Sono 13 i Comuni di Capitanata attesi alle urne il 9 giugno 2024 per il rinnovo del consiglio comunale, contestualmente alle elezioni europee. Manfredonia si ritrova nuovamente commissariata dopo la caduta dell’amministrazione di centrodestra di Gianni Rotice. A San Severo, così come a San Giovanni Rotondo e Torremaggiore, le amministrazioni uscenti (coi sindaci Francesco Miglio, Michele Crisetti ed Emilio Di Pumpo) sono di centrosinistra. Apricena è rimasta una delle pochissime amministrazioni in mano al centrodestra, col due volte sindaco Antonio Potenza, oggi di Forza Italia. Poi ci sono I piccoli e piccolissimi centri: Isole Tremiti (in mano adesso al vicesindaco, reggente dopo il decesso del primo cittadino Peppino Calabrese), Biccari (Gianfilippo Mignogna), Carlantino (Graziano Coscia), Castelnuovo della Daunia (Guerino De Luca), Celle San Vito (Palma Maria Giannini), Deliceto (Pasquale Bizzarro), Poggio Imperiale (Alfonso D’Aloiso), Stornarella (Massimo Colia).
Lo stallo e i problemi che restano a Foggia rispetto alla formazione della giunta della sindaca Marida Episcopo stanno impedendo ai referenti provinciali di partiti e movimenti civici di iniziare ad occuparsi seriamente delle comunali 2024, come ha confermato da ultimo a Manfredonia il rinvio della riunione che il M5S avrebbe dovuto tenere lunedì sera col proprio coordinatore provinciale ed europarlamentare Mario Furore.
“Al momento non ci sono contatti con gli altri partiti, né per Manfredonia né per San Giovanni Rotondo e San Severo”, spiega a l’Attacco Furore. “Vogliamo prima sistemare le cose a Foggia”. Questo è anche il motivo per cui la richiesta del Pd locale di confrontarsi con gli ex consiglieri comunali contiani Gianluca Totaro e Raffaele Fatone non è stata per ora accolta. L’intenzione di dem e 5S è comunque chiara: replicare il campo largo progressista, vincitore nella città capoluogo, ovunque sia possibile farlo, ovvero in tutti i contesti in cui ce ne siano le condizioni.
A partire dalla necessaria condivisione e sul giusto nome attorno al quale unirsi, che per i pentastellati deve essere quanto più simile all’operazione Episcopo, con la individuazione di una personalità che appaia terza, indipendente e autonoma rispetto ai partiti. Ma i due anni dell’amministrazione Rotice e la disastrosa guerra finale dell’edile col parlamentare di Forza Italia Giandiego Gatta (che ne era stato il principale sponsor politico nel 2021) hanno a tal punto ringalluzzito il dominus Pd Paolo Campo da fargli ritenere che i dem abbiano finito di scontare il periodo di Purgatorio (che aveva costretto il partito a rinunciare persino al simbolo alle scorse elezioni) e possano nuovamente tornare ad esprimere il candidato sindaco, stavolta per il fronte giallorosso.
Stando a fonti interne dei dem, infatti, il consigliere regionale ed ex sindaco sarebbe convinto che chiunque venga candidato sia destinato a vincere dopo lo sfascio di Rotice&Gatta. “Ma non sarà di nuovo Gaetano Prencipe, questo è certo”, dicono a l’Attacco alcuni dem legati a Campo riferendosi all’ex sindaco, che perse nel 2021 la sfida contro Rotice e che è stato il leader della minoranza consiliare.
“Guardiamo oltre e scaldiamo i motori”, è la frase postata da Campo accanto alla foto che lo ritrae col presidente della Regione Michele Emiliano alla manifestazione tenuta da Libera sabato scorso a Manfredonia. C’è chi racconta dei tentativi che sarebbero stati fatti invano da Campo già da diverso tempo per convincere uno dei propri fedelissimi, dalla sorella ex consigliera comunale ed avvocata Mariagrazia al trentenne Matteo Gentile (inesperto, oltre che titolare dello Smart Lab Coworking destinatario di diversi fondi regionali). In una recente riunione piddina c’è stato anche chi ha ipotizzato di puntare su altre figure sempre legatissime a Campo, come gli avvocati Marco Tricarico e Pascal Aulisa.
Soluzioni che non convincono in primis l’altra parte del Pd, quella più umile e consapevole del fatto che l’elettorato sipontino non ha dimenticato il pre-dissesto finanziario, gli errori delle amministrazioni di centrosinistra fino alla caduta di Angelo Riccardi, lo scioglimento del consiglio comunale per mafia, ovvero tutto quello che è avvenuto fino al 2019 e che ha reso possibile, incredibilmente, la vittoria di Rotice.
E del resto non è nemmeno da escludere a priori la possibilità che un’altra operazione sul modello Rotice possa convincere parte della comunità.
E’ con questa parte degli spaccati dem, che sarebbe favorevole a un autorevole candidato sindaco espresso dal M5S, che i contiani sipontini ragionano già da qualche tempo sul da farsi. “Ma finora ciascuna parte resta coi propri nomi e, per ora, non c’è l’intenzione di appoggiare un candidato terzo”, spiega un beninformato a l’Attacco.
Intanto riappaiono le vecchie conoscenze Antonio Tasso e Massimiliano Ritucci (rispettivamente ex parlamentare ed ex consigliere comunale), che tramite la propria associazione Agiamo hanno fatto sapere di esserci. Rotice ha detto chiaramente, su queste colonne, che non intende ricandidarsi e che spera che il proprio gruppo non si disperda. Mentre Gatta e Forza Italia tenteranno nei prossimi mesi di dar vita ad una coalizione fortemente civica e trasversale, non limitata al solo centrodestra, in modo da tener testa al campo largo.
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