Tutto il mondo è paese – dice la massima – e, in fin dei conti, può attagliare al contesto di Manfredonia. Non ci sono tratti di originalità, però la polemica scoppiata veemente tra Gianni Rotice e Forza Italia, insieme al Partito Democratico in seconda fila, sta assumendo contorni che dovranno essere approfonditi anche oltre il contesto giornalistico. Pesano come macigni le parole che l’ex Sindaco ha riferito durante la trasmissione ‘Il Punto’, condotta da Manila Gorio. “I consiglieri sono stati comprati con i posti di lavoro. Provate a chiedere alla consigliera di Forza Italia”, la vibrante accusa. Ne erano rimasti in 3 perciò, ad esclusione, si è risaliti all’ex consigliera Angelica Ciuffreda. Verterebbe su questo fattore vitale – dal momento che garantisce la dignitosa esistenza –, il posto di lavoro, la ricompensa che sarebbe stata ottenuta per le dimissioni consegnate davanti ad un notaio a Borgo Celano, frazione di San Marco in Lamis. Non ne avrebbe goduto direttamente uno dei 13 firmatari, bensì se ne sarebbe giovato Pietro Ciuffreda, che è il papà della ex consigliera comunale di Forza Italia Angelica Ciuffreda, stando ad alcuni rumors. “Stamattina Michelangelo (Basta, coordinatore forzista, ndr) doveva venire a prendere ad Angelica perché si stanno organizzando per andare a firmare per farti cadere”, risulta che il signor Pietro abbia riferito all’ex Sindaco in un messaggio che l’Attacco ha potuto leggere.
Era una mattinata convulsa, quella di venerdì 27 ottobre scorso. Quasi dalla sera alla mattina, i 12 consiglieri di minoranza erano diventati 13, con l’innesto della consigliera di maggioranza Sara Delle Rose. In realtà, la dissidenza di quest’ultima non era stata mascherata nelle settimane precedenti ma fu soltanto la sera del 26 ottobre scorso che si ebbe la conferma che era disposta anche a consegnare le proprie dimissioni.
Il blitz è stato tenuto segreto a tutti fino quasi all’ora di pranzo del 27 ottobre, anche perché la certezza vera e propria ha stentato a lungo per arrivare. Ora mancava una firma che doveva arrivare per posta (Giulia Fresca e Mariarita Valentino) e ora un’altra che non era stata ancora apposta suscitava dubbi se sarebbe stata confermata o meno.
In questo marasma, il signor Pietro Ciuffreda dialoga virtualmente con Rotice. Sua figlia sosteneva il Sindaco fino alla rottura sancita con Forza Italia, invece lui, in quella giornata che sarà l’ultima del primo cittadino a Palazzo San Domenico, intrattiene ancora rapporti con l’allora Sindaco.
“Mi ha già chiamato Michelangelo perché gli ho detto che Angelica non è con loro – specifica, sottolineando quindi che mancherebbe il numero fatidico di 13 firme che farebbe sciogliere il Consiglio comunale -. Adesso sta bersagliando Angelica di messaggi dicendogli che stava provvedendo lui per me. Allora gli ho detto che Angelica fa quello che dico io”.
L’aggiornamento finale con messaggio che il signor Pietro invia dal cellulare a Rotice è che “Adesso mi ha chiamato già Diego (presumibilmente Giandiego Gatta in un errore di digitazione, ndr) pregandomi di fare firmare Angelica. Gli ho detto no ma adesso dipende tutto da te per non farla schierare dalla loro parte. Se hai cinque minuti adesso ci prendiamo un caffè e ti spiego cosa stanno organizzando”.
Un invito finale che non è noto se abbia poi avuto seguito o meno. Interrogato da l’Attacco, infatti, Ciuffreda risponde testualmente: “Non ricordo”. Non conferma il contenuto del suo scambio con l’ex primo cittadino ma nemmeno lo smentisce.
L’impressione è che si sia messo ‘sul mercato’ garantendo per la scelta che avrebbe preso sua figlia, pur di vedersi gratificato con una proposta di lavoro da parte di qualcuno che “provveda” per lui.
“Non mi ricordo questi messaggi. Bisognerebbe andare indietro nel tempo e non ho memoria”, la sua versione. E quando gli viene fatto notare che non è proprio abituale che qualcuno possa dimenticare se ha scambiato messaggi con una persona che era il Sindaco della sua città, a quel punto conferma di averlo fatto. “Sì, ho scambiato messaggi. Ma abbiamo parlato di argomenti – prova a chiarire - che non hanno niente a che fare con questo qua”.
Non ricorda nemmeno di aver detto che gestiva le dimissioni di sua figlia, piuttosto aggiunge quasi a mezza voce che “lei ragiona con la sua testa”.
Nella ridda di voci che stanno circolando, troppo spesso allungando ombre che sarebbero inquietanti qualora dimostrate, bisogna riferire di quella che assicurava l’avvenuta assunzione a tempo indeterminato di Pietro Castriotta presso la RSSA Stella Maris di Siponto. Si specificava anche che sarebbe andato da poco a svolgere mansioni di manovalanza, perciò l’Attacco ha provato a verificarlo facendo riferimento a Michele La Torre, patron del gruppo Cooperativa Santa Chiara, ma senza esito positivo.
“Il PD, attraverso Michele La Torre che è vicino, ha dato il lavoro al padre e la figlia, che sta con Forza Italia, ha firmato le dimissioni”, era la tesi sostenute da alcuni. Allo stato attuale, invece le informazioni raccolte escludono la fondatezza della notizia. Per buona pace, almeno per ora, di chi immaginava di aver individuato una testimonianza dell’asse tra PD e Forza Italia per far cadere Rotice. Una comunanza di interessi che sicuramente c’è stata ma che, piuttosto, lo spregiudicato ex primo cittadino sipontino continua a leggere con sospetto.
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