E’ un messaggio chiarissimo quello che il M5S di Capitanata manda agli alleati foggiani: se nella città capoluogo le cose nel campo largo non dovessero funzionare bene è a serissimo rischio la sperimentazione dello stesso schieramento anche nei territori attesi dalle elezioni comunali di giugno 2024. Sono ormai trascorse molte settimane dalle urne che il 23 ottobre scorso decretarono la vittoria al primo turno di Marida Episcopo quale sindaca di Foggia e da allora tensioni e bracci di ferro interni alla coalizione non sono stati ancora risolti. Il tempo stringe: la proclamazione degli eletti dovrebbe avvenire, stando ai beninformati, giovedì mentre la prima seduta consiliare sarà convocata “dopo il 17 dicembre”. Si capirà allora, finalmente, come sarà stata trovata la quadra rispetto alla composizione della giunta, davvero a ridosso dalla scadenza del 31 dicembre prevista dalla legge per l’approvazione del bilancio delle allegate variazioni. Il M5S rischia di ritrovarsi con lo stesso numero di assessorati – due – riconosciuti alla lista civica Tempi Nuovi di Sergio Clemente, che però ha eletto solo tre consiglieri rispetto ai cinque dei contiani. Una doppia beffa se si confrontano i due assessori pentastellati con le quattro posizioni che, di fatto, incassa il Pd: tre assessorati di cui due interni e uno in arrivo dall’amministrazione Decaro a Bari (l’assessore ad urbanistica e lavori pubblici Giuseppe Galasso), oltre alla presidenza del consiglio che i dem vogliono attribuire alla “divisiva” e problematica Lia Azzarone, la cui impresa di famiglia partecipa a innumerevoli gare pubbliche. L’Attacco ha rivelato da molti giorni il veto 5S su Azzarone presidente dell’assise.
E’ per tutte queste ragioni che adesso il M5S pretende tre caselle nell’esecutivo e una discussione sulla presidenza del consiglio. Gli alleati replicano che Episcopo è sindaca in quota ai contiani, sebbene non iscritta al Movimento. Ma il coordinatore provinciale ed europarlamentare Mario Furore tira dritto e adesso chiede che, più correttamente, ci siano tre postazioni a testa per Pd e M5S: dunque se Raffaele Piemontese vuole i suoi tre assessori (compreso Galasso) la presidenza dell’assise deve andare ai pentastellati.
Ma quello che avviene a Foggia rischia di avere serie ripercussioni su tutto il territorio di Capitanata: in caso di problemi con gli alleati nel capoluogo il campo largo può saltare per le prossime elezioni comunali di città quali Manfredonia, San Severo e San Giovanni Rotondo, ma anche in vista delle elezioni provinciali di gennaio per il rinnovo del consiglio di Palazzo Dogana.
Del resto i gruppi territoriali sono definiti dai vertici “ovunque riottosi” all’alleanza col Pd. Peraltro, sia a Manfredonia che a San Giovanni Rotondo il M5S sente di avere la forza per esprimere il candidato sindaco: nel primo caso la sensazione diffusa è che il Pd non abbia ancora ricostruito il rapporto di fiducia con la comunità, nel secondo si tratta della città del leader ed ex premier Giuseppe Conte.
“Sto prudenzialmente aspettando che le cose a Foggia vadano bene per intavolare un discorso e un percorso sui territori. Se ciò non accade è inutile tentare di replicare lo stesso modello altrove”, ammette Furore a l’Attacco.
“C'è un po' di freddezza al momento, tanto più che a San Severo, San Giovanni Rotondo e Manfredonia i gruppi territoriali non vogliono allearsi col Pd. Da parte mia ci sarà un impegno nel cercare di capire se sia possibile replicare il campo largo ma vorrei prima che a Foggia quel modello funzionasse nel rapporto con gli alleati. Non mi riferisco ovviamente alla sindaca Episcopo, che godrà sempre del nostro massimo supporto. Se invece la situazione comincia a zoppicare a Foggia non farò passi avanti in quel senso nei territori”.
Furore è reduce da una riunione, domenica sera, col gruppo territoriale M5S di Manfredonia. “E’ una bellissima riunione, in cui mi sono confrontato con gli attivisti e con gli ex consiglieri comunali”, spiega. “Ho riferito che il presidente Conte segue con grande attenzione le dinamiche di Capitanata e vuole che vengano individuati un progetto e un candidato assolutamente validi. La stragrande maggioranza degli attivisti suggerisce prudenza nelle alleanze e chiede a me di aprire i tavoli di confronto che ci saranno. Abbiamo concordato che sono l'unico titolato a partecipare i tavoli di confronto con gli altri partiti, incontri che inizieranno la prossima settimana. Ogni volta mi farò accompagnare da una delegazione locale, composta da ex eletti oppure da alcuni attivisti”.
“Il gruppo, inoltre, mi ha chiesto che il M5S abbia un ruolo leader, che io sia fermo nei nostri valori, nell’affermare che siamo il nuovo e che dobbiamo con forza imporre la nostra visione ai tavoli. Qualcuno mi ha chiesto pure delle civiche e io ho spiegato loro che dialoghiamo con tutti, tranne che con la destra”, conclude Furore, che deve necessariamente lavorare anche in vista della propria rielezione nel Parlamento europeo, a giugno 2024, in concomitanza con le amministrative.
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