Non ci sta affatto Fratelli d’Italia a passare come responsabile della spaccatura del centrodestra a San Severo. Qui il centrodestra – che avrebbe dovuto necessariamente correre unito per evitare la sconfitta in partenza contro il candidato sindaco del campo largo Angelo Masucci – è riuscito, invece, nell’impresa di dividersi addirittura in tre: Forza Italia e alcune civiche con la consigliera azzurra Rosa Caposiena; il raggruppamento UdC-civiche sorto attorno all’ex assessora foggiana Annapaola Giuliani; meloniani e salviniani a sostegno della civica Lidya Colangelo, ex braccio destro di Nazario Tricarico. Una scelta, quella dei FdI inizialmente orientati sui nomi interni Luciana De Lallo o Leonardo Lallo, che ha determinato critiche esplicite da parte del meloniano Emilio Gaeta, del civico Ciro Matarante e dell’ex consigliere comunale FdI Mario Miale, autosospesosi dal partito. Ma si segnala anche l’evidente assenza della senatrice FdI Annamaria Fallucchi, che si mostra del tutto defilata rispetto alle strategie per le comunali di San Severo e Manfredonia. L’atteggiamento di chi non condivide ma preferisce in questa fase non scontrarsi con gli altri due vertici del partito, ovvero il coordinatore provinciale Giannicola De Leonardis e il deputato Giandonato La Salandra. Fonti legate a loro ricostruiscono la sequenza dei fatti. “I primi a mollare la coalizione sono stati UdC e Nuovo PSI, lanciando Anna Paola Giuliani quale candidata sindaca quando sul tavolo del centrodestra c’era il nome di Leonardo Lallo che aveva già registrato la convergenza della Lega”, dicono definendo quella di Giuliani una “operazione nostalgia da 4-5%, che già nel 2014 non produsse nulla con Gennaro Giuliani”.
Evidenziano, poi, il disappunto di chi afferma: “Lei ha fatto per quasi dieci anni l’assessora a Foggia, perché dovremmo sostenerla dopo esserci costantemente impegnati a San Severo?”.
La rottura successiva della coalizione, continuano, è stata opera di Forza Italia, che lunedì scorso ha ufficializzato la propria Rosa Caposiena.
Il venerdì precedente De Leonardis e La Salandra avevano incontrati a Manfredonia il deputato forzista Giandiego Gatta e altri pezzi del centrodestra per parlare delle comunali del Golfo. In quella sede era stato detto al parlamentare sipontino che l’appoggio a Galli avrebbe dovuto significare un passo indietro su Caposiena nella città dei campanili.
Poi, il giorno dopo, ovvero sabato sera, i tre vertici provinciali di FdI erano stati a San Paolo di Civitate ad inaugurare il circolo del partito, lì raggiunti da Gianluca Orlando, segretario cittadino della Lega sanseverese.
Domenica è stato il giorno in cui, concretamente, si è lavorato ad un terzo nome al posto di Caposiena e Lallo: è spuntato prima il nome di Lozupone da area forzista, poi quelli di Pippo Casale e Colangelo. Quest’ultima era la soluzione ritenuta più intelligente da De Leonardis e La Salandra al fine di allargare il campo.
Ma lunedì Caposiena ha fatto il passo avanti dichiarandosi candidata sindaca di FI, Direzione Italia (ovvero il gruppo della consigliera comunale Fabiola Florio), Azzurro Popolare, Centrodestra civico, Indipendenza, Caposiena Sindaco. E’ stata questa seconda azione di rottura ad aver spinto, infine, FdI e Lega a correre con Colangelo.
“Non siamo stati di certo noi a dividere la coalizione, altri hanno fatto uscite a gamba tesa che hanno rotto tutto. La verità è che Caposiena non è riuscita ad aggregare. L’ipotesi di Colangelo è nata per realizzare il campo largo del centrodestra”, dicono da FdI a l’Attacco. “E’ lo stesso modello Basilicata, dove il centrodestra si è portato dentro l’ex governatore lucano dem Marcello Pittella e pezzi di civismo. Colangelo aveva già due liste piene, con FdI e Lega si arriverà a cinque o sei. Nel 2014 Miglio vinse la prima volta non come candidato sindaco del centrosinistra ma come civico, noi proviamo a fare lo stesso allargando la nostra base. Il passo indietro di Lallo consente di recuperare militanti storici di FdI e fa male a quella destra funzionale che oggi si lamenta e si autosospende, laddove non esiste l’autosospensione dal partito. Persone che saranno, piuttosto, espulse”.
Insomma, in FdI provinciale si considera “un’operazione intelligente quella su Colangelo” e si ricorda quanto l’allargamento al civismo sia stato determinante per consentire a Michele Emiliano di vincere in Regione, come pure che alle elezioni provinciali di marzo scorso il presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti ha voluto Colangelo nella propria lista “in antitesi al Pd”.
“Lidya ora sta perdendo persone di sinistra ma, al contempo, stiamo smontando parte della coalizione di Masucci, a cominciare dai renziani di Italia Viva che hanno già annunciato il passaggio con noi”, aggiungono i meloniani.
L’atmosfera è così rovente nel centrodestra che si fa davvero fatica a immaginare la minima possibilità di ricompattamento nel caso di ballottaggio (a cui, peraltro, è oggi difficile capire chi possa approdare). I sostenitori di Colangelo ritengono sia partita “una campagna di diffamazione perché non riescono a fare le liste”, mentre chi appoggia Caposiena replica di avere ad oggi due liste e di stare lavorando per la terza.
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