Da campo largo a camposanto? Il PD ufficializza il nome di Rossella Fini, ma la sintesi di Piemontese fallisce

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San Giovanni Rotondo ha una candidata Sindaca per il campo largo, ma non ancora una coalizione davvero compatta. Dopo giorni di trattative, rinvii e tensioni, è stato ufficializzato il nome dell’avvocata Rossella Fini, indicata come sintesi tra le forze progressiste. Una scelta che, però, non sembra aver chiuso le partite interne, anzi. Il comunicato che annuncia la candidatura parla di “spirito unitario” e di una coalizione capace di rappresentare sensibilità diverse. Ma a leggere tra le righe - e soprattutto a guardare chi manca - emergono crepe evidenti. Il nome di Casa Riformista, infatti, non compare. Un’assenza che pesa e che fotografa uno scenario nient’affatto definito. Il percorso che ha portato alla Fini è stato tutt’altro che lineare. Dopo la candidatura - mai realmente formalizzata -  e il successivo dietrofront della dirigente scolastica Maria Fiore, il tavolo del centrosinistra ha cercato una nuova sintesi.  Su questo passaggio pesa anche una lettura politica che va oltre il livello locale. Da tempo, infatti, negli ambienti politici cittadini si dà per scontato uno scenario: in caso di elezione in Parlamento di Raffaele Piemontese, scatterebbe automaticamente il seggio in Consiglio regionale per Maria Fiore, prima dei non eletti. Un meccanismo noto, che nelle ultime settimane ha alimentato più di una riflessione. Perché, mentre si ragionava sulla candidatura a Sindaco, prendeva corpo anche un’altra ipotesi: quella di “spostare” proprio Fiore su Palazzo di Città. Una soluzione che, nei fatti, avrebbe modificato gli equilibri anche a livello regionale. Poi il passo indietro, o meglio la mancata disponibilità, che ha riportato il confronto su altri nomi. Ma il retroscena resta e contribuisce a spiegare perché la partita sia stata così delicata.

In campo, per settimane, era rimasto il nome di Giuseppe Siena, sostenuto da una parte del Partito Democratico e inserito anche in un accordo politico sottoscritto nelle fasi iniziali. Poi lo stallo. E infine la svolta, almeno apparente. A spiegare il passaggio è il segretario cittadino del PD, Matteo Masciale: “C’è stato un accordo anche firmato e in quell’accordo c’era Giuseppe Siena. Poi è chiaro che la politica dovrebbe unire le forze e non dividerle” - dice a l’Attacco. Una linea che però, nei fatti, non ha retto fino in fondo. Masciale rivendica il tentativo di tenere il punto: “Io ho provato a mantenere una linea rigida sul nome di Siena”, ammettendo però che “non era il candidato condiviso da tutti”. Da qui la convergenza su Fini, che secondo il segretario “è la figura che unisce di più”. Una lettura che non convince del tutto, soprattutto alla luce delle dinamiche emerse nelle ultime ore. Perché se è vero che il nome della Fini è stato votato al tavolo provinciale, è altrettanto vero che quella scelta ha prodotto uno strappo politico significativo.

“Su un tavolo provinciale dove si prendono impegni, quegli impegni vanno mantenuti”, sottolinea Masciale, lasciando intendere che il problema non sia stato tanto il nome quanto il percorso che ha portato alla sua individuazione. A rendere il quadro ancora più complesso - secondo il segretario - è stato anche il comportamento di Casa Riformista nelle fasi decisive del confronto. Negli ultimi giorni, infatti, lo stesso schieramento aveva accusato il Partito Democratico di incoerenza rispetto agli accordi iniziali. Una ricostruzione che però viene ribaltata dal racconto di Masciale: “La proposta di Rossella Fini è stata messa ai voti su richiesta di Giuseppe Miglionico - chiarisce - ed è stato lui il primo a votarla”. Un passaggio che, se confermato, segnerebbe un vero cambio di linea nel giro di poche ore.

Ma non è solo all’esterno che  si concentrano i malumori. All’interno del PD non manca chi parla apertamente di una decisione che non rispecchia fino in fondo la linea del circolo. Masciale lo ammette: “È chiaro che un po’ di delusione all’interno del partito ci può stare”. Ma invita a superarla: “Se siamo comunità, anche le scelte non condivise vanno accettate per un bene superiore, che è quello della città”.
Un richiamo alla responsabilità che però si scontra con una realtà più complessa. Perché, nel frattempo, una parte del centrosinistra sembra già muoversi su un binario diverso. Lo scenario che prende forma è quello di una possibile candidatura alternativa, costruita proprio attorno a Giuseppe Siena e a Casa Riformista. Un’ipotesi che non viene smentita: “Credo di sì”, risponde Masciale alla domanda su un possibile fronte parallelo, “anche con molto dispiacere”. Un passaggio che pesa, perché certifica che la frattura non è solo teorica.

Nel frattempo, dal fronte politico più vicino alla candidata, arrivano segnali di pieno sostegno. Rossella Fini viene descritta come una figura “credibile, competente, capace di unire”, con alle spalle un’esperienza amministrativa già maturata come assessore ai servizi sociali. Una candidatura che, nelle intenzioni, dovrebbe rappresentare una sintesi forte e autorevole. Ma è proprio questa narrazione a entrare in contrasto con i fatti delle ultime settimane. Il centrosinistra, che inizialmente si era presentato come compatto, arriva alla scelta finale con più di una crepa aperta. E mentre il centrodestra ha già una candidata definita, Floriana Natale, il campo largo si presenta sì con una candidata,  ma senza una piena convergenza politica. Masciale prova a guardare avanti: “Credo che faremo una buona campagna elettorale”, sottolineando le capacità della Fini e l’impegno del partito. Ma il quadro resta fluido. Perché la partita, più che chiusa, sembra appena cominciata.

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