E se fosse stata una comunicazione ricevuta dalla Prefettura a spingere il cda del DARe Puglia – il Distretto agroalimentare regionale, guidato dalla professoressa Unifg Milena Sinigaglia – a deliberare a fine febbraio, all’improvviso, il licenziamento della dipendente Libera Scirpoli?
Come l’Attacco ha raccontato, la commercialista mattinatese è stata mandata via con una lettera firmata da Sinigaglia e datata 28 febbraio, unica persona licenziata, nonostante fosse quella con maggiore anzianità di servizio essendo stata assunta a tempo indeterminato nel lontano 2018. Era impiegata di II livello responsabile amministrativa e della contabilità. Nell’avviso di licenziamento si fa riferimento all’articolo 3 della legge 604/66 (“il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”).
Un licenziamento “per giustificato motivo oggettivo, integrato da una riorganizzazione interna, volta ad una più economica gestione dell’impresa, realizzata mediante la soppressione del suo posto di lavoro con parziale redistribuzione delle mansioni tra i dipendenti ancora in forza e parziale avocazione delle stesse direttamente in capo al presidente del cda”, ovvero a Sinigaglia. “Tale riorganizzazione interna”, è stato scritto nella comunicazione del licenziamento, “è stata determinata dalla sensibile riduzione delle attività aziendali, in ragione del completamento di 19 progetti Sottomisura 16.2 del PSR Puglia, a fronte di soli tre progetti attualmente in corso. Si fa presente che non vi sono posti di lavoro disponibili, all’interno dell’organico aziendale, in cui poterla utilmente collocare”.
Scirpoli era una dei cinque dipendenti in servizio. Tra i quattro rimasti ci sono la figlia della presidente Sinigaglia, Giuliana Ciccarone, e Maria Pia Liguori, che ha una triplice veste (di dipendente, socia con Red Hot e consigliera di amministrazione). Un licenziamento arrivato dopo che a metà gennaio il compagno di Scirpoli, Gianni Rotice, ex sindaco di Manfredonia, si era autosospeso dal cda per affrontare più serenamente il processo “Giù le mani”, ancor prima dell'eventuale rinvio a giudizio per voto di scambio. Nel frattempo l’ingegnere, colpito da interdittiva antimafia rispetto alla sua impresa edile Gianni Rotice srl, si è visto sospendere gli effetti del provvedimento prefettizio da TAR e Consiglio di Stato. Ma su Scirpoli è pesato indubbiamente anche l’imbarazzo per il ruolo criminale del fratello Francesco, nome di punta del clan ex Romito, in carcere dopo una condanna definitiva e attualmente imputato nel processo di mafia Omnia nostra. Sia Rotice che Scirpoli, nelle rispettive interviste rilasciate su queste colonne, nelle scorse settimane hanno pensato che il licenziamento della commercialista rientrasse in una manovra per colpire lui.
Nessun commento è arrivato da Sinigaglia, Liguori e da Leonardo Boschetti, ovvero dai tre componenti del cda che deliberò il licenziamento. Di sicuro quello che ne è seguito è stata la fine del rapporto, anche personale, che negli anni scorsi si era visto tra l’ex sindaco sipontino e la professoressa Sinigaglia. Rotice non ha fatto mistero, del resto, di aver “salvato il DARe Puglia”, rimettendolo in sesto sul piano finanziario, quando gli altri soci non si credevano più ed erano rassegnati al fallimento della società. Ma adesso, da fonti interne al DARe Puglia, trapela un’altra versione dei fatti, secondo la quale la decisione di licenziare Scirpoli sarebbe stata la conseguenza di una comunicazione ricevuta dalla Prefettura relativa all’avvio del procedimento di interdittiva antimafia per la società consortile a responsabilità limitata. Tale comunicazione (che non è sempre un obbligo, come chiarito dal giudice amministrativo) rientra nel contraddittorio infraprocedimentale. Nel 2021 la norma è stata riformata inserendo l’obbligo generalizzato in capo all’amministrazione di fornire all’interessato apposita comunicazione dei presupposti per l’adozione dell’informativa antimafia interdittiva indicando gli elementi sintomatici dei tentativi di infiltrazione mafiosa. In tale evenienza, il prefetto assegna all’operatore un termine pari a venti giorni al fine di produrre documenti, osservazioni, scritture ovvero richiedere l’audizione personale, salvo che non “ricorrano particolari esigenze di celerità del procedimento”.
Il contraddittorio si conclude nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione al soggetto interessato dagli esiti delle verifiche disposte dal prefetto. Al termine della procedura, il prefetto, qualora non ritenga sussistenti i presupposti per il rilascio dell’informazione antimafia liberatoria, adotta l’informazione interdittiva dandone comunicazione all’interessato. Tecnicamente è possibile che un’interdittiva colpisca una scarl come il DARe Puglia, che ha tra i propri soci in primis Rotice con una quota pari a 52.669 euro sul totale del capitale sociale pari a 250mila euro con la sua Orchidea srl; il secondo socio è il patron di Lotras Armando de Girolamo, con la sua Degimont che controlla 47.302 euro. Significa che i due, che insieme hanno una fetta che vale quasi 100mila euro, sono stati coloro che più sono intervenuti finanziariamente per salvare le casse del DARe in questi anni. Il terzo socio è Bonassisalab, che esprime Leonardo Boschetti nel cda, con una quota pari a 43.034 euro; seguono l’organizzazione agricola CIA, proprietaria per 35.648,65 euro, e Unifg, la cui quota vale 26.509,85 euro. Infine una sfilza lunghissima di altri soci dalle partecipazioni meno rilevanti, a cominciare dagli altri Atenei pugliesi. Resta da capire se tale indiscrezione corrisponda a verità e come, in quel caso, la Prefettura abbia ipotizzato il rischio di un condizionamento nelle scelte della società consortile.
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