miei documenti che gli avevo lasciato tempo prima. Ci vedemmo e mi consegnò il messaggio che ho inviato dal mio cellulare il giorno dopo, quello che avete pubblicato sul giornale di ieri.
In che senso le consegnò il messaggio?
Ce l’aveva già scritto su un foglio di carta che mi ha consegnato. Mi ha detto: non lo mandiamo da qui, perché se intercettano le cellule telefoniche vedono che siamo vicini. Poi mi ha detto ancora: me lo mandi domani mattina presto (venerdì 27 ottobre, ndr) da casa tua, tra le 7,30 e le 8. Io sarò nella zona industriale, ti rispondo e vieni qui, mi ha detto ancora quel pomeriggio.
Secondo quello che sta dicendo, lei avrebbe ricopiato il testo scritto su questo foglietto nel messaggio Whatsapp che l’Attacco ha reso noto ieri?
Sì. Mi sono svegliato la mattina alle 7,30 per scrivere quel messaggio. Scrivevo, poi sbagliavo, tornavo indietro, cancellavo, scrivevo un’altra volta. Ci ho messo mezz’ora per finirlo tutto e gliel’ho mandato.
Sono affermazione piuttosto gravi. Possiede questo foglietto a cui si riferisce?
L’ho conservato senza nemmeno sapere bene perché lo stavo facendo. Però ce l’ho nel mio garage, credo, dal momento che non volevo che restasse troppo in vista. Lo cercherò e non avrò problemi a mostrarlo.
Si impegna a consegnarcelo?
Certo.
Lei non avrebbe agito, quindi, di sua iniziativa?
No. Però pensavo che fosse un messaggio a favore mio, che mi avrebbe aggiustato la situazione. Invece, lui ha voluto far passare il messaggio che sono quegli altri ad avermi promesso il posto di lavoro. Qualcuno gli aveva già detto quello che stava succedendo, prima che lo incontrassi, però non credevo che si doveva servire di me. Ha previsto tutto, c’è qualche mente diabolica dietro di lui. Lo dico perché lui, secondo me, queste cose non riesce a pensarle.
Si riferisce a Forza Italia, quando dice che verrebbero screditati “quegli altri”?
Sì, a loro.
A l’Attacco risulta che lei abbia incontrato persone di Forza Italia proprio in quella frenetica mattinata del 27 ottobre scorso.
Li ho incontrati per caso e ho detto a loro che Angelica non firmava le sue dimissioni. Invece se l’è vista tutta lei, e non mi ha risposto più al cellulare.
Abbiamo riscontri circa la sua presenza al Regio Hotel, la mattina del 27 ottobre scorso, insieme a esponenti forzisti. Come lo spiega?
Mi portò lì l’ex vicesindaco Giuseppe Basta, che conosco da tempo. C’era suo padre Michelangelo e un altro paio di persone che non conosco. Ma sono andato via subito. Ho detto che la ragazza è maggiorenne e se la vede tutto lei per conto suo, non volevo che firmasse perché avevo la garanzia di Rotice del posto di lavoro che mi doveva dare.
Le era stato promesso qualcosa da questi rappresentanti di Forza Italia o lei aveva chiesto qualcosa?
No, no. Ero sicuro che mi avrebbe aiutato Rotice, dal momento che gli ho portato i miei documenti e c’era già il precedente che aveva messo una buona parola per me quando ero andato a lavorare al Reginella. Mi chiamò anche Rotice quella mattina e gli dissi che mia figlia non mi rispondeva e non sapevo cosa stava succedendo. Era arrabbiata con me, dal momento che l’avevo messa in mezzo ad una cosa in cui lei non c’entrava niente. Non le avevo detto niente.
Lei lascia intendere, in un messaggio, di governare la firma o meno di sua figlia sull’atto delle dimissioni da consigliera.
Non era vero. Ho fatto tutto a sua insaputa. Angelica voleva andarsene da tempo e dimettersi da consigliera prima ancora che succedesse tutto questo imbroglio. Si era stancata perché in quel periodo stava per terminare i suoi studi e, nel frattempo, subiva pressioni anche da persone non del suo partito ma che le sono molto vicine. Io invece le consigliavo di mantenere ancora, perché sapevo che Reginella doveva chiudere e Gianni mi doveva trovare il posto di lavoro.
Su quali basi lei pensava che sua figlia non avrebbe firmato le dimissioni?
Perché non era a Manfredonia, quindi stavo abbastanza tranquillo. Lo dissi anche a Gianni, che mi chiamò più di una volta quel giorno. Ero convinto che visto che non stava qua, la sua firma non ci sarebbe stata.
È stato assunto a tempo indeterminato presso la RSSA Stella Maris di Siponto?
Veramente? Allora adesso vado lì! Ma no, assolutamente. Sto in prova in un locale cittadino, sempre in cucina. Faccio il cuoco e, se cambiassi lavoro, lo farei soltanto per un posto a tempo indeterminato.
Il signor Pietro ha mandato un messaggio audio dopo le 18 di ieri, riferendo che “sto cercando il foglietto ma non lo trovo”.
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