Grillo ha rivendicato il compenso come garante anche nelle ultime lettere che mi ha scritto. Io non ho mai accettato che fosse pagato per questa funzione, che ha un intrinseco valore morale e non è compatibile con alcuna retribuzione”. Sono le parole di Giuseppe Conte a margine dell'annunciata sospensione del compenso di 300mila euro annuali, che il Movimento 5 Stelle garantiva a Grillo in qualità di garante e di “consulente per la comunicazione”. Difficile per chiunque sostenere che la “consulenza” sia andata in una direzione vantaggiosa per il Movimento. Difficile, inoltre, attribuire a tale compenso una qualche collocazione sostenibile anche da un punto di vista etico e morale”.
E’ il commento del consigliere regionale del M5 Stelle, Cristian Casili, in odore di un ritorno alla vicepresidenza del Consiglio Regionale. Casili è un “contiano” a tutti gli effetti e la faida all’interno del Movimento politico si gioca in attesa della assemble costituente. “Perché pretendere quei soldi da una comunità politica - scrive Casili sul suo profilo Fb -, solo perché si è contribuito alla nascita della stessa, equivale, di fatto, a mettersi sullo stesso piano, e forse anche peggio, degli antichi destinatari dei “vaffa”. Così come pretendere l'autotassazione dei portavoce e, nello stesso tempo, il doppio dello stipendio di un parlamentare. Soldi peraltro, che potrebbero essere impiegati per l'apertura di sedi e di luoghi di aggregazione e discussione per gli iscritti e simpatizzanti. Ci è stato chiesto da molti di essere “grati” a Grillo. Lo siamo perché ha contribuito alla nascita di un soggetto politico alternativo a quelli che hanno rovinato il Paese. Non possiamo però essergli grati fino al punto di pagare per quello. E non possiamo neppure pagare l'affitto di un laboratorio di idee che lui sta contribuendo a distruggere. Ieri hanno opposto a Conte e a quelli come me che lo sostengono, un limite secondo loro invalicabile, rappresentato dalla non negoziabilità di alcuni princìpi. Cosa ci rimprovereranno oggi, il rifiuto del pagamento dell'affitto del brand?”.
Di natura diametralmente opposta l’opinione della consigliera regionale Antonella Laricchia che pur facendo parte del gruppo ne ha preso le distanze da tempo: “Alcune rotture nelle relazioni - spiega all’Attacco la consigliera regionale - sono fondamentali per salvaguardare le persone. In questo caso, direi, per salvaguardare il progetto. Ben venga dal mio punto di vista. Speriamo però che Beppe Grillo riesca a salvaguardare la natura del progetto politico che Giuseppe Conte ha indubbiamente anacquato.
E’ ovvio che può farlo solo con le persone giuste che nel corso di questi anni hanno dimostrato di aver tenuto sempre la barra dritta. Dico questo non per tornare in auge, credo molto nel limite dei due mandati. Rimarrò fuori dalle istituzioni qualsiasi cosa accada. Lo dico perchè per prima sono sempre stata innamorata del M5s. L’ho visto invece diventare, da forza politica del cambiamento che metteva i cittadini al centro delle decisioni, che permetteva al Paese di risollevarsi e di garantire un futuro ai giovani, ma anche una qualità della vita migliore a tuti, un partitino del centrosinistra che pensa solo a sopravvivere e far sopravvivere gli eletti. Il che mi sembra davvero assurdo poichè ritengo che l’Italia non ha bisogno dell’ennesimo partito che campa di tutto questo”. “La rottura - conclude Antonella Laricchia - per quanto mi riguarda può essere una buona notizia ma insufficiente se non si va a ricostruire l’identità del Movimento 5 Stelle. Che è il motivo per cui Grillo e Conte hanno rotto”.
“Le attuali beghe - racconta l’ex consigliere pentastellato Mario Conca - mi richiamano alla mente quando nel 2017 un certo Di Maio s’inventò i coordinatori regionali senza la votazione sulla piattaforma online, alla faccia dell’uno vale uno, un concetto tanto decantato ma che non è mai esistito. Di lì sono seguite le epurazioni di massa a partire dal 2018 in occasione delle politiche dove 150 iscritti pugliesi finirono nel “gulag” informatico e non si ritrovarono in alcuna votazione. La mia epurazione nel febbraio 2020 fu ancor più scandalosa, mi ritrovai a fare neanche il soldato semplice. Ma il minimo comune denominatore di tutto lo ridurrei alla poltrona che vuol dire emolumento. Quei 300mila euro avrebbero dovuto essere all’inizio 200mila che il Movimento doveva dare al garante, quindi a Beppe Grillo, per la comunicazione. Se dovessi scegliere il più ipocrita dei due, per me è Conte che è arrivato in sordina e poi ha fatto fuiri Di Maio, oi ancora Salvini col governo gialloverde e poi ha contribuito a far fuori anche Mario Draghi candidato alla presidenza della Repubblica.
Grillo - aggiunge Mario Conca - ha tradito la fiducia di tanti e oggi vogliono farlo fuori per la stessa ragione qual è quella della poltrona e il superamento del limite dei due mandati. Verosimilmente anche la scelta delle persone da candidare che non deve passare più dalla piattaforma online. Vogliono insomma fare un partito e in questa diatriba si nascondono dietro regole e cavilli e bene ha fatt il senatore Maurizio Gasparri a preannunciare un ricorso alla Corte dei Conti poichè quei soldi molto probabilmente rinvengono da soldi pubblici. Sia che si tratti di soldi del gruppo parlamentare sia che rinvengano dalle associazioni attigue al movimento col versamento del 2 per mille. Ovvero contribuzioni volontarie”.
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