Cafagna (ANM): “La politica soffre il controllo di legalità, intaccare contrappesi può essere via pericolosa”

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Mentre il fronte del sì è convinto che il referendum confermativo della prossima primavera suggellerà lo storico risultato della riforma della giustizia, l’ANM (Associazione nazionale magistrati) è scesa in campo già da diverso tempo mostrando tutta la propria contrarietà e oggi è impegnata nel difficile compito di spiegare ai cittadini di cosa si sta parlando e cosa sia in ballo. L’Attacco ha intervistato Antonella Cafagna, giudice del Tribunale di Bari, presidente dell’ANM barese.

Il principale argomento del fronte del sì è che la riforma assicurerebbe maggiore terzietà ai giudici e che due ordini giudiziari siano necessari se si parla di giusto processo, riallineando il sistema giudiziario italiano a quello di tutti gli altri Paesi di cultura occidentale. Si dice che una piena parità non c’è mai stata in Italia tra accusa e difesa, che i pm non si spendono davvero in favore dell’imputato nell’impostare e svolgere le indagini. Come replica?
Nel nostro sistema processuale è previsto che l’organo dell’accusa sia imparziale e ricerchi le prove anche a discarico. Diversamente dal difensore, il pubblico ministero ha un interesse pubblico all’applicazione della legge, che lo conduce a richiedere l’assoluzione dell’imputato di cui non sia dimostrata la colpevolezza. In questo senso vi è un’asimmetria con la difesa, che persegue doverosamente un interesse privato. Un riassetto del pubblico ministero, che ne enfatizzi il ruolo di parte, andrebbe a discapito proprio della difesa, ridimensionandone le garanzie. Il rischio è che si dia vita ad un corpo fortemente aggregato ed autoreferenziale, imbavagliato dal potere esecutivo.

 C’è chi ha definito, tra gli avvocati penalisti, necessaria la separazione delle carriere perché in linea col modello accusatorio e si chiede perché un modello (accusatorio puro) che funziona bene altrove non possa funzionare anche qui. Hanno senso tali argomentazioni?
Non esiste un modello giudiziario perfetto, né esiste un modello che ponga al riparo da possibili errori giudiziari. Non è tale, ad esempio, il tanto decantato modello accusatorio puro, vigente in America, che ha conosciuto esempi drammatici di esecuzione capitale a danno di persone rivelatesi, dopo anni, pienamente innocenti. Il sistema italiano, pensato dai Padri Costituenti, è quello che offre maggiori garanzie per i cittadini. Oggi lo si vuole stravolgere, adducendo la necessità della separazione delle carriere per attuare il modello accusatorio. Dividere i giudici dai pubblici ministeri sul piano ordinamentale significa indebolire i primi e rafforzare i secondi, in una vera e propria eterogenesi dei fini, se quello della riforma è restituire ai giudici effettiva terzietà.

Il sorteggio dei componenti del CSM non convince nemmeno tutti i sostenitori del sì. Cosa pensa di tale previsione della riforma?
E’ il vero cuore della riforma. Il sorteggio non solo priva i magistrati della rappresentanza nell’autogoverno ma ne colpisce autonomia e indipendenza, esponendoli ad ingerenze politiche e rendendoli più controllabili ed addomesticabili.

Si pensa di eliminare l’odioso e deleterio fenomeno delle correnti tramite il sorteggio. Lei ci crede?
Il sorteggio non eliminerà il correntismo. I magistrati estratti a sorte si potranno aggregare intorno a principi e visioni comuni, creando maggioranze o minoranze in seno alla componente togata, ma nel frattempo l’autogoverno sarà colonizzato dai laici. Credo solo che per contrastare le degenerazioni del correntismo si sia scelto un rimedio antidemocratico che si risolverà in un pregiudizio per i cittadini.

Hanno provocato molto sconcerto nell’ANM le parole del ministro guardasigilli Carlo Nordio sulla riforma “che restituirà alla politica il primato costituzionale”. Quale è stata la sua reazione ascoltandole? Svelano il vero obiettivo di privare la magistratura del proprio potere di controllo?
E’ manifesta l’insofferenza della politica al controllo di legalità, considerato fonte di “intollerabili invadenze”. Intaccare i contrappesi previsti dalla nostra Costituzione antifascista potrebbe essere una strada pericolosa, rischiando di porre i politici in una condizione diversa da quella degli altri cittadini e di non garantire una giustizia uguale per tutti. Quel che vediamo è un più che probabile pregiudizio per il corretto funzionamento democratico.

Cosa replica a chi dice che il fronte del no parla solo per slogan senza spiegare perché il pm sarebbe più condizionabile da parte del governo?
È vero l’esatto contrario. La semplificazione del linguaggio è strumento talvolta necessario per rendere più chiaramente comprensibili alcuni tecnicismi. Noi cerchiamo di spiegare in modo semplice le nostre ragioni a tutela dei cittadini, mentre i fautori della riforma nascondono le vere intenzioni dietro alcuni slogan. Ai cittadini vogliamo dare l’opportunità di partecipare al dibattito pubblico sul referendum con la necessaria consapevolezza della straordinaria importanza della posta in gioco. 

E’ preoccupata per la prevalenza delle intenzioni di voto per il sì, secondo i sondaggi?
L’andamento dei sondaggi non sposterà di un millimetro il nostro impegno per un’informazione puntuale sui rischi della riforma. Preservare l’attuale assetto costituzionale è nell’interesse dei cittadini, che di questa informazione sono i destinatari.

Come pensa che la magistratura possa riuscire a spiegare al cittadino comune tanti tecnicismi? E teme la politicizzazione del referendum?
Si registra un grande interesse intorno ai temi del referendum. Così come è evidente che la riforma venga considerata un’opportunità per punire la magistratura, da anni incessantemente delegittimata dalla politica. Quello dei magistrati è uno schieramento per la sola salvaguardia dei valori costituzionali che ruotano intorno alla separazione dei poteri, senza alcun colore politico e soprattutto senza alcuna contrapposizione a questo governo.

 

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