Si è finalmente sbloccata la situazione relativa alla governance dell’ente Parco nazionale del Gargano. Ieri a Monte Sant’Angelo è stato trasmesso l’atteso decreto (il numero 186 del 15 luglio scorso) del ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin, il quale ha nominato come commissario il compagno di partito Raffaele di Mauro, quarantenne avvocato foggiano e dipendente del Consorzio per la bonifica della Capitanata, capogruppo di Forza Italia nel consiglio comunale di Foggia, vista l’intesa che dallo scorso anno è stata trovata da azzurri e meloniani sulla sua presidenza. Una svolta importante, che era stata anticipata nelle scorse settimane da l’Attacco. Dall’inizio di luglio a oggi l’ente era piombato nel vuoto totale: se da alcuni anni mancavano consiglio direttivo, giunta esecutiva e direttore effettivo, il PNG era diventato da ultimo privo anche del proprio vertice, perché dopo la scadenza della terza ed ultima proroga commissariale in favore dell’ex presidente Pasquale Pazienza non era arrivato alcun decreto da Roma. Contrariamente alle attese, infatti, il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin non aveva né concesso un’ulteriore proroga al docente Unifg né tantomeno ha nominato commissario un’altra personalità. Come anticipato da l’Attacco settimane fa, dal centrodestra romano trapelava la serena convinzione che il ministro avrebbe incaricato di Mauro. I tempi della politica (specie romana) sono lunghi e il decreto è giunto solo dopo 22 giorni di vuoto, per la durata di sei mesi a partire dal 15 luglio scorso, come si apprende da fonti ministeriali. Dunque per settimane il PNG è stato totalmente nelle mani del direttore facente funzioni, il controverso Vincenzo Totaro, l’ex assessore del Comune di Monte Sant’Angelo nel 2015 dichiarato incandidabile a seguito dello scioglimento del consiglio per infiltrazioni mafiose. Dal 2020, dopo che Pazienza licenziò la direttrice Maria Villani (sul presupposto falso del peculato, come accertato dal Tribunale di Foggia), Totaro è direttore, senza che ci sia stata alcuna rotazione e già oggi c’è chi attende al varco di Mauro, cui si chiede discontinuità rimuovendo il montanaro (che però è considerato “uno del centrodestra”, visti i trascorsi in FI).
Il mandato di Pazienza si è chiuso con la rottura, oltre che col mondo ambientalista, anche con la quasi totalità dei sindaci dell’area protetta: su 18 appena 3 gli sono rimasti legati. Gli altri, con toni durissimi, più volte nei mesi scorsi hanno protestato e sollecitato il ministro a ricostruire la governance, mandando a casa il professore, rifiutandosi da ultimo di rilasciare il parere come Comunità del Parco al bilancio, rimasto monco di quell’atto. Una situazione opposta si è invece verificata nel Parco nazionale dell’Alta Murgia, dove nelle scorse ore è stata inviata al ministro, al sottosegretario Claudio Barbaro, ai parlamentari locali e alla Regione Puglia una lettera firmata all’unanimità dai 15 sindaci dei Comuni che ricadono nel Geoparco Mondiale Unesco dell’Alta Murgia, per chiedere con forza la riconferma di Francesco Tarantini alla guida dell’ente, dopo la scadenza dell’incarico da commissario straordinario sempre lo scorso 30 giugno. “Un appello congiunto che esprime la volontà di garantire continuità a un percorso che ha prodotto risultati concreti e ottenuto riconoscimenti di rilievo internazionale”, è stato spiegato. A rafforzare l’appello anche un videomessaggio dei sindaci e del presidente della Comunità del Parco e sindaco di Bari, Vito Leccese, volto a ribadire la necessità di proseguire lungo la strada già tracciata in questi anni. Anche le associazioni agricole Confagricoltura, CIA e Copagri hanno espresso il proprio appoggio alla riconferma dell’ex numero uno di Legambiente Puglia. Insomma, se nel territorio garganico associazioni