27mila euro per essere arrivato penultimo

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E’ partito da un mese il processo che vede tra gli imputati il direttore generale della Asl Foggia Vito Piazzolla, indagato per l’internalizzazione del Cup insieme ad Angelo e Napoleone Cera. L’ultima udienza era prevista per martedì ma è stata rinviata.

Il terremoto giudiziario esplose ad ottobre del 2019 ma i fatti risalgono ai mesi precedenti quando, secondo l’accusa, il manager barlettano bloccò l’internalizzazione del centro unico prenotazioni nella società in house della Asl Sanitaservice, sotto la pressione dei due politici sammarchesi, vicini, sempre secondo gli inquirenti, all’azienda che gestiva il servizio in appalto.

Proprio sulle attività svolte nel 2019 Piazzolla è stato di recente valutato dal dipartimento salute della Regione Puglia, insieme ai suoi colleghi direttori generali di Aziende sanitarie e Policlinici. Se nel 2018 il dg era risultato ultimo tra i manager della sanità pugliese, nel 2019 ha scalato un gradino, passando alla penultima posizione.

La valutazione è stata eseguita su una serie di parametri raggruppati per aree. I settori di analisi sono: capacità di governo della domanda sanitaria, appropriatezza e qualità, prevenzione, assistenza farmaceutica, sanità digitale, aspetti economico-finanziari ed efficienza operativa, capacità di ricerca e sperimentazione clinica. Ogni settore viene scomposto per linee di intervento e obiettivi. La griglia che ne deriva qualifica anche gli indicatori e il peso percentuale di ciascun obiettivo.

La valutazione più alta è stata assegnata al direttore generale del Policlinico Riuniti di Foggia Vitangelo Dattoli che si è visto riconoscere una percentuale pari al 96,73%; segue il manager del Policlinico di Bari con il 95,57%; la Asl pugliese più performante è quella della Bat con il dg Alessandro Delle Donne che raggiunge la valutazione del 93,93%; segue, staccata di pochi decimi, la Asl Brindisi con il suo 93,66%. Alla posizione successiva c'è la Asl Bari con valutazione del 90,5%, seguita dalla Asl Lecce con l'88,5%. La Asl Foggia con l’88,39% è penultima, come detto. Chiude il direttore generale della Asl Taranto con l’85,29%. Eliminando il 30% extra riconosciuto a tutti i direttori generali ovviamente la classifica non cambia.

Il Dpcm del 19 luglio 1995, n. 502 prevede, tra l’altro, che il trattamento economico annuo dei direttori generali delle aziende sanitarie possa essere integrato di una ulteriore quota, fino al 20% dello stesso, previa valutazione dei risultati di gestione ottenuti sulla base degli obiettivi assegnati annualmente dalla Regione con relativi criteri valutativi. Ad ogni performance corrisponde il riconoscimento di una somma di denaro aggiuntiva, che per Piazzolla ammonta a 27.392,87 euro che corrisponde al 17,68% del trattamento economico assegnatogli nell'anno 2019, pari a 154.937,04 euro.

Al più bravo tra i direttori generali pugliesi è stata riconosciuta una remunerazione extra di 29.980 euro, corrispondente al 19,35% della paga annua (la stessa di Piazzolla). Il che vuol dire che tra lui e il dg della Asl Foggia c’è uno scarto di circa 2.500 euro.

“È un qualcosa che non mi convince – commenta a l’Attacco Dino Marino, già presidente della commissione sanità in seno al consiglio regionale durante il governo Vendola -. Innanzitutto non mi pare si premi il merito, non voglio prendere in considerazione quello che è successo in Capitanata nel 2020 con la pandemia ma credo che questo tipo di valutazione non dia garanzie ai cittadini circa l'operato di queste persone. In più non ravvedo criteri di trasparenza. Dietro queste operazioni credo che ci siano anche le ragioni per cui la sanità pubblica pugliese si trovi nell'attuale situazione. Mi riferisco alla questione legata all'ex assessore (o ancora assessore, non è chiaro) Pier Luigi Lopalco, anche da questo genere di cose si vedono le contraddizioni tra chi gestisce la politica sanitaria, che non è l'assessore, e lo stesso presidente Michele Emiliano che continua con questi metodi”.

Fermo restando che è tutto legittimo, il politico sanseverese fa notare che in questo modo si appiattisce di fatto il merito. “Che un manager faccia o no, ci sono comunque dei parametri che garantiscono un ritorno economico. Dal mio punto di vista l'asticella dovrebbe essere alzata, in particolare rispetto alla capacità di risolvere le questioni legate ai diritti di salute che ci sono nei vari territori. E non mi pare che siano alla base di questa graduatoria. Tra l'altro, bisognerebbe bilanciare i risultati eventualmente ottenuti con quello che ancora manca. Per quanto riguarda Foggia, a parte la medicina del territorio, basta guardare quello che succede nei due principali ospedali della Asl: San Severo e Cerignola. Che passi in avanti hanno fatto rispetto a 4/5 anni fa? Mi pare nessuno, anzi. Nel frattempo non si presentano neanche i medici ai concorsi, come ci ha fatto sapere la stessa Azienda qualche giorno fa, manca la politica dell'incentivazione e l’attrattività della Asl. Ma questo è un tema che abbiamo già affrontato lungamente in passato”, ha ricordato Marino.

Intanto i premi arrivano comunque.

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