Cambio di stagione tra slanci e resistenze, nasce la Puglia di Decaro: editoriale del direttore Piero Paciello

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

E’ andata come doveva. Nel senso che non tutto è perduto e quindi tutto è ancora possibile. E’ stato un bel voto, bello anche grazie a coloro che non si sono recati ai seggi. Qualche giorno fa avremmo scritto che la diserzione dalle urne diventata regola, la vertiginosa compressione dello spazio del dibattito pubblico, il disfacimento della democrazia facevano da pendant con la devastazione delle norme e delle consuetudini che erano solite definire il prima, il durante e in generale il perimetro della scadenza elettorale. Era saltato tutto nelle poche settimane della competizione regionale. Emiliano su whatsapp che invitava appena ieri, a due ore dalla chiusura dei seggi, a votare Cusmai, le delibere last minute di Pasqualone e Nigri, una sorta di carburante o super integratore per masse incattivite e renitenti di precari e posti fissi nel pozzo senza fondo della sanità pubblica, l’assoluta indifferenza di dirigenti scolastici, presidenti di associazioni di volontariato, leader e leaderini sindacali, establishment culturale rispetto all’osservanza di una minima par condicio (tutto e tutti al servizio di Raffaele Piemontese e basta) per finire al nero, in taluni casi di dubbia derivazione, che è circolato in maniera indisturbata nel mese del tutti contro tutti. 

Mai viste cose del genere, come se non ci fosse l’occhio vigile di procure e apparati dello Stato (e in effetti, in queste circostanze, tutti e due gli occhi sembrano ben sigillati) o il potere di controllo di una stampa pur imbarbarita dalle sgrammaticature social o la sanzione di residuali opinioni pubbliche o anche solo di un super ego o di un tribunale collettivo della coscienza ad arginare l’hybris di un ceto politico vorace e incontinente.

E invece no. Il 58% di astensione da un lato, il maturo responso delle urne dall’altro, ha detto che la gente non ce la fa più: di Emiliano, della sua corte dei miracoli dei ras dei territori, di un centrodestra senza arte nè parte, delle miserie di una classe dirigente fungibile e equivalente, di un potere vischioso, di uno scambio e di un legame sociale drammaticamente interrotto. 
Se ne devono andare a casa, certo non si accomoderanno tanto facilmente ma l’avviso di sfratto è arrivato. 

Mai come adesso il pallino è nelle mani di Antonio Decaro, la collettività pugliese gli ha tributato un consenso storico, un plebiscito indifferente alle scaltrezze dello storytelling e alle vaghezze di visione e programma. Un voto tutto per lui, la solita scorciatoia demiurgica, il consueto affidamento all’uomo solo al comando però in una logica di rottura con l’ex mentore e mammasantissima. Credono solo a lui - in attesa di leggere dentro il voto a Pd e civiche - almeno un pugliese su 7, forse 6.  Un’enormità che ratifica e lustra il mezzo milione di preferenze raccolto alle ultime elezioni europee e l’ambizione alla leadership politica nazionale, tra un fine settimana a Torre a mare e controllate apparizioni pubbliche. 

Poi c’è Emiliano e la furiosa tempesta che si è abbattuta sul blocco di potere costruito in due lustri, ormai in chiara trance bandwagoning, quindi pronto, per italico costume, a salire sul carro del vincitore. Certo, l’ex governatore un po’ di lucidità negli ultimi anni l’aveva pure persa per dipendere da quelli alla Rosario Cusmai ovvero da micro apparati di potere di casa nelle oscurità della spesa pubblica ma sempre più lontani dai bisogni di pancia del popolo. La pancia è una cosa nobile e complicata al contempo, il populismo è arte sopraffina. I greci di Napoli avevano le idee chiare: “Panza vacante nun tene pacienza”. La pancia vuota non ha pazienza soprattutto se se la riempiono solo i Pippo Liscio di complemento. Senza scomodare Hobbes, Saint Just e Robespierre. E infatti Cusmai paga dazio a Tutolo che infila la sorpresa più derealizzante della tornata. 

Infine Raffaele Piemontese e il suo Pd, il sacello, il recinto sacro del voto organizzato. Mentre chiudiamo il giornale, il dato relative alle preferenze mostra più di una incompletezza. Lui viaggia intorno alle 25mila preferenze come da previsione, le donne candidate hanno dato il loro contributo di sangue al re (sangue reale, mani divine alla maniera di Marc Bloch), Rossella Falcone ha goduto delle premure annunciate, Enzo Quaranta non ha superato i confini dell’Alto Tavoliere mentre Paolo Campo ha lottato con dignità forse per l’ultima volta. Di sicuro a Bari ci saranno Graziamaria Starace e Rosa Barone. Del centrodestra, Nicola Gatta a parte, è meglio non parlare, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Domani sarà tutto più chiaro. 

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet