Continua a generare dubbi e polemiche la conclusione positiva dell’iter istruttorio relativo all’istanza avanzata dall’impresa Il Tulipano srl di Massimo Mazzei per il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (P.A.U.R.) in ordine all’approvazione, alla realizzazione ed all’esercizio del progetto di una nuova piattaforma funzionale al recupero e valorizzazione in agricoltura di matrici biologiche selezionate, sito ad Apricena. Si tratta di un impianto volto al trattamento di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da fanghi biologici, per una potenzialità di 70.000 tonnellate l’anno, equivalenti a circa 270 tonnellate al giorno considerando un’operatività dell’impianto di 260 giorni l’anno. L’ubicazione è in un’area di circa 21.680 mq, situata nella zona industriale di Apricena a circa 1,5 km in direzione sud-ovest rispetto alla città. La Provincia, con atto del nuovo dirigente del settore ambiente Antonello De Stasio, ha pronunciato un giudizio favorevole di compatibilità ambientale nel rispetto delle prescrizioni stabilite da tutti gli enti intervenuti nel procedimento, la cui efficacia temporale è fissata in cinque anni dall’odierno via libera. L’Attacco rivelò nel 2022 l’esistenza di tale progetto, che porta la firma di Federico Bianchi, figlio del big dell’imprenditoria apricenese Matteo Bianchi (sponsor numero uno dell’amministrazione Potenza, in corsa per per le comunali di giugno prossimo).
A pesare sull’esito favorevole del procedimento in Provincia è il sì del Comitato tecnico provinciale rifiuti, che si è riunito il 15 dicembre scorso. Erano presenti quattro dei cinque componenti: il presidente ed ingegnere Luigi Teta, l’ingegnere Raffaele Rosiello, l’avvocato Pellegrino Borrelli e la geologa Giovanna Amedei. Assente, invece, l’esperta chimica Nicla Rendina.
Peraltro, Borrelli – esperto in materia giuridica – ha dichiarato il proprio parere negativo all’autorizzazione “in ragione del principio di precauzione” e “in assenza di documentazione di progetto da cui possa desumersi, anche solo in via presuntiva, l’ubicazione e le caratteristiche chimiche dei suoli agricoli su cui dovrà effettuarsi lo spandimento dei fanghi ed essendo conseguenzialmente incognite le concentrazioni soglia di contaminazione di tali suoli”.
Chi è perplesso rispetto alla vicenda sottolinea che, dopo il no del Comitato VIA, “il parere positivo del Comitato tecnico provinciale rifiuti è arrivato solo a maggioranza e da parte di tre sole persone, nell’assenza della figura che forse più serviva, l’esperto chimico”.
A novembre 2023 risale il parere non favorevole espresso dal Comitato VIA, “fondato principalmente sul principio di precauzione”. “Il Comitato ritiene che l’insediamento di tale impianto, così come proposto nella sua collocazione temporale, possa condizionare pesantemente la libera fruizione del territorio, causando inconvenienti di natura igienico-sanitaria o comunque limitando le condizioni di vivibilità”, la conclusione del Comitato VIA, che sottolineava come l’impianto si sarebbe collocato “a circa 1000 metri dalla prima rotatoria di accesso al nucleo cittadino, in cui si inserisce immediatamente dopo un’attività di bar-ristorazione, supermercato e presenza già cospicua di abitazioni civili”.
Altri evidenziano, inoltre, come l’iter si sia concluso col nuovo dirigente De Stasio, mentre il predecessore Giuseppe Cela avrebbe avuto diversa posizione al riguardo.
Quanto al Comune di Apricena, è ancora scontro politico tra maggioranza e opposizione: tutti si dicono contrari all’impianto, ma la minoranza continua a ritenere che il no del sindaco Antonio Potenza sia “di facciata”. A marzo 2022 fu dichiarata, con delibere di giunta e consiliare, la contrarietà politica dell’amministrazione comunale alla proposta progettuale, ma l’Ufficio tecnico comunale a dicembre 2023 confermò il parere di compatibilità urbanistica e ambientale reso a giugno 2022.
Del caso si è discusso ieri l’altro in consiglio comunale, con epilogo che non ha rasserenato affatto l’opposizione guidata dal dem Michele Lacci. “La maggioranza ha approvato l’ennesima delibera di contrarietà farlocca e boccia la nostra richiesta di ricorso immediato al TAR. Intanto il progetto va avanti”, spiegano gli eletti di Apricena città libera.
“A chi non fosse chiaro, il problema dei fanghi è reale ed è sotto gli occhi di tutti. Non si tratta di strumentalizzazione, ma è un problema serio che interessa tutta la città. Il P.A.U.R. consiste in un provvedimento autorizzatorio unico avente ad oggetto tutti i titoli autorizzativi (non solo ambientali) necessari all’esercizio dell’opera. In poche parole: non si dovrà andare in consiglio comunale per richiedere alcuna variante, il PAUR è già strumento che sostituisce la variante urbanistica. L’unica strada percorribile per bloccare questo scellerato progetto è l’azione legale avversa al PAUR presso il TAR o ogni altra sede competente. La maggioranza ha bocciato questa nostra proposta, votando l’ennesima deliberazione vuota di contenuto e inutile. Non lo diciamo noi, ma le precedenti delibere sono state definite in questo modo nello stesso PAUR”.
“Se fossimo stati davvero tutti dalla stessa parte in questa battaglia, avremmo approvato insieme i nostri emendamenti e intrapreso ogni azione legale contro questo progetto, subito. Invece, la maggioranza ha deliberato di intraprendere azioni legali solo dopo aver sentito il parere pro-veritate di un amministrativista, perdendo ulteriore tempo. Parere di cui è legittimo mettere in dubbio la reale oggettività, visto e considerato che sarà espresso dallo zio di uno dei tecnici che ha rilasciato parere favorevole. In questo modo stiamo solo perdendo tempo e tempo da perdere non ne abbiamo. Evidentemente, è sempre meglio un “finto no” che un “sì deciso”. La nostra battaglia va avanti, faremo di tutto affinché questo progetto non veda luce”, conclude il gruppo Apricena città libera.
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