E’ datata 26 giugno la mozione di sfiducia protocollata lo scorso 21 novembre: tutti i 14 consiglieri della maggioranza (Partito democratico, Con, M5S, Senso Civico e Lista Bonito) hanno presentato il documento per revocare l’incarico da presidente del Consiglio comunale di Cerignola a Sabina Ditommaso, anch’essa espressione del Pd locale. Contattata da l’Attacco, l’avvocata cerignolana ha prima esordito con “un non rilascio dichiarazioni” per poi affermare di aver inviato una comunicazione formale al Sindaco Francesco Bonito, ai Consiglieri comunali e alle autorità competenti (Prefetto e Procura di Foggia, ndr). “La mozione di sfiducia è illegittima perché è infondata giuridicamente”, ha evidenziato Ditommaso a l’Attacco. “E’ solo una questione politica – ha aggiunto –. E’ messo nero su bianco quando i Consiglieri parlano (nella mozione di sfiducia, ndr) di documento politico in merito alle dimissioni. Non esiste per la presidenza del Consiglio”.
All’interno del documento sottoscritto dai 14 Consiglieri comunali – visionato da l’Attacco – viene specificato che Ditommaso “ha ripetutamente rinunciato al suo ruolo di imparzialità al di sopra delle parti e degli schieramenti politici”. Poi si va nello specifico: la presidente del Consiglio comunale “ha gestito la massima assise con una gestione personalistica del ruolo, impedendo in più occasioni ai Consiglieri comunali di minoranza di intervenire nel dibattito, gestendo a propria discrezione il tempo a loro disposizione e – in diverse circostanze – limitando gli interventi attraverso la disattivazione del microfono”.
E poi “in diverse occasioni, durante la conferenza dei capigruppo, i punti all’ordine del giorno erano già decisi, come era già decisa la data di convocazione del Consiglio comunale impedendo” tali decisioni “ai Consiglieri comunali”. Inoltre, viene specificato che Ditommaso “ha preso parte a riunioni di maggioranza intervenendo su temi di natura prettamente politica, cercando di far prevalere il suo peso politico, quindi venendo meno al ruolo di superpartes e neutrale a lei affidato”.
Infine, “nonostante l’indicazione da parte dei Consiglieri di minoranza e dei relativi capigruppo di essere componenti delle commissioni da loro indicate, la presidente del Consiglio si rifiutava categoricamente di rispettare la loro volontà. Tale rifiuto, non motivato, è stato oggetto di dibattito in ben tre Consigli comunali”.
Ditommaso rifiuta quanto le viene addebitato. “Assolutamente no – ha detto a l’Attacco – non so dove tutto ciò è documentato, la normativa è chiara: devono sussistere violazioni di legge e di regolamento. E’ incomprensibile, deve essere indicato precisamente: non si può citare (una presunto addebito, ndr), senza specificare. Non esiste nulla, parlano i verbali. E sono chiari. Loro confondono il ruolo politico con quello istituzionale. Se la mozione viene approvata che succede? Non ne ho idea”, ha concluso Ditommaso.
Che la questione sia anche politica viene citato nella stessa mozione. “E’ legittima la rimozione del presidente del Consiglio comunale nella misura in cui, oltre a risultare suffragata da una non palesemente arbitraria valutazione politico-discrezionale, si fonda su fatti ben precisi”. Quelli prima elencati. Ma non è tutto.
Sin dalla genesi dell’attuale governo cittadino – come detto a l’Attacco all’inizio di quest’anno da un esponente di maggioranza in Aula – vi era un accordo sull’avvicendamento della presidenza del Consiglio comunale. Dunque, era già nell’ordine delle cose che Ditommaso avrebbe fatto un passo di lato a un certo punto, verso la metà della legislatura. I civici – intorno marzo – hanno posto la questione della rappresentanza istituzionale. E hanno puntato la presidenza del Consiglio comunale perché secondo loro è una dinamica che investe l’Assise. La questione è stata posta al Pd che ha ricevuto come controproposta la possibilità di entrare in possesso delle alcune deleghe all’epoca in capo al Sindaco. Per questo motivo, sempre nei mesi scorsi, si era quasi certi che la vicenda sarebbe stata risolta dal punto di vista politico e non con “passaggi bruschi all’interno dell’Assemblea”.
E poi che cosa è successo? “Da giugno ad oggi ci sono state delle interlocuzioni sviluppate sul piano politico – ha ammesso a l’Attacco un big del Pd locale –. E la mozione è l’extrema ratio, visto che il dialogo non ha portato a nulla. Abbiamo tempo fino al 30 novembre per cercare ancora una soluzione prima di arrivare in Aula, questa volta però c’è la spada di Damocle della sfiducia e dunque in un modo o nell’altro si metterà la parola fine alla vicenda. Le interlocuzioni – viene ribadito a l’Attacco – proseguiranno fino all’ultimo momento possibile. C’è però un dato politico inequivocabile: 14 Consiglieri, tutti, hanno sottoscritto una mozione di sfiducia e dunque sarebbe stato più opportuno dimettersi”.
Ad ambire al posto di Ditommaso sarebbe Gino Giurato del gruppo Con. Ma l’avvocata sarebbe pronta a dare battaglia. Infine, c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: qualora la mozione di sfiducia producesse i suoi effetti, Ditommaso siederebbe tra i banchi del Consiglio comunale. In quale veste? Verrebbe sacrificata per non creare ulteriori scossoni interni alla maggioranza? Tra una settimana la matassa, forse, sarà sbrogliata.
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