Foggia tornerà alle urne in autunno, dopo una fase commissariale dalla durata monstre di 29 mesi. La lunghissima attesa della comunità non è stata però ripagata nel frattempo dalla definizione e risoluzione di tante questioni emerse nell’ambito dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale e dettagliate nella relazione che venne stilata, ormai nel lontano 2021, prima dalla commissione di accesso e poi nei sunti affidati al prefetto e al ministro dell’Interno. Nonostante l’azione di contrasto dello Stato in questi anni vicende come il capitolo intimidazioni non hanno trovato ancora colpevoli certi e dinamiche chiarite. Un caso che suscitò allerta, nelle istituzioni, fu quello ai danni di Antonio Bove, che era nel settembre 2019 assessore comunale alle politiche abitative oltre che al bilancio quando fu intimidito in modo plateale mediante il danneggiamento della propria auto.
Un fatto emblematico, stando agli inquirenti, di quanto le politiche abitative siano nel capoluogo daunio una questione rovente, con condizionamenti e pressioni della criminalità organizzata e comune. Ebbene, soltanto tre anni dopo, a settembre 2022, è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini da parte della Procura foggiana e tuttora si è in attesa della decisione sull’eventuale rinvio a giudizio per i presunti autori di quella intimidazione e per le altre persone coinvolte nell’inchiesta, tra cui lo stesso Bove con la sua segretaria Silvia Pacello, l’allora Sindaco Franco Landella, le funzionarie del Servizio Politiche abitative Rosanna De Nisi e Ida Paranzino (quest’ultima andata in pensione).
“E’ ancora tutto fermo”, commenta uno degli avvocati difensori a l’Attacco. “Non è arrivato il decreto di fissazione dell’udienza preliminare. Sappiamo solo che le indagini sono state concluse”.
Nell’avviso si legge che il 56enne Luigi Napolitano è indagato, in base all'articolo 336 del codice penale, perché il 12 o 13 settembre 2019, dopo aver avvicinato Bove presso il centralissimo bar Ideal di corso Cairoli (dove l’ex assessore abita), lo avrebbe minacciato, inveendo contro di lui e dicendogli che gliel’avrebbe fatta pagare.
Questo – secondo gli inquirenti - per costringere Bove a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio e in maniera particolare a far assegnare un alloggio di edilizia popolare al proprio figlio Domenico Napolitano, oggi 29enne, in violazione della disciplina di settore.
Luigi Napolitano è indagato anche sulla base degli articoli 56 e 629 del codice penale, perché – come si legge nell’avviso di conclusione delle indagini- attraverso tali minacce avrebbe posto in essere atti idonei diretti in maniera non equivoca a procurare al figlio Domenico l'ingiusto profitto dell'assegnazione di un alloggio edilizia popolare, con danno ingiusto per gli aventi diritto.
Domenico Napolitano e l’amico Giovanni Ferrazzano, che all’epoca erano il primo 25enne e il secondo 24enne, sono indagati sulla base degli articoli 110, 112 e 336 del codice penale perché in concorso tra di loro e con azioni con cui violavano più disposizioni di legge avrebbero minacciato Bove: i due, unitamente al minorenne Michele Napolitano, distruggendo i finestrini e i vetri dell'auto Toyota Yaris in uso all'assessore e di proprietà della moglie, avrebbero minacciato Bove di ulteriori pregiudizi per costringerlo a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio e segnatamente a far assegnare un alloggio edilizia popolare a Domenico Napolitano.
Un fatto aggravato dall’esser stato commesso, a detta di chi ha indagato, avvalendosi di un minore di 18 anni, vale a dire Michele Napolitano.
Gli altri indagati, nell’ambito dello stesso procedimento, sono lo stesso Bove con la sua segretaria Silvia Pacello, l’allora Sindaco Franco Landella, le funzionarie del Servizio Politiche abitative Rosanna De Nisi e Ida Paranzino, Lucia Livrieri (che nel 2018 occupò abusivamente lo spogliatoio del campetto San Paolo, nel quartiere Cep) e due foggiani residenti a Borgo Mezzanone, Luigi Cappuccio e Raffaella Ziccardi. L’eventuale rinvio a giudizio, ovviamente, potrebbe riguardare soltanto alcuni degli odierni indagati.
L’intimidazione contro Bove suscitò subito reazioni. Testimoni riferirono agli inquirenti di aver visto due persone fuggire con bastoni in mano. L’auto era parcheggiata in via Dante nelle vicinanze dell’abitazione dell’allora assessore. Verso le ore due del mattino, furono infranti con un mattone in tufo il lunotto posteriore, il parabrezza e i finestrini laterali. Le indagini furono affidate agli agenti della Digos, che acquisirono i filmati delle telecamere di sicurezza della zona - installate in prossimità delle attività commerciali - al fine di identificare gli autori.
La moglie dell’assessore, Maria Teresa Caione, è una imprenditrice agricola, i sospetti andarono immediatamente al ruolo amministrativo svolto da Bove all’interno della giunta Landella. Peraltro, il periodo era delicato perché si trattava della terza intimidazione avvenuta ai danni di amministratori pubblici del Comune di Foggia: i primi due, nell’agosto 2020, avevano colpito Giuseppe Fatigato del M5S e Paolo Citro della lista civica Foggia Vince. “Mi auguro che sia un atto vandalico, anche perché non ho mai ricevuto minacce”, commentò il forzista Antonio Bove senza far riferimento a pressioni ricevute rispetto agli alloggi popolari. “È il caso di dire: cado dalle nuvole, non saprei dare una spiegazione logica all’accaduto, anche perché sono stato nominato assessore alle politiche abitative da soli due mesi. A quanto ho saputo alcuni testimoni avrebbero visto fuggire via tre giovani con felpe e cappucci armati di mazze. Per infrangere i finestrini hanno invece utilizzato un mattone in tufo. Ribadisco”, concluse, “che non ho mai avuto problemi con alcuno”.
La risposta dell’Ufficio territoriale del Governo non si fece attendere: l’allora prefetto Raffaele Grassi, al termine di una riunione del coordinamento provinciale delle forze di polizia, alla quale prese parte oltre alla vittima anche il sindaco Franco Landella, dispose misure di tutela. Inoltre Grassi manifestò la vicinanza dello Stato all’assessore e assicurò il massimo impegno delle forze di polizia per individuare i responsabili dell’atto intimidatorio. “A livello istituzionale e personale sono vicino all'assessore al bilancio Bove e alla sua famiglia per lo spregevole atto vandalico compiuto questa notte ai danni della sua autovettura”, commentò Landella, esprimendo “sdegno per il nuovo caso che ha colpito l'autovettura di un rappresentante delle istituzioni, dopo l'incendio all'auto del vicepresidente del consiglio comunale Giuseppe Fatigato, e il danneggiamento del veicolo di proprietà del consigliere Paolo Citro”.
“Mi auguro che le vetrate infrante all'automobile dell'assessore Bove possano essere solo frutto di un atto vandalico isolato”, sottolineò il primo cittadino del capoluogo daunio, “e non collegate ai due episodi che si sono registrati poco più di un mese fa. Anche perché l'azione amministrativa non verrà di certo scalfita da queste vergognose vicende. Sono certo che le forze di polizia che indagano sapranno risalire agli autori di questo grave gesto. Auguro a Bove di continuare nel suo lavoro e di dare seguito agli indirizzi politici e programmatici che si è data questa amministrazione”.
Un anno dopo trapelarono dagli uffici comunali rumors relativi alle indagini della Finanza, su delega della Procura di Foggia, in merito alle assegnazioni di case popolari. Un’inchiesta partita da tempo ma che solo a luglio 2020 venne fuori con l’indiscrezione del ritiro dei documenti relativi alla gestione dell’emergenza abitativa a Foggia negli ultimi quattro anni. Occhi puntati sul Servizio politiche abitative di via Gramsci. Da fonti interne a Palazzo di città beninformati fecero sapere a l’Attacco che la Guardia di Finanza aveva ascoltato tempo addietro le funzionarie De Nisi e Paranzino (andata in pensione l’anno precedente e sostituita da De Nisi), come pure colei che era la segretaria dell’ex assessore Bove, ovvero Pacello. Il pm Enrico Infante ascoltò anche l’ex delegato all’emergenza abitativa Saverio Cassitti. Bove si dimise da assessore ad agosto 2020 e il sospetto che c’entrasse l’inchiesta è sempre rimasto.
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