Campo largo: De Sabato a tutto tondo su metodo, prospettive, indirizzi e criticità del “suo” fronte progressista unito

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Antonio De Sabato, consigliere comunale di Progetto Concittadino, candidato Sindaco a Foggia nel 2023, eletto inizialmente all’opposizione e poi passato in maggioranza la scorsa estate, torna a parlare della fase politica della città, a cinque anni dalla nascita del suo gruppo. 
Dopo la candidatura alle regionali nelle liste di Alleanza Verdi Sinistra a sostegno di Antonio Decaro e il recente patto politico stretto al Comune di Foggia proprio con i decariani di Prossima, De Sabato traccia un bilancio e indica prospettive e criticità del fronte progressista in un’intervista rilasciata al direttore de l’Attacco, Piero Paciello

Qual è la direzione di marcia sua e di Progetto Concittadino? Mi sembra che l’unica cosa certa, oggi, sia rappresentata dalla collocazione. Siete in un’area politico-culturale ben definita, che è quella della sinistra oltre il Pd.
Progetto Concittadino si colloca da sempre nell’area della sinistra socialista e progressista, guardando al socialismo democratico. Il progetto punta a un metodo di concertazione tra cittadinanza attiva e associazionismo, sfociato in rappresentanza politica. Attraverso i Polis Lab, ispirati al modello di Luigi De Magistris a Napoli, si cercano soluzioni concrete ai problemi. Sono nate relazioni con De Magistris e Pippo Civati. Il progetto si è esteso da Foggia a Orsara e Lucera, mantenendo coerenza con valori e cittadini.

State facendo lo stesso anche in altre comunità? L’obiettivo è anche quello di costruire una rete provinciale?
Progetto Concittadino sta tentando di estendere l’esperienza anche a Monteleone e San Marco, per esempio, ma non solo, con l’obiettivo di costruire una rete mutualistica provinciale. Alle regionali sono stati ottenuti 1.200 voti a Foggia con un solo consigliere, risultato rilevante nato dal lavoro avviato nel 2019 e formalizzato nel 2021. Il progetto è in evoluzione e continua a dialogare con Alleanza Verdi Sinistra, mantenendo autonomia e libertà, pur riconoscendo maggiore affinità politica con l’area di Sinistra Italiana rispetto a quella dei Verdi.

Che giudizio dà su Sinistra Italiana qui a Foggia?
Sinistra Italiana deve capire che, se non fosse stato per me e Progetto Concittadino, la metà dei voti presi alle regionali non sarebbe arrivata. Devono riconoscere che c’è una forza viva nella società civile che ha questo consenso.

Fedele Cannerozzi, il segretario provinciale di Sinistra Italiana, è un conservatore?
Cannerozzi fa una politica novecentesca, legata a una sinistra che rivendica la propria storia più che radicarsi nella società civile e contaminarsi con altre esperienze. Noi invece ci riconosciamo nel socialismo democratico, guardando a figure come Zoran Mamdani e anche all’esperienza di Pedro Sánchez. Per questo sono stato a Barcellona. Per studiare modelli urbani, commercio di prossimità e soluzioni applicabili anche a Foggia.

E che lezioni ha tratto da questa trasferta spagnola?
A Barcellona ho visto un esempio concreto di integrazione e inclusione. Sotto il municipio c’era un parco giochi dove le persone, anche extracomunitarie, potevano lasciare i figli mentre sbrigavano le proprie pratiche. Da lì nasce l’idea di riqualificare l’area dietro il Comune di Foggia, oggi segnata da degrado e devianza giovanile, creando uno spazio per famiglie e bambini. Il problema è che a Foggia spesso ci si abitua al brutto e si perde la capacità di immaginare soluzioni diverse.

Coglie dei segnali di ripartenza, delle energie nuove in questa città?
Non tutto va male. Una parte della cittadinanza si è liberata dal peso della precedente amministrazione, che ha lasciato macerie soprattutto per i due anni di commissariamento nel momento in cui si dovevano utilizzare le risorse del PNRR. I commissari, limitati all’ordinaria amministrazione, hanno recuperato progetti dai cassetti senza una vera visione, e questo ha fatto perdere alla città una grande occasione di sviluppo.

Perché si fa così fatica a riflettere in maniera serena e laica su quegli anni di commissariamento straordinario?
All’epoca sostenevo il commissariamento come una medicina amara, ma oggi riconosco che ha causato danni. Il clima di contrapposizione e insulti ha reso difficile un confronto sereno. Il conflitto politico è necessario, ma invocare di nuovo i commissari è un errore. Manca l’indirizzo politico che solo la politica può dare. Il commissariamento ha avuto un costo alto e dimostra che la politica non è stata capace di costruire un’alternativa credibile.

