All’indomani delle elezioni regionali pugliesi i ricorsi erano stati annunciati. Ora sono diventati atti giudiziari veri e propri, depositati tra il Tar di Bari e il Tribunale ordinario, aprendo una fase di forte incertezza sulla composizione del Consiglio regionale. Cinque aspiranti consiglieri hanno già impugnato la proclamazione degli eletti, sollevando dubbi sulla ripartizione dei seggi e sull’interpretazione della legge elettorale. A rivolgersi al Tar sono stati Francesca Bottalico, candidata nella lista Decaro Presidente, Sergio Blasi per il Partito Democratico e Domenico Damascelli per Fratelli d’Italia. Tutti contestano, pur partendo da casi differenti, il metodo seguito dall’Ufficio elettorale della Corte d’Appello nella distribuzione dei seggi tra le circoscrizioni, ritenuto non coerente con il principio di rappresentanza demografica. Secondo Bottalico, arrivata seconda nella circoscrizione di Bari con oltre seimila preferenze, la graduatoria dei voti residuati avrebbe inspiegabilmente saltato Bari per ripartire da Foggia, alterando la formula matematica prevista dalla legge regionale. Una tesi analoga a quella sostenuta da Damascelli, che evidenzia come a liste con meno di ventimila voti siano stati attribuiti due seggi, mentre a Bari, con oltre sessantamila voti, ne sia arrivato soltanto uno. Parallelamente, anche Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato ricorso al Tar dopo essere rimasta fuori dal Consiglio nonostante il 4,09% dei voti. Per Avs la soglia di sbarramento sarebbe stata applicata in modo distorsivo, calcolando non solo i voti di lista ma anche quelli del candidato presidente, riducendo di fatto il peso elettorale ottenuto. “Abbiamo sempre sostenuto che la legge elettorale regionale fosse scellerata e antidemocratica – hanno dichiarato i dirigenti regionali del movimento, perché non rispecchia la volontà degli elettori e la rappresentanza dei territori. Da tempo chiediamo una riforma che non è mai arrivata”. Accanto ai ricorsi amministrativi, però, sta emergendo una vicenda ancora più delicata, destinata a incidere direttamente su un seggio già assegnato. Si tratta dell’azione avviata davanti al Tribunale ordinario di Bari contro Nicola Rutigliano, eletto nella lista “Decaro Presidente”. A presentare ricorso è stato Ruggiero Marzocca, primo dei non eletti nella stessa lista, sconfitto per appena trenta voti: 2.972 contro 2.935. Una manciata di preferenze che oggi potrebbe ribaltarsi per via di una presunta causa di ineleggibilità. Rutigliano, infatti, ricopriva al momento della candidatura il ruolo di amministratore unico della società “Approdi”, concessionaria della gestione del porto di Bisceglie.
In base alla normativa regionale e nazionale sulle in compatibilità e ineleggibilità, chi esercita funzioni apicali in società che operano su concessione pubblica, specie quando la concedente è la Regione, dovrebbe dimettersi almeno trenta giorni prima della data delle elezioni. Secondo il ricorso, Rutigliano avrebbe lasciato l’incarico solo dopo il voto. Circostanza che, se confermata, configurerebbe non una semplice incompatibilità sanabile, ma una vera e propria ineleggibilità, con conseguente decadenza automatica dalla carica di consigliere regionale. Un elemento che rende la situazione ancora più controversa è che, stando alle visure più recenti, Rutigliano risulterebbe tuttora formalmente in carica nella società Approdi. A pesare è anche la condotta tenuta durante la campagna elettorale. Rutigliano avrebbe più volte utilizzato slogan come “Vi Porto con me in Regione”, accompagnati da immagini con natanti e scenari portuali, in chiaro riferimento al suo ruolo nella gestione del porto di Bi sceglie. Un incarico tutt’altro che neutro: la società Approdi opera infatti grazie a una concessione regionale e sotto il controllo diretto della Regione Puglia. Secondo il ricorso, questa posizione avrebbe consentito a Rutigliano un potere di influenza significativo su dipendenti, circa seicento diportisti, attività economiche collegate e consulenti della società, creando un potenziale bacino di consenso condizionato. Una promiscuità tra funzione gestionale pubblica e competizione elettorale che ora viene portata davanti al giudice civile, con l’obiettivo di far dichiarare la decadenza dell’eletto e l’ingresso in Consiglio regionale di Marzocca. I tempi della giustizia ordinaria, in questo caso, potrebbero essere relativamente rapidi: entro quattro o cinque mesi potrebbe arrivare una sentenza di primo grado in grado di fare piena luce sulla vicenda. Il caso Rutigliano si inserisce in un contesto più ampio di contestazioni che da anni accompagnano il sistema elettorale pugliese. Premio di maggioranza, soglia di sbarramento, meccanismi di riparto e rapporti tra voti di lista e voti al presidente sono periodicamente al centro di polemiche e ricorsi, spesso con profili di dubbia legittimità costituzionale. Non a caso, oltre ad Avs, sarebbe stato depositato un nuovo ricorso anche dalla lista Avanti Popolari, che avrebbe superato il 4,1% ma senza ottenere seggi per via dello stesso meccanismo di calcolo legato ai voti del governatore eletto. In questo caso l’obiettivo sarebbe arrivare fino alla Corte Costituzionale, contestando l’impianto stesso della legge regionale. Se accolto, il ricorso potrebbe portare all’assegnazione di due seggi aggiuntivi, uno a Foggia con Sergio Clemente, e uno a Brindisi con Alessandro Leoci, modificando ulteriormente gli equilibri dell’assemblea regionale. Tra ricorsi amministrativi sulla distribuzione dei seggi, contestazioni sulla soglia di sbarramento e ora anche cause civili per ineleggibilità, il Consiglio regionale pugliese rischia di restare per mesi in una condizione di precarietà politica e giuridica.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).