Cinque indagati con l’accusa di aver turbato il procedimento amministrativo inerente la proposta di project financing che la società Engie aveva avanzato al Comune di Manfredonia. Ne avevamo riferito su queste colonne già nella primavera scorsa, ascoltando fonti confidenziali che avevano anticipato come ormai stessero volgendo al termine le indagini che hanno riguardato l’ex Sindaco Gianni Rotice, l’ex assessore ai Lavori pubblici Angelo Salvemini, il funzionario comunale Giuseppe Di Tullo, Luca Taggio che lavorava per conto dell’azienda Engie e l’imprenditore Michele D’Alba. La procedura passata sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti era inerente la gestione della pubblica illuminazione e del servizio di energia, che è stata contraddistinta da un travagliato iter politico, più che amministrativo. Secondo la Procura della Repubblica di Foggia, i cinque indagati, in concorso tra loro, avrebbero agito cercando di indirizzare la scelta definitiva - che sarebbe stata presa dal Consiglio comunale – a favore di una o dell’altra azienda. A dire dei pubblici ministeri Roberto Galli, Giuseppe Mongelli e Giuseppe D’Avolio, l’allora assessore Salvemini con Di Tullo e Taggio avrebbero utilizzato “minacce, collusioni e altri mezzi fraudolenti, avendo costanti contatti ed interlocuzioni tra loro al fine di orientare la volontà dell’amministrazione comunale in senso favorevole alla predetta proposta di Engie”. Pressioni che – stando sempre all’accusa – anche D’Alba avrebbe esercitato a favore della Elettrogesuele attraverso “ulteriori condizionamenti sulle scelte amministrative, anche attraverso l’arch. Prencipe Michele - dirigente dei servizi tecnici Urbanistica e Patrimonio del Comune di Cerignola - che, riferendosi a D’Alba, suggeriva a Taggio Luca “Meh fatelo entrare in ATI così la smette dì scrivere sull’Attacco” - facendo chiaro riferimento alla campagna di stampa avviata dal quotidiano l’Attacco sulla vicenda Engie”.
“Quando c’è una proposta di partenariato tra pubblico e privato, dovrebbe esserci un rischio a carico del concessionario e, quindi, benefici per il nostro Comune. Io non ne ho visti nella bozza di convenzione e non mi appare congrua, perciò chiederò il ritiro dell’accapo”, diceva a l’Attacco l’allora consigliera comunale di CON Manfredonia Maria Teresa Valente. Dopo aver eccepito sulla durata di 20 anni perché “sono un periodo di tempo troppo lungo”, anche l’allora consigliere comunale di Progetto Popolare Francesco Schiavone, poco prima di entrare in Consiglio comunale, riferì a l’Attacco che “Da una prima analisi, potrebbe apparire come un progetto di buona portata. Tuttavia abbiamo riserve sulla forma del project financing, che pone in condizione di vantaggio l’azienda che lo realizza e propone”.
Ci poteva stare che due delle voci dell’opposizione consiliare all’Amministrazione targata Gianni Rotice avessero da ridire sul project financing di Engie, però era difficile immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco nella massima assise cittadina: il ritiro dell’accapo, con rinvio della discussione.
I commissari Vittorio Piscitelli, Francesca Anna Maria Crea e Alfonso Agostino Soloperto prorogarono il servizio già svolto per un ulteriore anno, nell’estate 2021, rimandando al Consiglio comunale tutti i passaggi necessari. La proposta di delibera portava la firma dell’assessore ai Lavori pubblici Angelo Salvemini e si basava sulla relazione del dirigente del V Settore, l’ingegnere Giuseppe Di Tullo.
A seguito del ritiro – in quel Consiglio comunale del 27 ottobre 2022 - dell’accapo relativo al project financing con Engie, l’Attacco analizzò le 52 pagine in cui era contenuta la bozza della convenzione proposta al Comune di Manfredonia. Emersero una serie di criticità e di passaggi poco chiari, che sembravano sfavorevoli per il municipio sipontino. Era il 3 novembre 2022 e, da queste colonne, si portò all’attenzione pubblica il risultato dell’analisi approfondita che era stata svolta su tutta la copiosa documentazione che accompagnava quella proposta di project financing.
Il primo elemento che era balzato all’occhio in maniera molto evidente era di natura economica. Nella premessa della convenzione, veniva indicato che il risparmio che si sarebbe ottenuto oltre la quota garantita sarebbe stato ripartito nella misura del 95% a Engie, mentre al Comune di Manfredonia sarebbe stato destinato soltanto il restante 5%. La domanda posta da l’Attacco fu: è conveniente?
Approfondendo la parte relativa alle obbligazioni generali e i servizi, era specificato che la manutenzione straordinaria della pubblica illuminazione riguardava esclusivamente gli impianti censiti e riqualificati. Il vulnus, in questo caso, era che c’erano zone dove non esisteva alcun censimento degli impianti: Sciale Rondinelle, Sciale degli Zingari e Scalo dei Saraceni – cioè buona parte della Riviera Sud -, ai quali si aggiungeva anche il comparto CA2. La domanda posta era: sono costi extra di cui si è tenuto conto?
Non c’era chiarezza nemmeno su quale potesse essere la durata naturale delle lampade e, più in generale, dei corpi illuminanti. Nè era noto chi dovesse pagare la loro sostituzione quando questi avessero cessato di funzionare. Ulteriori costi extra per il Comune di Manfredonia?
Nel Servizio Energia Termico era prevista l’esclusione “delle linee di distribuzione termica non a vista al di fuori delle centrali termiche”. Sarebbero stati pagati come extra tutti gli interventi sugli impianti o su parti di essi che non risultano essere a vista “o di facile e immediato accesso per gli operatori addetti alla manutenzione”.
Al riguardo della riconsegna degli impianti al termine della concessione, il Comune doveva garantire il loro buono stato, “salvo il normale deperimento d’uso”, perché questi sarebbero tornati gratuitamente nella piena disponibilità della Engie “liberi da vincoli di ogni genere”. Un’altra condizione che appariva piuttosto squilibrata.
La lettura dell’articolo 9.2 della bozza di convenzione fece sorgere un altro grosso dubbio, C’era scritto che nel caso il consumo di energia negli impianti fosse stato oltre quello previsto, il relativo costo era a carico del Comune di Manfredonia. La conseguenza avrebbero potuto essere “che lo stesso potrebbe non riuscire a recuperare gli investimenti effettuati e i costi sostenuti per l’operazione”, come era scritto nero su bianco in quella convenzione. Il dubbio sollevato pubblicamente era circa l’opportunità, per un ente che si trovava a dover rispettare un Piano di riequilibrio economico e finanziario, di accettare simili condizioni.
Se fosse stata siglata, Engie Servizi SpA (ex Cofely Italia), dopo 15 ininterrotti anni e 3 diverse Amministrazioni - compresa quella dei commissari straordinari -, avrebbe gestito il servizio per altri 20 anni: fino al 2042. Iniziò tutto nel 2007, infatti, quando si chiamava ATI Cofatech Servizi SpA Conscoop. Nel 2011 ottenne la proroga fino al 2022 con il nome di ATI Cofely Italia SpA Conscoop.
Come detto, seppur revisionata in parte dopo che il Comune stesso fece propri alcuni di questi dubbi - trovando la disponibilità di Engie che apportò alcune modifiche alla prima stesura -, la proposta di project financing non passò.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).