“Chiamarla riforma della separazione delle carriere è uno specchietto per le allodole. Non voglio usare il termine truffa, che implica una frode, però il vero obiettivo di questa riforma è cambiare l'organo di autogoverno della magistratura, ovvero il CSM. Lo si vuole indebolire per minare l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati”. A parlare a l’Attacco in maniera netta della riforma della giustizia voluta dal governo Meloni, e atteso dal referendum costituzionale della prossima primavera, è la 49enne barese Paola Cesaroni, componente del comitato direttivo nazionale dell’ANM, l’Associazione nazionale magistrati. In magistratura dal 2002, giudice delegato alle procedure concorsuali e della sezione specializzata imprese del Tribunale di Bari, Cesaroni iniziò la propria carriera a Trani come giudice presso la sezione distaccata di Ruvo di Puglia per proseguire poi come giudice civile e delegato ai fallimenti in sede centrale. Trasferita al Tribunale di Bari nel 2015, dapprima in una sezione civile e dal 2020 nell’attuale sezione, non ha dubbi sulle reali finalità della riforma Nordio. “Nei fatti la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante c'è già da alcuni anni e con la riforma Cartabia il cambio di funzione è diventato talmente complicato che non lo fa più nessuno. Cambiare regione solo per cambiare funzione viene fatto molto raramente, in più ci si specializza in una funzione e presenta un altro deterrente. Stiamo parlando di meno di 40 persone l'anno che operano questo passaggio, quindi parliamo del nulla”.
Il principale argomento del fronte del sì è che la riforma assicurerebbe maggiore terzietà ai giudici. “Non è vero neanche questo”, commenta Cesaroni. “Il pm è già oggi un organo di tutela e di piena imparzialità, perché è tenuto a cercare anche le prove a favore dell'imputato, oltre a quelle a carico, e sulla base degli elementi acquisiti può arrivare a chiedere l'archiviazione o l'assoluzione. Questo sistema rappresenta una garanzia enorme per l'imputato”.
Ieri, su queste colonne, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Foggia Gianluca Ursitti ha definito necessaria la separazione delle carriere perché in linea col modello accusatorio. “Il sistema accusatorio puro lo vediamo in altri Paesi del mondo, come gli Stati Uniti. Non sono d'accordo sul fatto che funzioni bene, la giustizia negli Stati Uniti funziona per me malissimo”, argomenta la giudice barese.
“I pm lì sono di estrazione politica e sono considerati poco meno di funzionari. Non appena si fa carriera si passa negli studi legali privati. Non mi sembra, francamento, che questa funzione tuteli meglio il cittadino comune. Quanto, poi, ai discorsi fatti sull'amicizia e sui caffè tra giudici e pm spesso sono delle vere e proprie stupidaggini. Nessuno in Italia si è mai sognato di pronunciare una sentenza di condanna per fare un favore al pm, per il quale non cambia nulla, sia chiaro. Nel sistema italiano si guarda a come il pm ha gestito il proprio ruolo e non al numero delle condanne ottenute, come avviene invece nei sistemi basati sull'accusatorio puro. La separazione nelle carriere è un argomento che è sempre stato oggetto di discussione negli anni e che trova più facilmente sostenitori per il sì. La politica ha voluto fare un unico pacchetto, il vero intendimento sono le altre due parti della riforma e lo dimostra la maniera in cui sono state gestite le cose. Gli altri due punti vanno a schiacciare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e rischiano di portare il Paese indietro di 100 anni, agli anni del fascismo e dell'immediato dopoguerra, prima dell’istituzione del CSM”.
Il sorteggio dei componenti del CSM non convince nemmeno tutti i sostenitori del sì. “Ciascuno di noi ha diritto di eleggere i propri rappresentanti”, puntualizza Cesaroni. “Il sistema elettorale è l'emblema della democrazia, addirittura inizia da ragazzi con l'elezione del rappresentante di classe e di istituto. E’ assolutamente folle quello che è stato pensato per il CSM. Oggi il CSM ha una composizione mista, ovvero è formato da magistrati e da politici di nomina politica. Il politico essenzialmente è espressione della maggioranza di governo. Nella riforma si prevede un sorteggio temperato nell'ambito di una lista scelta dal Parlamento, è chiaro che se il Parlamento fa una lista di persone va a vanificare il sorteggio. Significa per me che la componente politica del CSM sarà molto forte e coesa”.
Si pensa di eliminare l’odioso e deleterio fenomeno delle correnti tramite il sorteggio. “Si vuole togliere potere alle correnti per rafforzare in realtà la parte politica, ma va detto che si è fatta già molta pulizia dopo gli scandali da cui come magistratura siamo stati attinti. La situazione delle correnti è stata molto ridimensionata negli ultimi anni. Tra i sorteggiati si potrebbe in teoria arrivare a 6-7 persone dello stesso gruppo a danno della rappresentatività dell'intera categoria. Si finirà, per me, per mettere le valutazioni nelle mani della parte politica, che sarà appunto più compatta e coesa perché espressione della maggioranza di governo. Il magistrato dovrebbe rivolgersi all'esponente della parte politica?”.
Hanno provocato molto sconcerto nell’ANM le parole del ministro guardasigilli Carlo Nordio sulla riforma “che restituirà alla politica il primato costituzionale”. “Io penso che si sia lasciato sfuggire in maniera un po' incauta proprio quale sia il vero scopo della riforma. Dire che non ci sarà più il problema sul ponte sullo Stretto, sul caso Almasri e rispetto ad altre decisioni della magistratura sgradite al governo rivela che si vuole condizionare la magistratura a livello politico”.
Per la giudice del Tribunale di Bari “l’altra assurdità di questa riforma è l'Alta Corte”. “L'organo di autogoverno della magistratura, il CSM, viene svuotato della propria funzione disciplinare”, spiega. “Il problema non è, però, solo sottrarre questa funzione al CSM ma come viene poi configurata. Dove si è mai sentito che il giudizio di appello si vada a fare davanti allo stesso organo che ha deciso il primo grado? E’, poi, come voler creare una sorta di gerarchizzazione al nostro interno”.
Per gli avvocati, specie penalisti, “ora o mai più”. “Noi siamo fortemente preoccupati che questa riforma vada in porto”, è la reazione di Cesaroni. “Ci sono problemi legati al fatto che il referendum verte su quesiti estremamente tecnici, su questioni che la gente non conosce. Non è per nulla facile riuscire a far comprendere al cittadino comune questioni di grande tecnicismo come il CSM e l’Alta Corte”.
Le intenzioni di voto per il sì paiono prevalere, a detta dei sondaggi degli ultimi giorni. “Voglio far notare che il 99% della magistratura si sta mobilitando per il no nonostante la riforma non intacchi direttamente le nostre prerogative di lavoratori. Incide esclusivamente sull’autonomia e sull'indipendenza, che riteniamo siano una garanzia per il cittadino. Siamo certi in maniera assoluta che siano in gioco questi valori e che se essi vengono minati è un danno per tutti i cittadini. Ci impegneremo con tutte le nostre forze, io mi sono messa in gioco. La palla sarà poi nelle mani dei cittadini, vedremo il risultato”.
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