Che giudizio dà oggi di questa amministrazione? La città è ripartita o no?
In campagna elettorale sostenevamo che quello non fosse un vero campo largo, perché nelle liste c’era di tutto e l’obiettivo era vincere al primo turno. Io sono rimasto coerente. Ero di sinistra all’opposizione e lo sono oggi in maggioranza. Il problema è chi vince con il centrosinistra e poi passa con il centrodestra. Oggi però esiste un’intesa programmatica tra Progetto Concittadino e gli altri alleati per costruire un fronte progressista unito.

Che giudizio dà sulla mobilitazione della società civile al referendum?
Si sono mobilitati gli addetti ai lavori e basta. Nei vari incontri si è sempre trattata la riforma da un punto di vista tecnico. In questo modo, per chi non ha nozioni, era difficile comprendere di cosa si trattasse. La gente è stata destabilizzata e ha votato in base a un pericolo avvertito rispetto a un governo che ha messo in atto un disegno eversivo fin dall’inizio. La gente ha voluto dare il proprio contributo per difendere quel baluardo che rappresenta la magistratura.

Che tipo di opposizione c’è oggi a Foggia?
Devo riconoscere che studiano, carte alla mano. Ma hanno una visione della città diametralmente opposta rispetto alla nostra. Sul tema della sicurezza, per esempio. Noi proponiamo politiche attive e di welfare. La repressione, intesa come due militari messi così, è una presa in giro.

Che ne pensa della comunità musulmana?
Istituzionalizzare una moschea aumenterebbe anche la legalità, evitando che la comunità si riunisca in spazi abusivi. Molti giovani musulmani sono nati a Foggia, parlano italiano, studiano e crescono con i nostri figli. La comunità islamica mostra maturità e integrazione ed è spesso la prima a denunciare il degrado, come in zona stazione. Con nuove attività e ristoranti rappresenta una risorsa. La politica deve valorizzarla per integrazione e sicurezza.

Riesce a individuare degli avamposti del cambiamento sociale a Foggia?
L’università è un’eccellenza, ma manca un vero tavolo di confronto con il Comune e una co-programmazione. Il caso dell’Ariston mostra due mondi che non dialogano, mentre il teatro potrebbe essere il motore della rigenerazione del quartiere Ferrovia. L’amministrazione deve rafforzare la propria agenda politica. La crisi di maggioranza può diventare uno stimolo. Progetto Concittadino vuole contribuire in modo critico e costruttivo, chiedendo anche una migliore gestione della tecnostruttura comunale.

Hanno ragione i Cinquestelle a chiedere la testa di Croce?
Se l’assessora Mendolicchio ha un problema di natura politica lo deve dichiarare ufficialmente. Croce non è il problema. È parte del problema. Il suo metodo, a mio avviso, è distante rispetto all’indirizzo politico.

Ma è normale che sia passato un anno dalla riconsegna delle chiavi della casa popolare da parte dell’assessore Davide Emanuele?
Se una dirigente valida come Silvia Siciliano va via e il consigliere Giovanni Quarato lascia la delega, è evidente un problema politico sull’emergenza abitativa che si tende a rinviare invece di affrontare. Dopo un anno la situazione è ancora irrisolta, e sono proprio queste criticità che in passato, in altre circostanze, hanno contribuito allo scioglimento. La Giunta dovrebbe intervenire insieme al Consiglio, ma i consiglieri si sentono esclusi da decisioni prese altrove.

Cosa salva di questi due anni?
L’onestà, perché non c’è più quel timore che ci sia qualcosa di ambiguo. Cosa che invece c’era prima. I dipendenti stanno trovando una quadra. Un altro danno del commissariamento è stato infatti quello di dare ai dirigenti un potere politico che loro non devono avere. È un potere che spetta agli assessori.

E la qualità degli assessori? Si può governare essendo solo bravi ragazzi?
Non basta più essere solo onesti. Dopo aver ricostruito un clima di fiducia, ora servono competenze per alzare il livello dell’azione amministrativa. Non è una bocciatura, ma un passaggio necessario che la Sindaca deve guidare. Un errore, nel recente confronto tra Episcopo e partiti, è stato dare troppo peso alle segreterie provinciali invece che a quelle cittadine. La crisi è stata gestita male e va risolta con decisioni chiare, puntando su un vero campo largo senza affidarsi solo ai tecnici.

