Donna deceduta 2 anni e mezzo fa, letto “pagato con soldi dei cittadini parcheggiato ancora a casa di mia madre”

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Da due anni e mezzo c’è un letto per disabili, dal valore di non meno di 500 euro, acquistato con denaro pubblico, “parcheggiato” in casa di una paziente, ormai venuta a mancare. E’ la segnalazione che arriva da Giancarlo d’Adamo, figlio della anziana che nel 2019 aveva avuto bisogno di quel particolare presidio sanitario per via delle sue condizioni di salute. Come è noto, i servizi sanitari regionali assicurano ai pazienti in condizione di disabilità temporanea o permanente gli strumenti necessari ad assicurare una minima qualità della vita anche a domicilio: sedie a rotelle, protesi, pannoloni, deambulatori e letti di vario genere, per citarne alcuni. Questi supporti vengono individuati in un elenco, chiamato Nomenclatore tariffario, stilato dal Servizio sanitario nazionale con il supporto del ministero della salute. In questo elenco vengono inclusi i dispositivi indispensabili che possono essere forniti gratuitamente alle persone che ne abbiano necessità: per ottenere gli ausili dal Ssn è indispensabile seguire una procedura che prevede, in primis, di farsi prescrivere l’ausilio da un medico specialista che deve evidenziare la necessità dello strumento per finalità di prevenzione, cura e riabilitazione. Una volta effettuata la prescrizione si deve ottenere l’autorizzazione alla fornitura rilasciata dalla Azienda sanitaria di residenza dell’assistito. Il tutto avviene previa verifica dello stato di salute dell’assistito per certificare l’effettiva necessità.

“Nel caso di nostra madre – ha spiegato d’Adamo a l’Attacco – ci è stato consigliato, per accelerare notevolmente i tempi, di rivolgerci direttamente ad una sanitaria che ha seguito l’intero iter, ha evidentemente ottenuto le varie autorizzazioni e si è occupata della consegna a domicilio del letto. Di lì a poco mia madre è venuta a mancare, era il giugno 2021 e da allora quel letto è in giacenza a casa nostra. Dopo svariate telefonate e richiesta di informazioni, nessuno mi ha saputo indicare se e come fare per farlo ritirare da qualche referente della Asl. Ora, io ci metterei due secondi a trovare il modo per liberarmi dell’ingombro, tanto più che mi è stato detto che questo genere di situazione è abbastanza comune e addirittura esiste un luogo dove molti cittadini vanno a depositare questi presidi dismessi, che di fatto nessuno reclama”.

Non avendo riscontri concreti, d’Adamo ha fatto sapere alla Asl Foggia, tramite mail, che se entro 30 giorni non avesse avuto indicazioni sul da farsi si sarebbe disfatto del letto a modo suo.

“Dopo questa mia del 19 ottobre, sono stato chiamato da un referente della Asl Foggia che mi ha detto la seguente frase: ‘Il letto dovete riportarlo voi, noi non abbiamo nessuno che possa venire a prenderlo ed è così da anni’. Mi è stato detto che questo si verifica dai tempi del Covid, stando alle spiegazioni dell’addetto della Asl non ci sarebbe più la società di servizi che prima si occupava del recupero dei dispositivi a domicilio. In altre parole siamo di fronte ad una organizzazione in cui non esiste una procedura ma piuttosto un sentito dire. Ho chiesto anche ad altre persone mie conoscenti che lavorano in sanità di provare a recuperare informazioni più precise ma il risultato è sempre lo stesso, viene detto che se il dispositivo sanitario è in buone condizioni l’utente o i suoi familiari hanno l’onere della restituzione altrimenti se ne può fare ciò che si vuole”, ha aggiunto d’Adamo.

E se non c’è un servizio dedicato al ritiro del presidio è possibile ipotizzare che non ci sia neppure quello della consegna, nel caso in cui non ci si rivolga ad una sanitaria? Il dubbio lecito di d’Adamo.

“Se sto rendendo pubblica la mia situazione è perché mi chiedo come possano gestire questo genere di disservizi gli anziani, disabili e i non autosufficienti che non hanno una famiglia che se ne prenda cura. Non solo, è inconcepibile che ci sia questa mancanza di sensibilità nei confronti della gestione dei soldi della collettività. Quel letto, ad esempio, è stato usato da mia madre per una manciata di mesi e mi aspetto che ci sia qualche altro paziente a cui possa fare comodo, che ne abbia fatto richiesta e che lo sta aspettando. Invece è inutilmente bloccato a casa nostra che peraltro presto metteremo in vendita e che dovrà essere necessariamente sgomberata. Quel letto pagato con i soldi dei cittadini potrebbe finire in discarica. Quanti altri dispositivi fanno la stessa fine? Se questo succede a me, a quanti altri capita? Mi chiedo anche se non ci siano gli estremi per un interessamento della Corte dei conti o della Guardia di Finanza”.  

Il tema dei dispositivi sanitari acquistati e non utilizzati è stato affrontato su queste colonne qualche anno fa, quando alcuni cittadini segnalarono la presenza di un vero e proprio deposito di presidi dismessi nella struttura Asl della Macchia Gialla, quartiere di Foggia e sembra che da allora le cose non siano cambiate molto.

D’Adamo non ha inviato la sua segnalazione solo alla stampa ma anche agli uffici della Regione Puglia, a partire dalla presidenza di Michele Emiliano e ad alcuni consiglieri regionali. E ieri, coincidenza, ha ricevuto una chiamata per il ritiro del letto.

Ma “trattandosi di ritiro eccezionale (a dire loro), la problematica generale permane”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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