Pitta rivendica querela a Niro ma per conto terzi. C’è aria di intimidazione politica e minoranza si imbavaglia

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La seduta del Consiglio comunale di giovedì sera a Lucera è servita se non altro a comprendere almeno in parte il processo politico, tecnico e giudiziario che ha portato alla querela del Sindaco Giuseppe Pitta nei confronti della consigliera di minoranza Francesca Niro. Una decina di giorni fa, l’insegnante lucerina aveva scritto un brevissimo post su Facebook, criticando la tempistica con la quale sono stati gestiti e indetti due bandi di concorso del Comune che cerca due vigili urbani e tre istruttori tecnici, e invocando la buona fede sull’intero procedimento. Tuttavia l’innesco era stato acceso da una molto più argomentata e feroce presa di posizione del commercialista Marcello Mazza, il quale aveva posto seri dubbi sulla legittimità dell’operazione, sollevando rilievi anche sulla richiesta di requisiti, ritenuti volutamente troppo stringenti.

Pitta durante il dibattito generato sull’argomento, ha semplicemente affermato: “Non posso consentire che si metta in dubbio la professionalità e la buona fede degli uffici comunali, competenti sulle procedure, e che lavorano con onestà”. Insomma, una querela per conto terzi, se è vero che Niro non aveva fatto alcun riferimento alla politica che però entra in maniera evidente in questa vicenda. Non a caso, quasi tutta la minoranza (eccetto Antonella Matera) ha presentato un ordine del giorno con il quale è stata espressa la solidarietà per quanto accaduto alla sua componente. Giuseppe De Sabato, Fabrizio Abate, Francesco Di Battista, Pasquale Colucci, Davide Colucci, Vincenzo Checchia, Raffaele La Vecchia, Francesco Aquilano, Francesco Russo e Franco Ventrella hanno stigmatizzato a più riprese questa decisione che non ha comunque precedenti nel passato recente di diatribe tra schieramenti. 

“Viene leso fortemente il ruolo e il prestigio non solo di Niro, ma dello stesso Sindaco di una città che ha sempre fatto della libera espressione di critica, di proposte, di analisi dei comportamenti dell’Amministrazione comunale, uno dei diritti inviolabili riservati ai rappresentanti dei cittadini liberamente eletti - è stato scritto nella mozione – e questa querela non ha alcun senso, perché il pensiero esercitato non ha assolutamente voluto risolversi in una offesa della onorabilità di Pitta, rimanendo nei limiti posti dall’intero ordinamento giuridico, esprimendo un giudizio critico negativo sull’operato della Amministrazione su aspetti veritieri ed inconfutabili. L’intero Consiglio esprima solidarietà nei suoi confronti, per tutelare la libertà di parola e di pensiero di chi rappresenta i cittadini di Lucera nel consesso comunale e al di fuori dello stesso. Un eventuale voto contrario rappresenterebbe un grave vulnus per l’esercizio del mandato conferitoci dai cittadini e che mette a repentaglio il ruolo che tutti noi rivestiamo, tramutandosi in un grave atto di limitazione al diritto di parola e di pensiero che la Costituzione ci riconosce”.

Il documento alla fine (Pitta e Niro astenuti) è stato bocciato dal voto contrario delle maggioranza, scatenando una doppia reazione: tutti i consiglieri di opposizione presenti si sono immediatamente imbavagliati durante la seduta, provocandone l’immediata sospensione da parte del presidente, Pietro Di Carlo, e subito dopo c’è stata la vibrata dichiarazione di Davide Colucci, da sempre tra i più attivi sul tema della libertà di pensiero e di stampa, tanto da essere stato il promotore del conferimento della cittadinanza onoraria a Julian Assange, con Lucera proprio il primo Comune d’Italia ad assegnare un riconoscimento al giornalista australiano che ora ne conta almeno una quindicina.

“Questa maggioranza è ridicola e sconfessa sé stessa dopo quanto fatto insieme l’anno scorso – ha detto – anche perché sappiamo bene che ci sono diversi componenti, tra assessori e consiglieri, che non sono d’accordo con l’iniziativa di Pitta, ma sono costretti a votare secondo le sue disposizioni. Il Sindaco non ha ancora compreso la portata di questo suo autogol politico”.

E che questa querela abbia una connotazione politica viene presunto anche da un altro particolare emerso a margine della seduta, quando proprio Pitta ha confidato di aver indicato agli inquirenti diversi nominativi (almeno 6-7) tra quelli che abbia ritenuto più offensivi e diffamatori a commento del post iniziale, ma fino a oggi solo Francesca Niro ha rivelato pubblicamente il suo status di indagata, a seguito di fulminea convocazione da parte dei carabinieri che l’hanno convocata in caserma, per esigenze di identificazione, già all’indomani della presentazione della querela stessa. Degli altri presunti destinatari delle medesime doglianze non c’è ancora traccia, tanto meno le loro generalità che Pitta non ha voluto rendere note.

“Io questa esclusività la leggo semplicemente come un chiaro tentativo di intimidazione per mettere il bavaglio all’opposizione – aveva già commentato la diretta interessata in un precedente intervento sempre sul social network – ma la mia bocca non la metterà a tacere nessuno, neppure il Sindaco. Io esercito un ruolo che è garanzia di democrazia e, se non ledo la sua onorabilità con offese personali, cosa che è sempre stata lontana dal mio modo di fare, se mi pongo legittimi quesiti su questa o quella questione cittadina, se denuncio le varie problematiche che affliggono i nostri cittadini, se esprimo la mia opinione, non sto facendo altro che il mio dovere, quello per cui i cittadini mi hanno eletto e niente e nessuno me lo impedirà, anche perché quando un politico ricorre alla censura, è ormai arrivato al capolinea”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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