Ha l’impressione che Raffaele Piemontese sia allineato a Decaro?
A mio avviso hanno modi diversi di intendere la politica. Con Pierpaolo d’Arienzo mi trovo spesso in sintonia e mi auguro che il campo largo trovi anche a livello provinciale la stessa unità vista in Regione. Ho sostenuto il metodo di Antonio Decaro e continuo a rivendicarlo. Sto dialogando con assessori come Marina Leuzzi e Graziamaria Starace, espressione di una nuova fase politica che punta ad aprire un’era diversa anche a Foggia.

Tra Piemontese e Nobiletti chi interpreta meglio questo spirito?
Mi rivedo di più in Nobiletti, che ha fatto un percorso simile al mio. Dalla cittadinanza attiva alla politica. In passato Piemontese diceva di vedere in me un “piccolo Nobiletti”, ma poi non ha investito su questa esperienza. Il problema è una politica dominata da personalismi e diffidenze. Anche Decaro critica queste divisioni. Io preferisco il metodo amministrativo e la nuova classe dirigente rappresentata da Nobiletti, più vicina alle aspettative dei cittadini.

Il suo voto alle provinciali andrà alla sua lista?
Assolutamente sì. In Comune abbiamo costruito un’intesa che ha sorpreso molti. Con Antonello Di Paola condividiamo metodo e obiettivo di un fronte progressista unito. In un momento in cui prevalgono le divisioni, siamo riusciti a lavorare insieme restando indipendenti con Progetto Concittadino e il suo gruppo misto. Alle provinciali lo sosterrò apertamente per dimostrare che collaborando, e non contrapponendosi, si può costruire qualcosa di positivo.

Lucia Aprile oggi è contestata proprio da quei mondi che l’hanno espressa.
Io, Aprile e Strippoli siamo partiti insieme rappresentando interessi collettivi e con un mandato preciso. Credo però che Aprile abbia cambiato radicalmente rotta dopo l’ingresso in Comune. Oggi sono proprio i suoi principali sostenitori a contestarla, soprattutto per il mandato su Amiu rimasto disatteso. Se non si rispondi più al sentimento di chi ti ha sostenuto, bisognerebbe trarne le conseguenze politiche e valutare le dimissioni.

Ma Episcopo è un interlocutore adatto per questo genere di ragionamenti?
Con Episcopo e Cannerozzi ci siamo incontrati e mi era stato proposto di entrare in Giunta, ma ho rifiutato perché non condivido il metodo. Preferisco continuare il mio lavoro da dove sono. Ora spetta alla Sindaca decidere come procedere. Credo sia più serena con Progetto Concittadino in maggioranza e Pasquale Cataneo all’opposizione. Il malumore dei Cinquestelle non aiuta e il rischio è uno scollamento tra Giunta tecnica e consiglieri eletti.

Ha un futuro politico Marida Episcopo dopo questa esperienza?
Dai suoi post sembra la più amata e rappresentativa del campo largo, ma bisogna distinguere tra storytelling e realtà, che prima o poi presenta il conto. Il suo futuro dipenderà anche dal sostegno dei partiti che oggi la appoggiano. Ringrazio Sinistra Italiana per il ruolo avuto nella crisi, con l’intervento di Nicola Fratoianni. Ora però serve un vero cambio di passo. La prima cosa che farei è un simposio di grandi menti locali, a cominciare da Marcello Salvatori.

Perché non è stato lui il candidato Sindaco alla fine?
Rivelo un’altra cosa. Lo chiamai e gli spiegai che mi ero tenuto fuori quando avevo capito che il metodo era sbagliato, e credo che anche Marcello Salvatori abbia declinato per lo stesso motivo. Il punto però non è chi fa il Sindaco. Può essere anche un grande consigliere. Chi guida la città deve sapersi costruire uno staff competente, come nei Polis Lab. Vorrei anche recuperare il rapporto con ambientalisti come Rizzi, Gasperi e Marrese, oltre che con urbanisti e architetti. Il primo a cui io affiderei un intero settore sullo sviluppo e l’innovazione sociale, che per me è fondamentale, sarebbe Gerardo Fascia.

Questione politiche culturali. Ha senso investire oltre 300mila euro per un singolo evento?
Per me ha più senso investire nella piccola e media filiera dell’editoria, perché in Capitanata c’è un forte fermento di scrittori e realtà culturali. Eventi come quelli di Cerignola e Vieste dimostrano che si può creare un indotto reale. Un evento come Fiori Blu è positivo, ma se uno scrittore arriva e riparte non lascia molto. Per questo propongo di costruire iniziative diffuse e durature e di creare un’agenzia del capitale umano e sociale. 

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