e sindaci hanno da tempo lanciato un “mai più Pazienza”, nell’altro Parco nazionale pugliese in coro si perora invece un secondo mandato per Tarantini. Ma la fine dell’era Pazienza è caratterizzata, in questi giorni, anche dal disastro ambientale causato dagli incendi che hanno devastato l’immensa zona umida dell’Oasi Lago Salso di Manfredonia, dove sono andati bruciati almeno 800 ettari. Se il rogo propagatosi, per conseguenza, nella limitrofa palude di Frattarolo ha confermato quanto una riserva statale – al contrario di quanto affermato da Pazienza – non sia sinonimo di tutela maggiore, quello che è avvenuto nell’Oasi Lago Salso ha evidenziato le chiare responsabilità dell’ente Parco, come spiegato su queste colonne nell’edizione di ieri. Ma c’è un ulteriore fatto che suscita domande. Lo scorso 9 luglio, con determina di Totaro, si è proceduto alla liquidazione degli incentivi in favore dei cinque dipendente dell’ente che hanno costituito il gruppo di lavoro (nominato il 2 luglio scorso) per l’intervento relativo ai “lavori di manutenzione straordinaria con finalità di prevenzione incendi e miglioramento dell'accessibilità alle aree interne del Lago Salso”, progetto da 140mila euro. Nel 2020, com’è noto, l’Oasi Lago Salso spa fu posta in liquidazione da Pazienza (con iter assurdamente infinito, visto che è tuttora in liquidazione), con incarico di commissario liquidatore affidato all’inseparabile amico commercialista Gianfranco Ursitti. Ebbene, a settembre 2024 Ursitti chiese al PNG di effettuare sull’area del Lago Salso alcuni interventi urgenti finalizzati alla prevenzione degli incendi e al miglioramento della viabilità esistente al fine di assicurare le attività di sorveglianza e vigilanza da parte dei carabinieri forestali, manifestando la volontà di cofinanziare con proprie risorse, pari a complessivi 40mila euro le attività di progetto. Il Parco vi aggiunse poi altri 100mila euro. I cinque dipendenti che si dividono l’incentivo (1.791,53 euro) sono lo stesso Vincenzo Totaro, il rup Angelo Perna ed altre tre persone. Dopo i danni subiti dall’Oasi (chiusa ed abbandonata da cinque anni), oggi c’è chi si domanda cosa sia stato fatto. L’intervento è stato tutt’altro che efficace, ma Totaro e i suoi colleghi hanno intascato l’incentivo. L’inutilità di quanto realizzato si evince dagli obiettivi che avrebbe dovuto raggiungere. “Si tratta di un’area di notevole interesse naturalistico che ospita tra l’altro numerose specie aviarie anche a rischio di estinzione”, si legge nella determina del 2 luglio sul gruppo di lavoro. “Si rendono necessari pertanto interventi infrastrutturali e di prevenzione finalizzati alla realizzazione di fasce parafuoco nonché di miglioramento della viabilità esistente al fine di preservare i complessi ecosistemi naturali esistenti sia dalle minacce naturali che di origine antropica. Tra queste cause vanno annoverate soprattutto gli incendi, quasi sempre di origine antropica (colposi e dolosi) che, anche in virtù del clima nella provincia di Foggia, rappresentano la principale causa di degrado dell’area. L’Oasi Lago Salso è caratterizzata da una rete di viabilità che si estende su tutta la superficie della medesima posizionata per lo più a monte dei canali di adduzione dell’acqua all’Oasi, e consente di attraversare tutta l’Oasi sia ai visitatori dell’area sia al personale degli organi di sorveglianza. Tale viabilità è stata invasa negli anni dalla vegetazione sviluppatasi a partire dagli adiacenti canali che non solo ne impedisce la fruizione ma risulta di ostacolo alle attività di controllo e sorveglianza da parte degli organi di sorveglianza e nella fattispecie dei carabinieri forestali, come già segnalato dalla locale stazione dei carabinieri Parco di Lago Salso il 30 marzo 2021).
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).