Il Partito Democratico riparte dalla Puglia: a Foggia c’è la spinta più forte, i nuovi volti superano uscenti

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Il Partito Democratico arriva alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre con una convinzione ormai esplicita: rinnovarsi non è più un’opzione, ma l’unico percorso possibile per restare una forza di governo credibile. Questa consapevolezza attraversa tutta la Puglia, ma è da Foggia che arriva il segnale più netto e, per certi versi, sorprendente. È qui che il Pd sta mostrando un volto nuovo, più dinamico, più civico, capace di affiancare i nomi storici del partito e in alcuni casi di superarli. Il territorio foggiano, tradizionalmente legato a equilibri consolidati, oggi racconta una storia diversa. Il nome più forte resta quello di Raffaele Piemontese, vicepresidente uscente della Regione e punto di riferimento del centrosinistra dauno. La sua riconferma non è in discussione. Eppure, pur restando in cima alla lista, questa volta non è lui la notizia. La vera novità è ciò che accade subito sotto: nuovi candidati, fino a pochi anni fa considerati outsider, oggi raccolgono consenso, attenzione e un grado di riconoscibilità che supera quello di figure più strutturate. Secondo le proiezioni interne più attendibili, alle spalle di Piemontese si posizionerebbero infatti Enzo Quaranta, finanziere e assessore al Bilancio a Torremaggiore; Teresa Cicolella, assessora alla Legalità e Sicurezza a Cerignola; e Rossella Falcone, manager e amministratrice. Solo al quinto posto comparirebbe Paolo Campo, presidente uscente del Pd in Consiglio regionale. Una graduatoria che, letta oggi, fotografa una trasformazione profonda: non semplice competizione interna, ma l’emergere di un Pd capace di attrarre mondi nuovi e di intercettare energie che fino a ieri restavano ai margini. Foggia si propone così come il laboratorio più avanzato del rinnovamento democratico in Puglia. Non è solo un territorio che porta voti: è una provincia che, in questa fase politica, sembra anticipare movimenti e tendenze del partito su scala regionale. Il segnale, pur partendo da qui, non è isolato. In tutta la Puglia il Pd ha provato a costruire liste in cui convivono esperienza e volti nuovi, equilibrio e innovazione. Una scelta non sempre semplice, perché ogni territorio porta con sé resistenze, ambizioni e sensibilità diverse. Ma il messaggio complessivo è chiaro: dopo anni di logoramenti interni e scontri sotterranei, serve ossigeno politico, serve apertura.

Nella Bat, accanto alla probabile riconferma dell’assessora ai Trasporti Debora Ciliento, potrebbe affermarsi Domenico De Santis, segretario regionale del Pd, figura che potrebbe rafforzare il peso politico del territorio. 

A Bari, invece, il partito punta su certezze consolidate come Francesco Paolicelli e Lucia Parchitelli, rispettivamente presidenti della IV e VI Commissione regionale. Accanto a loro potrebbero entrare volti già noti nell’amministrazione cittadina, come Pietro Petruzzelli ed Elisabetta Vaccarella, entrambi ex assessori comunali di Bari. 

A Lecce, la riconferma della presidente del Consiglio regionale Loredana Capone appare solida, così come quella di Sergio Blasi, il cui radicamento nel territorio resta forte.  

A Brindisi, dove si prevede un solo seggio, potrebbe emergere per la prima volta Toni Mattarelli, sindaco di Mesagne e presidente uscente della Provincia. 

A Taranto, infine, dovrebbero essere riconfermati Donato Pentassuglia, assessore uscente all’Agricoltura, ed Enzo Di Gregorio, mentre il nuovo ingresso più probabile è quello di Mino Borraccino, figura storica della sinistra ionica.

Il quadro complessivo è quello di un Pd che prova a rimettere in moto la sua macchina, consapevole che questa elezione non è solo una sfida elettorale, ma un momento di verità. Le stime più prudenti danno il partito tra il 25 e il 30% regionale, una forchetta che lo confermerebbe pilastro della coalizione. Ma i dirigenti sanno bene che la posta in gioco va oltre i numeri: il risultato dirà se il percorso di rinnovamento sarà reale o se resterà un compromesso tra vecchio e nuovo, tra ciò che il Pd è sempre stato e ciò che prova, oggi, a diventare. Una cosa, però, è già evidente: i nuovi volti non sono più comparse. Sono protagonisti. E in alcuni territori, come Foggia, potrebbero cambiare davvero la geografia interna del partito.

Ma il vero punto politico di questa fase non riguarda solo il risultato elettorale. Riguarda soprattutto ciò che accadrà dopo, nelle settimane e nei mesi successivi al voto. Perché se è vero che il Pd pugliese arriverà alle urne con una squadra più ampia e rinnovata, è altrettanto vero che il partito dovrà poi dimostrare di saper valorizzare davvero questa nuova composizione, evitando che l’entusiasmo del momento si disperda negli equilibri tradizionali. Molti amministratori locali, infatti, raccontano di un clima diverso rispetto alle passate campagne elettorali: più ascolto, più disponibilità, meno distanze tra candidati e cittadini. Un atteggiamento che, se mantenuto anche dopo il voto, potrebbe consolidare una relazione più solida con territori che negli ultimi anni si erano sentiti trascurati o poco rappresentati. 

Anche all’interno del partito sta emergendo una consapevolezza diversa: la Puglia può diventare un laboratorio nazionale, un esempio di come un grande partito possa rigenerarsi senza rinnegare la sua storia ma mettendo a valore competenze, energie e generazioni che finora erano rimaste ai margini. Molti dirigenti nazionali stanno osservando con attenzione ciò che sta accadendo, perché la capacità di rinnovarsi non è un tema che riguarda solo questa regione, ma il futuro stesso del Pd su scala nazionale. È possibile che, nei prossimi mesi, alcune delle figure che oggi stanno crescendo nei territori pugliesi diventino punti di riferimento anche oltre i confini regionali. E non sarebbe la prima volta: la Puglia, negli ultimi vent’anni, ha spesso anticipato movimenti, linguaggi e stili politici poi diventati centrali nel dibattito nazionale. 
Se questo processo dovesse consolidarsi, potrebbe nascere una nuova generazione democratica capace di ridefinire priorità, agenda e visione.
(Mary Vergura - l’Attacco)

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testatina dillo al direttore WEB

 



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