Manfredonia: qualcuno ci pensa, altri non ne vogliono sapere nulla. Il voto dei fedeli fa sempre gola a tutti

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La direzione che segue la diocesi guidata da padre Franco Moscone è chiara sin dal suo insediamento, avvenuto poco più di 5 anni fa: partecipazione. La prima è quella che ha indirettamente chiesto ai parroci e a tutti i sacerdoti, nella consapevolezza che – forse è il caso di dire – nulla può essere calato dall’alto. La collaborazione di tutti coloro che danno vita alle attività quotidiane è certamente partecipazione ad una causa comune. La partecipazione della diocesi di padre Franco è nella vita della comunità. La Chiesa locale è uscita fuori dalle (anguste) mura delle parrocchie e ha abitato piazze e luoghi di incontro, creando nuovi scambi reciproci. Una strada che non è gradita a tutti, in particolar modo da chi vede questa occupazione di spazi sociali come un’invasione di campo nel terreno della politica cittadina.

In realtà, l’arcivescovo sipontino si è tenuto equamente alla larga dai candidati che volevano incontrarlo privatamente durante la scorsa campagna elettorale, così da evitare che chicchessia potesse accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica come ‘il preferito’ della diocesi. Continua a nutrire una certa diffidenza verso ciò che è stato nella comunità, avendone in un certo qual modo raccolto i cocci, però non può fare da scudo a chi vuole comunque pescare dall’ampio bacino elettorale rappresentato dai fedeli.

Più di qualcuno vorrebbe portare dalla sua le persone vicine a padre Franco, annoverando tra le proprie fila volti che abbiano seguito. Dal novero bisogna certamente escludere i preti, nonostante alcuni di loro abbiano rapporti costanti e ravvicinati con l’arcivescovo. È il caso di don Salvatore Miscio, per esempio. Il parroco della parrocchia Sacra Famiglia, vicario episcopale per la Pastorale, gode di un’altissima stima da parte dei fedeli e di chi non lo è. Vive il quotidiano delle famiglie, le loro difficoltà e angosce, non facendosi mancare di individuare e proporre soluzioni.

Stima unanime è anche quella che viene attestata a don Luciano Vergura, parroco della San Carlo Borromeo e direttore della Caritas diocesana. Proprio quest’ultimo incarico lo mette in quotidiano contatto con i bisogni, in particolar modo nella Casa della Carità, la struttura che dirige nell’accoglienza – in questi ultimi anni – di famiglie di rifugiati dalle guerre.

Le prossime elezioni amministrative, presumibilmente a giugno 2024, hanno accelerato alcune liason che stavano sorgendo e riproposto altre che già erano state in piedi ma si erano arenate strada facendo. Sono quelle che riguardano i laici, loro sì che sono candidabili. Se lo vogliono.

Nel salone della parrocchia Spirito Santo, mercoledì sera c’era Massimo Verderosa. Già in prossimità delle scorse elezioni amministrative era stato nelle mire di almeno un paio di liste diverse. Le tentazioni più forti, stando ai beninformati, provenivano dall’area del centrodestra, come raccontato su queste colonne. Il braccio destro dell’arcivescovo preferì rinunciare alla corte ricevuta, anche a quella più recente che – come appurato da l’Attacco – gli aveva fatto l’allora Sindaco Gianni Rotice per inserirlo nella propria Giunta quando erano rimaste vuote le caselle del Bilancio e della Transizione ecologica. Questa volta Verderosa potrebbe fare il grande passo e candidarsi, forte di unanimi giudizi positivi sulla sua persona.

La concorrenza interna, se vogliamo chiamarla così, sarebbe rappresentata dal professore Michele Illiceto. Insegna al Liceo Galilei-Moro, docente presso la Facoltà teologica pugliese e filoso, anche lui presente al salone Spirito Santo, Illiceto è piuttosto schivo e non ci tiene affatto a cimentarsi nell’agone elettorale. Ha seguito, però. E persone che vogliono tirarlo per la giacchetta, invitandolo a provarci. Per quanto, in virtù delle sue competenze - possegga maggiore confidenza con la sfera politica rispetto a Verderosa, è ancora improbabile che il docente decida davvero di seguire il canto delle sirene elettorali.

Ad ascoltare gli spunti proposti dal professore Gianni La Bella, di cui riferiamo qui accanto, c’era anche l’ex candidato Sindaco Tommaso Rinaldi. Una presenza a titolo personale la sua, perché accompagnato dalla consorte, mentre si è in qualche modo notata l’assenza di Gaetano Prencipe. Anche lui candidato alla fascia tricolore, eletto comunque consigliere comunale, è abitualmente associato agli ambienti ecclesiali dove riscuote consensi anche in termini elettorali.

C’era il dirigente scolastico Francesco Di Palma, anche lui un volto noto per l’impegno civico, oltre che nella diocesi. È direttore dell’ufficio diocesano Cultura e Educazione, guida l’Ungaretti-Madre Teresa di Calcutta ed è il principale artefice dell’apertura del primo presidio scolastico di Libera, nel suo istituto appunto. Il suo nome circola da tempo tra i papabili su una scheda elettorale, tuttavia anche Di Palma ha fin qui preferito retare fuori dalle contese.

Infine, si può in qualche modo tenere conto anche di un’altra delle presenze alla prima serata di ‘Sporcarsi le mani’ per concludere la carrellata, anche se in questo caso più distante rispetto agli altri. Si tratta di Domenico La Marca, attualmente coordinatore del progetto PIU Supreme Capitanata, che si sviluppa nell’ambito a lui caro dell’immigrazione. Come ha anche specificato meno di 48 ore fa, per lui fare politica corrisponde all’attività che già compie giornalmente. Non ha altre mire, nonostante resti nei pensieri di chi vorrebbe proporlo agli elettori sipontini.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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