Nel momento in cui si conclude un’indagine giudiziaria, rappresenta un dovere etico e civile riflettere anche sul linguaggio adottato e sul modo in cui le parole possono influenzare e plasmare l’opinione pubblica. Sento il peso delle parole come uno strumento di responsabilità, di chiarezza e di rispetto nei confronti dei cittadini, che hanno il diritto di ricevere notizie corrette, verificabili e prive di ambiguità. Le parole, infatti, hanno un’incredibile potere: possono costruire o demolire, dare voce o silenzio, sostenere la verità o alimentare la confusione. Chi scrive o parla con responsabilità ha il dovere di ponderare con attenzione le proprie espressioni, avendo come obiettivo la chiarezza e la correttezza, non il fraintendimento o la strumentalizzazione. Negli scorsi giorni si è concluso un importante procedimento investigativo della Procura della Repubblica di Foggia riguardante il project financing proposto dalla società Engie al Comune di Manfredonia. Come giornalista che ha seguito con attenzione e responsabilità questa vicenda, sento il dovere di intervenire dopo aver letto con amarezza un passaggio contenuto nell’avviso di conclusione delle indagini, nel quale, in maniera non meno che infelice, si definisce “campagna di stampa” l’attività giornalistica svolta dal quotidiano l’Attacco sul caso Engie.
La locuzione “campagna di stampa” si riferisce a una sequenza di attività pubblicitarie o comunicative veicolate attraverso i mezzi di informazione, che si svolgono in modo strategico e coordinato per un certo obiettivo, tipicamente di carattere promozionale o di sensibilizzazione. Questa definizione – apparentemente innocua – brilla di una connotazione negativa, come se il lavoro giornalistico d’inchiesta fosse uno strumento artatamente impiegato per esercitare pressioni indebite o pericolose. Non è così.
Al contrario, il giornalismo d’inchiesta è una pietra angolare della democrazia, un presidio fondamentale per il diritto dei cittadini a essere informati correttamente e nel dettaglio, specialmente quando si tratta di vicende che coinvolgono l’amministrazione pubblica e la gestione di servizi essenziali come quelli della pubblica illuminazione e degli impianti termici.
Il lavoro svolto dalla nostra redazione è stato un’attività rigorosa e approfondita, basata su un’attenta analisi di documenti ufficiali, contratti, bozze, progetti e fonti riservate, con l’intento esclusivo di mettere in luce aspetti economici, tecnici e amministrativi che il Comune di Manfredonia e la cittadinanza avevano il diritto di conoscere.
È doveroso ricordare che questa attività ha portato alla luce elementi che avrebbero potuto passare inosservati o che, peggio, avrebbero potuto essere sottovalutati. Lungi dall’essere una “campagna”, questa è informazione basata su fatti, riflessioni e giudizi argomentati, che rientrano pienamente nel diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione Italiana, che tutela la libertà di espressione e di informazione come pilastri insostituibili della Repubblica. La giurisprudenza della Corte di Cassazione, recentemente ribadita, riconosce la peculiare natura del giornalismo d’inchiesta quale forma più alta e complessa di attività informativa, giustificando una più articolata valutazione delle fonti, purché il giornalista agisca seguendo rigidi criteri etici e deontologici, come è stato nel nostro caso. È altresì fondamentale riconoscere che l’indagine giornalistica è strumento di prevenzione e contrasto di possibili illegalità, contribuisce a mantenere l’ordine democratico e tutela diritti fondamentali delle persone.
Il riferimento alla “campagna di stampa” nel documento processuale non è un riconoscimento positivo, ma sembra configurarsi come un tentativo di screditare e ostacolare un’attività giornalistica che ha contribuito a portare alla luce elementi di interesse pubblico, consentendo così l’avvio di indagini ufficiali. Un comportamento che denota un rischio inquietante: quello di tentare di ridurre il ruolo informativo a mero strumento di parte, con il pericolo di danneggiare la fiducia dei cittadini verso i media liberi.
La nostra redazione è stata la prima e unica a sollevare pubblicamente, sin dal 3 novembre 2022, dubbi fondati e quesiti critici sulla bozza di convenzione tra Engie e il Comune. Un lavoro durato settimane, basato sull’analisi approfondita di oltre cinquanta pagine di documenti tecnici, contrattuali e amministrativi, sulla verifica delle anomalie economiche e tecniche, sul confronto con casi analoghi in altre realtà, e sul raccoglimento di testimonianze e fonti autorevoli.
Questa attività giornalistica di inchiesta, lungi dall’essere una “campagna” pretestuosa, è un dovere imprescindibile in una democrazia matura. Il giornalismo non è un comitato d’affari né uno strumento per ottenere vantaggi personali o di parte, ma un presidio essenziale di trasparenza, controllo e responsabilità verso i cittadini, verso cui abbiamo l’obbligo morale e deontologico di essere fedeli e rigorosi.
Definire la nostra verifica e critica come “campagna di stampa” significa delegittimare un lavoro di ricerca, approfondimento, correttezza e imparzialità, mancando di rispetto non solo ai giornalisti, ma anche a tutti i cittadini che hanno il diritto di conoscere la verità sugli atti pubblici e sulle proposte che riguardano il loro territorio.
La libertà di stampa non è un optional, ma un principio fondamentale della nostra Costituzione, la base stessa di ogni società civile. Il nostro lavoro, lungi dall’essere una “campagna stampa”, rappresenta un servizio pubblico, un pilastro della democrazia e uno strumento per la tutela dei diritti di tutti. La libertà di stampa e il rispetto delle parole - da usare con responsabilità e rispetto – sono strumenti fondamentali per costruire insieme un Paese più giusto, trasparente e partecipato.
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