Centro di accoglienza nel convento di Stignano? Silenzio della Soprintendenza sulla tutela storica e artistica

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Ormai sono passati quattro mesi ma la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio BAT e Foggia non ha dato alcun riscontro alla richiesta di accesso agli atti avanzata dagli eredi Centola al riguardo del convento di Stignano. Era il 3 dicembre 2024 quando chiesero l’accesso civico generalizzato per conoscere la comunicazione del proprietario e/o detentore del cambio di destinazione d’uso del convento di Stignano. Siccome il convento di Stignano è pervenuto alla Provincia Monastica dei Frati Minori in esecuzione di un atto di donazione del dottor Francesco Centola nel 1953, così come evidenziato anche nella relazione della Soprintendenza che accompagna il decreto che lo dichiara di interesse storico culturale, avrebbero voluto verificare anche l’osservanza delle volontà - indicate nell’atto di donazione – circa la destinazione d’uso dello stesso. Ma, come detto, non è arrivata nessuna risposta dalla Soprintendenza. E non si riesce a comprendere per quali ragioni non ci sia stato nessun cenno formale di riscontro. È così complessa e tortuosa la procedura per rispondere se ci sia (o meno) la compatibilità della nuova destinazione d’uso con le esigenze di tutela e di fruizione pubblica di un bene culturale così rilevante? 

Una rilevanza oggettiva, visto che è sottolineata proprio nel decreto di tutela al riguardo dell’architettura della chiesa, della facciata romanico abruzzese, dei chiostri con affreschi del Settecento, del pozzo del Cinquecento, e così via.

Come già raccontato su queste pagine, ci sono dubbi circa la sua prossima destinazione che sarà rivolta all’accoglienza di migranti. Così dice la gara per l’affidamento dei servizi di gestione di centri collettivi per l’accoglienza dei migranti che è stata aggiudicata sul finire dell’anno scorso. Da quel momento, sono sorte una serie di perplessità su quello che pare essere un vero e proprio cambio di destinazione d’uso della struttura visto che si tratta di un bene che è stato dichiarato di interesse storico artistico ai sensi dell’art. 10 c.1 del D.Lgs. 42/2004.

Il complesso architettonico del santuario di Santa Maria di Stignano, ricadente nel comune di San Marco in Lamis, è costituito da tre antichi blocchi edilizi affiancati: il convento, la chiesa e la Casina Centola. A questi, si aggiungono l’aula magna e un edificio denominato “L’Oasi” per usi socio-ricreativi: entrambi costruiti tra gli anni 60-80 del XX secolo e, quindi, non sottoposti a tutela. 

“La chiesa ed il convento in passato sono state già oggetto di una declaratoria prot. n. 5561 del 03/06/1982 per il riconoscimento interesse storico-artistico ai sensi 4 della L. 1089/1939 – ricordava la soprintendente Anita Guarnieri nella relazione dell’ottobre 2022 -. Per quanto sopra esposto, si ritiene che la chiesa e il convento, insieme alla Casina Centola rivestono interesse storico artistico”.

E’ proprio in ragione di questi vincoli che gli eredi non riescono a spiegarsi come mai, nonostante la legge sia chiara – e lo abbia confermato anche il Consiglio di Stato -, sia i frati, sia la cooperativa e sia il Comune si ostinino a sostenere che la Soprintendenza non deve pronunciarsi sul cambio di destinazione.

“Se il cambio di destinazione è compatibile con la tutela, perché non farlo dire alla Soprintendenza?”, è in buona sostanza la richiesta degli eredi Centola. Il Consiglio di Stato, infatti, ha detto che “il potere di imporre limiti all’uso del bene culturale discende dal combinato disposto degli articoli 18, comma 1, 20, comma 1, e 21, comma 4, del Codice approvato con il decreto legislativo n. 42/04”. Per converso, il negare la possibilità di imporre vincoli culturali di destinazione d’uso vanificherebbe le esigenze di tutela alla base del D. Lgs. n. 42/04, in tutte le ipotesi in cui un mutamento di destinazione d’uso possa comunque, tenuto conto delle particolarità concrete, essere pregiudizievole per la conservazione del bene e del relativo valore culturale che esso esprime.

Ad onore del vero, bisogna precisare che c’è chi sostiene che non c’è alcun cambio di destinazione d’uso perché nel santuario sono sempre stati accolti i pellegrini e, a loro dire, sarà lo stesso con i migranti. Una spiegazione che, però, viene contestata in ragione del fatto che un conto è l’accoglienza rivolta ai pellegrini e un’altra cosa è invece farlo attraverso una struttura amministrativa statale di controllo di richiedenti asilo. 

Non si  può trascurare, inoltre, che l’accoglienza ai pellegrini che vanno al Santuario spontaneamente per fede è fatta gratis, mentre un CAS è una misura di controllo e, in quanto tale, è ben remunerato. 

Un centro d’accoglienza per migranti chiede, tra l’altro, il rispetto di una serie di norme di sicurezza e di igiene particolari che richiederebbero lavori di adeguamento igienico sanitario, di sicurezza degli impianti e di agibilità in generale per la nuova destinazione.

Insomma, una matassa apparentemente difficile da sbrogliare, stante la sicurezza di essere nel giusto dell’ente comunale e dei frati da una parte e i dubbi degli eredi Centola dall’altra. 

Molto potrebbe fare la Soprintendenza, se riuscisse finalmente a fornire il riscontro richiesto. 
E se continuasse il silenzio? Gli eredi Centola si starebbero già muovendo in tal senso, per valutare quali ulteriori iniziative possono intraprendere.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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