Dalle urne delle elezioni regionali sono emerse alcune conferme ampiamente previste e diverse novità di primissimo piano che cambiano radicalmente lo scenario politico della provincia di Foggia. Se non era un mistero per nessuno che Antonio Decaro avrebbe distanziato anche in Capitanata di trenta punti lo sfidante del centrodestra Luigi Lobuono, né che il vicepresidente della Regione e assessore alla sanità uscente Raffaele Piemontese avrebbe volato ben oltre le 21.800 preferenze del 2020 (l’Attacco la scorsa settimana aveva indicato i rumors dei beninformati che lo davano a quota 30mila consensi, come effettivamente si è verificato), cambiamento e svolta sono visibili sotto altri aspetti. Un contraltare fortissimo è, ad esempio, quello vissuto da due città quali Manfredonia e Vieste: la prima, che per decenni aveva espresso uno o più consiglieri regionali a cominciare da quelli Pd, si ritrova priva di propri rappresentanti nell’assise di via Gentile; mentre la capitale pugliese delle vacanze, esattamente dopo trent’anni (l’ultimo fu l’AN Caruso, eletto nel 1995), ha mandato a Bari ben due consigliere in un colpo solo. Un exploit formidabile per una cittadina che conta poco più di 13mila abitanti e che in estate ospita invece milioni di turisti, trasformandosi nel traino del comparto turistico della provincia nonché nella prima destinazione pugliese per numero di presenze. Muta dunque, da adesso in poi, la storia politica di Vieste e del Gargano, che con le agguerrite Rossella Falcone (Pd) e Graziamaria Starace (Decaro Presidente) sarà fortemente rappresentata in consiglio regionale. E già si pone l’interrogativo su che scelta farà Decaro per il proprio esecutivo: la dem indicata da Raffaele Piemontese o la civica legata al presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti?
Risultato davvero storico per la città di Vieste che, complice la guerra tra il dominus Pd Raffaele Piemontese e il sindaco/presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti, è riuscita nell’impresa di eleggere ben due consiglieri regionali dopo essere stata assente nell’assise per svariate consiliature. Un risultato che ora fa schiumare di rabbia città di Capitanata assai più popolose, come Manfredonia (che si ritrova clamorosamente fuori da ogni rappresentanza), San Severo, Cerignola e San Giovanni Rotondo. Nella città del Pizzomunno il peso dell’amministrazione Nobiletti – che governa dal 2017, dal secondo mandato a Palazzo di città senza opposizione consiliare, e che è riuscito a costruire una propria rete in tutta la Capitanata – è tale che non è il Pd la prima lista, bensì la civica Decaro Presidente da lui di fatto coordinata e costruita attorno alla propria fedelissima e candidata Graziamaria Starace. Sono stati 2.437 i voti della lista, pari al 46,94%, la parte nettamente prevalente dei 4.328 voti andati alla coalizione del campo largo (83,28%).
L’assessora ha incassato 2.338 consensi, mentre la sua diretta rivale Rossella Falcone – l’ex “amica, anzi sorella” oggi nemica in nome e per conto di Piemontese – si è fermata a 1.538 preferenze, trainando il Pd, seconda lista in città con 1.619 voti. Appena 506 i consensi per Piemontese. In totale Starace ha incassato 7.738 preferenze in Capitanata potendo contare su diverse alleanze, tra cui 770 nella Orta Nova del sindaco Domenico Di Vito e del braccio destro di Nobiletti Antonio Di Carlo (dove la lista Decaro Presidente è arrivata prima) e 541 nella Troia dell’amico primo cittadino Francesco Caserta (dove però il Pd dell’ex sindaco Leonardo Cavalieri ha prevalso).
Mentre Falcone ha raggiunto quota 10.615 grazie al supporto di tante amministrazioni comunali garganiche legate al dominus Pd, dalla Rodi Garganico del sindaco Carmine d’Anelli alla Monte Sant’Angelo casa di Piemontese e del sindaco/segretario provinciale dem Pierpaolo d’Arienzo (dove il Pd ha raggiunto il 77%).
Risultati così notevoli per due delle tre elette dei dieci nuovi consiglieri regionali della provincia daunia impongono a Decaro di tenerne conto nei ragionamenti per gli incarichi assessorili. I più ritengono peraltro che Piemontese stavolta non farà parte dell’esecutivo (anche perché proiettato verosimilmente verso le prossime elezioni politiche) e che vorrà indicare proprio la sua fedelissima Falcone. La scelta tra l’una o l’altra donna però avrà inevitabilmente ripercussioni sugli equilibri politici in Capitanata, dove la situazione è già da tempo rovente per la contrapposizione Piemontese-Nobiletti.
L’esito delle urne non risolve nemmeno, per il momento, l’impasse a Palazzo Dogana, dove dalla scorsa primavera il consiglio provinciale è bloccato per la guerra di Pd e CON al presidente e primo cittadino viestano. C’è però anche un riflesso tutto legato alle prossime elezioni comunali di Vieste, dove il prossimo anno scadrà il quinquennio del secondo mandato: Nobiletti ha dimostrato di esprimere la maggioranza dell’elettorato ma il peso specifico del Pd di Falcone si è rivelato tutt’altro che limitato.
In attesa di capire, soprattutto, che quadra Decaro troverà rispetto alla composizione della propria giunta e quanto vorrà spingere sulla discontinuità rispetto al decennio emilianista, alcune addette ai lavori della politica nostrana commentano a l’Attacco i risultati della doppia preferenza di genere. “In provincia di Foggia il principale riferimento del centrosinistra, Raffaele Piemontese, ha fatto un uso particolarmente strategico della doppia preferenza di genere, articolandolo in due direzioni complementari”, sottolineano.
“Da un lato, lo strumento ha permesso di consolidare relazioni territoriali puntuali: accordi locali, intese circolari, equilibri costruiti nei singoli comuni per evitare interferenze esterne e preservare la coesione delle aree politiche. Ne sono prova i risultati ottenuti da Maria Fiore a San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis, da Falcone a Vieste e nei centri limitrofi, e da Teresa Cicolella nell’area di Cerignola. Dall’altro lato, la doppia preferenza sembra essere stata utilizzata anche come leva competitiva rispetto ad altri candidati presenti in liste diverse”.
“Alleanze note — come quella tra l’area piemontesiana e Falcone a Vieste in contrapposizione a Nobiletti, oppure il sostegno particolarmente marcato a Cicolella a Cerignola in un contesto politicamente complesso — suggeriscono che la preferenza incrociata abbia operato anche come dispositivo di riequilibrio interno allo spazio politico locale, contenendo l’emergere di figure maschili potenzialmente alternative o conflittuali”.
“In sintesi, il meccanismo della doppia preferenza viene impiegato dal leader territoriale come tecnologia di costruzione del consenso: per un verso facilita l’ingresso in consiglio regionale di candidate che intrattengono con lui un rapporto politico diretto, spesso rafforzato dal sostegno ricevuto in campagna elettorale; per un altro verso, contribuisce a definire un perimetro di compatibilità interna, neutralizzando competitor non allineati. Ne deriva un esito paradossale ma osservabile anche altrove: uno strumento nato per ampliare la rappresentanza femminile finisce, in alcuni contesti, per consolidare assetti di potere già esistenti, generando una maggiore omogeneità interna alle coalizioni. Le donne elette, pur pienamente titolari del consenso ottenuto, entrano in un circuito politico già orientato, divenendo parte integrante della rete di relazioni generata dal leader che ne ha sostenuto l’ascesa”, concludono.
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