In Capitanata lo sanno tutti. La vera partita delle regionali non è tra l’acclamatissimo Antonio Decaro e il candidato di bandiera del centrodestra Luigi Lobuono, ma dentro le liste. A sinistra il duello per il secondo posto nel Pd, la sfida serrata nel M5S e le competizioni nelle civiche tengono alta la tensione. Ma è a destra, soprattutto in Fratelli d’Italia, che si gioca uno degli scontri più caldi. Qui la contesa non riguarda solo il seggio, ma la guida del partito in provincia.
Da un lato l’area La Salandra, che sostiene l’uscente Giannicola De Leonardis; dall’altro la corrente fittiana, con la senatrice Fallucchi e la segreteria cittadina foggiana - soprattutto nella persona di Potito Perrugini - schierati con Nicola Gatta. Proprio Gatta, impegnato in un tour capillare, rivendica un consenso crescente e punta apertamente a essere il più votato del partito. Secondo i beninformati, i suoi numeri sono solidi: 2.500-3.000 voti sui Monti Dauni, 1.000 a Foggia, un altro migliaio nell’Alto Tavoliere grazie al gruppo Savino, e il sostegno di parte della base di Cerignola che non segue Giannatempo. Sul Gargano, infine, si muoverebbero altri pezzi pronti a convergere.
In totale 6-7mila voti, sufficienti a rendere difficile la vita a De Leonardis, già alle prese con un fisiologico arretramento rispetto alle 7.882 preferenze del 2020. Defilata la terza candidata, Rita Montrone, senza la struttura necessaria per competere. Così anche in FdI, come nel Pd e nel M5S, le regionali rischiano di diventare uno spartiacque. Se Gatta superasse De Leonardis, la Capitanata meloniana finirebbe nelle mani della corrente fittiana. Nell’edizione di lunedì de l’Attacco l’approfondimento completo.
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