Diga di Occhito a rischio: i cambiamenti climatici potrebbero determinare una serie di effetti a cascata

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Non c’è pace da Nord a Sud, anche in questi giorni l’Italia è flagellata da emergenze determinate dalle frequenti precipitazioni che ormai puntualmente provocano danni a cose e a persone. Morti, evacuazioni, sfollati, esondazioni, allagamenti sono ormai parte del tragico bollettino che i media diramano ogni volta che piove. Ed è sempre più evidente, anche a livello meramente percettivo, che la frequenza con cui si verificano questi disastri è sempre più serrata e non da scampo a chi ne è, a vario titolo, vittima.

“Continuano a esondare i corsi d'acqua e a franare le colline. E ciò avviene su un territorio vulnerabile per l'aumento di urbanizzazione in pianura e l'abbandono dell'entroterra - ha dichiarato Federico Preti, presidente nazionale dell’associazione italiana per l’ingegneria naturalistica -. I corsi d'acqua arginati non reggono e si continua a urbanizzare il suolo, impermeabilizzandolo e esponendo beni e vite umane a subire danni. Tagliare troppo e male la vegetazione ripariale può addirittura aumentare il rischio a valle. Le frane sono più frequenti nei versanti non più gestiti negli ultimi decenni, rispetto a quelli ancora mantenuti o boscati.

Oggi dobbiamo mitigare l'aumento di rischio idrogeologico, compensando gli effetti del consumo di suolo e del cambio climatico con la prevenzione tramite soluzioni basate sulla natura, ovvero realizzando interventi di Ingegneria Naturalistica con investimenti 10 volte inferiori a quelli per la ricostruzione in emergenza post eventi catastrofici e dando opportunità di lavoro a tecnici, professionisti e giovani disoccupati. La strada è rinaturalizzare il territorio quanto prima (secondo la Restoration law) e pianificare interventi strutturali e non strutturali (anche delocalizzazioni di edifici) a medio e lungo termine (recuperando risorse economiche da altri settori non così prioritari rispetto al disastro idrogeocementizio)”.

Non ne è immune nemmeno la provincia di Foggia, in cui insiste un rischio che rievoca il sinistro fantasma del disastro del Vajont del ’66.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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